Lavitola, il Riesame di Bari conferma l'arresto

Walter Lavitola
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Respinta la richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere per l'ex direttore de L'Avanti. E' indagato per induzione a rendere dichiarazioni mendaci nell'inchiesta sulle escort portate da Tarantini nelle ville di Berlusconi

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Il tribunale del Riesame di Bari ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il latitante Valter Lavitola, l'ex direttore de l'Avanti indagato dalla Procura barese per l'ipotesi di induzione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria nell'ambito dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pasquale Drago, sulle escort che sarebbero state ingaggiate da Gianpaolo Tarantini per partecipare ad alcune feste nella residenza dell'allora premier Silvio Berlusconi.

I giudici: gravi indizi di colpevolezza - I giudici hanno depositato poco fa il dispositivo del provvedimento con il quale hanno rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata da Gaetano Balice, difensore di Lavitola.
Nei prossimi giorni saranno rese note le motivazioni del provvedimento. A quanto si apprende, i giudici hanno ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza relativi al reato contestato sia le esigenze cautelari. Ora la Procura di Bari potrebbe inoltrare al Ministero della Giustizia la richiesta di estradizione per Lavitola, che si troverebbe a Panama.
Intanto, nella mattina del 21 novembre, i giudici della prima sezione del Tribunale di Bari hanno ascoltato tre testimoni della difese nell'ambito del processo per appalti in cui sono indagati, a vario titolo, per falso e corruzione i fratelli Claudio e Gianpaolo Tarantini, entrambi presenti in aula.

L'intervista a Berlusconi in cui parla di Lavitola - Solo ieri, domenica 20 novembre, l'ex premier Silvio Berlusconi, nella prima intervista rilasciata dopo aver lasciato Palazzo Chigi, aveva parlato dei suoi rapporti con Lavitola. "Si proponeva come candidato alle elezioni. Non sapevo si inventasse un sacco di cose. Quando ho visto quei telefonini panamensi mi sono rifiutato di usarli, ho detto che queste cose le fa la malavita organizzata. E non ho più preso le sue telefonate" ha detto al Corriere della Sera.
Dichiarazioni alle quali ha replicato lo stesso Lavitola con una nota: "E' vero che Berlusconi mi diceva spesso che mi occupavo di troppe cose. Le sue critiche mi hanno sempre colpito sul vivo. Infatti, cercando di non darlo a vedere, gli chiedevo piccato quali fossero. Lui non mi ha mai risposto. Ho sempre attribuito queste false informazioni al fuoco amico e glielo dicevo. Anche in merito ai telefonini ha ragione. Sono sicuro che quando li ha ricevuti si è infastidito. Neppure scherzando però ha mai comparato un mio comportamento a quello dei malavitosi".
E ha insistito: "Trovo stranamente inelegante quel passaggio. Sono certo che gli è stato suggerito da qualcuno che ha già creato tanti danni. Comprendo però, ed accetto di buon grado, che in questo momento è necessario prendere le distanze da un presunto lupo cattivo-faccendiere".

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