San Raffaele, si indaga sui fondi neri

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La segretaria di Mario Cal, l'ex vicepresidente della Fondazione morto suicida, è stata ascoltata dai magistrati. Intanto Piero Daccò, l’uomo d’affari arrestato martedì scorso, si difende e assicura: "Non stavo scappando"

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Continuano le indagini sulla bancarotta del San Raffaele e arrivano le prime testimoniane. Stefania Galli, segretaria di Mario Cal, l'ex vicepresidente della Fondazione morto suicida, avrebbe raccontato ai magistrati di buste gonfie di banconote da 500 euro che venivano consegnate al suo datore di lavoro dal costruttore Pierino Zammarchi.
Una testimonianza che avvalora la tesi dell’accusa secondo la quale sarebbero stati sottratti alla fondazione San Raffaele fiumi di soldi che poi finivano in prevalenza su conti esteri.
L’inchiesta aveva portato martedì scorso all’iscrizione nel registro degli indagati di 5 persone, tra cui anche Don Luigi Verzè, e del fermo di Piero Daccò, uomo d’affari in rapporti con l’ente.
Intanto, nella giornata di venerdì 18 novembre, Daccò si è difeso nell’interrogatorio di garanzia, respingendo le contestazioni davanti al Gip di Milano, Vincenzo Tutinelli, e chiarendo in particolare che "non volevo scappare", ma che aveva programmato un viaggio in Israele nell'ambito del suo lavoro.

L'uomo è stato fermato martedì per il pericolo di fuga, perché gli inquirenti, attraverso un'intercettazione (che è stata fatta anche ascoltare all'indagato nel corso dell' interrogatorio), sospettavano che stesse preparando una fuga in Israele. Lui ha detto invece al Gip che non voleva scappare, ma da quanto si è saputo, ha fatto riferimento ad un viaggio in Israele legato ad una causa vinta da una delle sue società. La decisione del giudice sulla conferma o meno del carcere per Daccò arriverà sabato 19 novembre.

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