Garlasco: oltre 50 mesi dopo una nuova perizia per la verità

Una foto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto del 2007
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Il 22 novembre in Aula le nuove richieste dell'accusa per cercare giustizia sulla morte di Chiara Poggi. Poi la replica della difesa di Alberto Stasi, assolto in primo grado. L’avvocato di parte civile a Sky.it: “Non ha un alibi”

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di Chiara Ribichini

La bici nera da donna mai acquisita, la suola delle scarpe pulite, un capello corto castano trovato nella mano della vittima. Si apre una settimana cruciale per il processo d’appello per il delitto di Garlasco che vede sul banco degli imputati Alberto Stasi per l’omicidio dell’ex fidanzata Chiara Poggi, già assolto in primo grado con formula dubitativa dal gup di Vigevano Stefano Vitelli con il rito abbreviato. Le nuove perizie che chiederanno il sostituto procuratore generale Laura Barbaini, rappresentante della pubblica accusa, e la parte civile il prossimo 22 novembre ruotano tutte intorno a quelli che fino ad ora sono stati gli indizi chiave dell’inchiesta, come spiega a Sky.it l’avvocato della famiglia Poggi Gian Luigi Tizzoni, che sembra scartare l’ipotesi che il colpevole possa essere qualcun altro. Poi, il 24 e il 25 novembre parlerà la difesa di Stasi che ribadirà la richiesta di assoluzione già pronunciata in primo grado. Il 6 dicembre il bivio: i giudici della Seconda Corte d’Assise d’Appello dovranno decidere se riunirsi in Camera di Consiglio ed emettere una sentenza o rinnovare il dibattimento, disponendo appunto nuove perizie.

La superperizia disposta dal giudice in primo grado ha smontato uno dei capi saldi dell’accusa, dimostrando che Alberto avrebbe potuto attraversare la scena del delitto senza sporcarsi le scarpe. Ora chiedete che la prova venga ripetuta: perché?
L’esperimento è stato fatto senza seguire esattamente le indicazioni date dal giudice Vitelli, che ricalcavano la ricostruzione fatta da Alberto Stasi agli inquirenti. I periti hanno simulato la discesa in garage immaginando la porta aperta invece che chiusa. La luce accesa invece che spenta. Non solo. Dopo l’ingresso c’erano altri due gradini che nella simulazione non sono stati ricreati. In quel punto il passaggio è stretto, circa 90 cm. A nostro avviso non è possibile che Alberto sia riuscito ad evitare la terza macchia di sangue grande che era proprio lì. A tutto questo va aggiunto che i periti sapevano perfettamente che cosa stavano facendo mentre Alberto ha raccontato di aver camminato in uno stato confusionale. Secondo noi la prova deve essere ripetuta con la porta chiusa e i due gradini successivi. Restiamo convinti che Stasi non sia entrato nella villetta di via Pascoli il 13 agosto del 2007 considerato che le scarpe che indossava, quando è andato dai Carbinieri, non avevano lasciato impronte sulla scena del delitto e non avevano trattenuto Dna o sangue della vittima, come era inevitabile.

Chiederete anche l’esame di un capello castano..
Vogliamo che sia esaminato un capello castano corto con bulbo ritrovato nella mano sinistra di Chiara e che sia fatta nuovamente un’analisi sulle unghie della vittima con una nuova metodica che permette di cogliere tracce presenti anche sulla parte superficiale dell’unghia. E torneremo a chiedere a di acquisire la bici nera da donna di proprietà della famiglia Stasi. Ci sono due testimoni che dicono di averne vista una appoggiata al muro di cinta della villetta di via Pascoli la mattina del delitto. Non solo. Il 13 agosto ad Alberto Stasi è stato chiesto quante bici avessero in casa e lui non ha menzionato la bici nera di cui invece hanno parlato i suoi genitori (con una differenza: per la mamma era nell’abitazione, per il papà nella ditta).

Forse era in uno stato confusionale?
Alberto è un ragazzo molto intelligente. E dà sempre risposte molto precise anche quando è sotto stress.

In primo grado è stato ammesso agli atti un video in cui lei ha dimostrato che sarebbero bastati 9 minuti per uccidere Chiara. Anche calcolando uno spostamento con una bicicletta?
Sì . La distanza tra la casa di Alberto e la villetta dei Poggi è di circa 800 metri. Anche il gup di Vigevano StefanoVitelli ha ritenuto sufficienti 10 minuti per l’aggressione e 10 minuti per tornare a casa in bici. L’omicidio potrebbe essere stato compiuto in quei 23 minuti in cui Alberto ha una macroscopica assenza di alibi: tra le 9.12 (ora in cui è stata fissata l’aggressione) e le 9.35 (quando Stasi era davanti al suo pc a lavorare alla tesi). Per il giudice ciò che manca in questa fascia oraria è il tempo per l’eventuale litigata e per pulirsi, per liberarsi degli abiti. Chiara e Alberto potrebbero però aver litigato la sera prima…

… quando Chiara ha avuto a disposizione per dieci minuti il computer di Alberto. Quello stesso pc per cui Alberto Stasi è accusato per detenzione di materiale pedopornografico. Potrebbe nascondersi in quell’hard disk il movente dell’omicidio?
Per noi si tratta di un processo assolutamente parallelo. Non vogliamo per forza cercare un collegamento. Ciò che è certo è che grazie a questa seconda inchiesta a carico di Stasi è stata scandagliata a 360 gradi anche la vita di Chiara. Sms, email, foto. E’ stato preso in esame tutto e ciò che è emerso è che nessuno poteva nutrire rancore verso di lei. Chiara era una ragazza pulita, senza zone d’ombra.

Alberto Stasi in primo grado è stato assolto. Nella prima udienza del processo d’appello Alberto ha ribadito la sua innocenza. I genitori di Chiara però non gli credono…
No e si sono convinti ancora di più della sua colpevolezza dopo aver assistito a tutte le udienze. Non hanno perso neanche un minuto. Sono sempre stati in Aula e conoscono ogni riga di ogni atto o perizia. E anche il comportamento di Alberto nei loro confronti non ha fatto che rinforzare questa loro convinzione. Mai uno sguardo, mai un cenno.

Che cosa vi aspettate?
Speriamo in un ribaltamento della sentenza di primo grado. Come il processo di Perugia sulla morte di Meredith Kercher, ma al contrario.

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