Tangenti in Lombardia: Nicoli non parla davanti al gip

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Il vicepresidente del Consiglio regionale rinuncerà a tutte le cariche politiche per far venir meno il pericolo di reiterazione del reato alla base dell'arresto. Formigoni: "Opere importanti attirano la malavita, ma la Regione segue procedure limpide"

Gli altri casi giudiziari che riguardano la Lombardia:
Filippo Penati (Pd) - Prosperini (Pdl) - L'inchiesta Montecity - Loris Cereda - Mirko Pennisi (Pdl)

Si è riservato di rispondere al magistrato che ha disposto il suo arresto solo dopo aver potuto consultare gli atti che stanno alla base delle accuse che lo hanno portato in carcere, il vicepresidente del Consiglio regionale lombardo Franco Nicoli Cristiani, durante l'interrogatorio di garanzia che si è svolto davanti al gip di Brescia.

Mercoledì nel corso di una perquisizione nell'abitazione del politico del Pdl, gli inquirenti hanno trovato due buste contenenti 100.000 euro in contanti, frutto a loro dire, di una tangente a lui pagata da un imprenditore per essere agevolato nei controlli sul proprio business. Nicoli Cristiani è accusato oltre che di corruzione anche di traffico illecito di rifiuti.

L'esponente del Pdl ha spiegato attraverso il suo legale, l'avvocato Piergiorgio Vittorini, che intende rinunciare a qualsiasi carica e funzione politica non appena gliene sarà data la possibilità. Questo per far venir meno l'unica esigenza di custodia cautelare ala base del suo arresto: il pericolo di reiterazione del reato. Il legale ha chiesto gli arresti domiciliari e il gip Cesare Bonamartini si è riservato sulla decisione: ha un termine di cinque giorni per decidere se accogliere l'istanza.

Ha parlato invece davanti al gip per chiarire la sua posizione Giuseppe Rotondaro, il funzionario dell'Arpa arrestato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta. Accusato di aver ricevuto una mazzetta di diecimila euro Rotondaro ha sostenuto davanti al gip che si è trattato del pagamento di una "consulenza". Rotondaro considerato il tramite tra i coniugi Locatelli (imprenditori coinvolti nell'inchiesta) e Nicoli Cristiani ha anche sostenuto di non aver avuto la consapevolezza che il pacco, che per l'accusa conteneva la tangente da 100mila euro destinata al vicepresidente del Consiglio regionale lombardo Franco Nicoli Cristiani, contenesse del denaro. Pierluca Locatelli e la moglie, Orietta Rocca, l'avrebbero definito genericamente "un regalo" da consegnare all'uomo politico.

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, intanto, respinge qualunque legame tra lo scandalo che ha investito il consiglio regionale e la sua giunta. "Per quanto riguarda l’apertura della discarica cui sarebbe relativa questa tangente, Nicoli Cristiani non ha avuto nessun ruolo le procedure seguite dalla Regione sono perfettamente limpide se poi qualcun altro non presente in giunta avesse avuto comportamenti sarebbe grave e pesante".
"La realizzazione di opere importanti – ha detto ancora Formigoni - come per esempio quelle che ruotano attorno all'Expo, è possibile che attirino l'interesse della malavita organizzata e non, ed imprenditori disonesti". "Per questo - ha concluso - ci siamo attrezzati" con diverse misure.

Una parte dell'inchiesta della procura di Brescia passa per competenza territoriale a Milano. Lo hanno riferito fonti giudiziarie precisando che la parte dell'inchiesta approdata a Milano - dove se ne occuperà il procuratore aggiunto Alfredo Robledo - riguarda il reato di corruzione.

Ascolta le parole di Formigoni

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