Genova, il sindaco Vincenzi: offensivo e beffardo scusarsi

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Il primo cittadino torna a parlare dell'alluvione che ha colpito il capoluogo ligure provocando sei vittime. Lo fa con una lettera su Facebook: "Si chiede scusa per aver scontrato senza volere qualcuno mentre cammini, non per una tragedia". LO SPECIALE

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Per l'alluvione di Genova, il sindaco Marta Vincenzi non ha scuse da chiedere, anche perché di fronte al dolore "la parola scusa mi sembra beffarda e offensiva". In questi termini Marta Vincenzi è tornata oggi a parlare di alluvione. Lo ha fatto con una lettera aperta ai genovesi pubblicata su Facebook, strumento al quale ha fatto ricorso altre volte in passato. "Non voglio riparlare del dolore che ho provato e provo. Per giorni non ho aperto i giornali e non so cosa abbiano fatto vedere in televisione, credo cose terribili. Mi rimbalzava continuamente l'accusa di non aver chiesto scusa. A me la parola scusa non è venuta in mente perché mi sembra beffarda e offensiva. Ho detto e pensato che potevo solo prostrarmi davanti al dolore". "Si chiede scusa per uno sbaglio lieve, per uno scatto d'ira, per aver scontrato senza volere qualcuno mentre cammini, non per una tragedia".

Il sindaco sottolinea come non sia stata la mancata manutenzione a causare l'alluvione. "So che il Fereggiano e il Bisagno erano puliti. So di aver fatto fare io il primo piano di bacino in Liguria. So di aver portato in conferenza dei servizi il canale scolmatore del Fereggiano, che altri non hanno finanziato. So di aver voluto fare il sindaco per cambiare con nuove regole urbanistiche una città massacrata dal cemento, forse troppo tardi. So di averlo detto troppo poco e non essere riuscita a farlo entrare nella mente dei genovesi oltre che nella mia come la vera urgenza di questi anni". "So - aggiunge - di non avere avuto alleati....Il governo moriva mentre Genova si disperava. Non si è visto nessuno, neppure uno straccio di sottosegretario. Spero da oggi possa cambiare".

Quanto alle polemiche sulla mancata chiusura delle scuole, il sindaco di Genova respinge le accuse in questi termini: "Io non so se qualcuno sarebbe morto se avessimo tenuto le scuole chiuse. Non so quanti ragazzi o bambini sarebbero stati in mezzo alle strade. So di non aver firmato nessuna ordinanza né di apertura né di chiusura delle scuole perché non mi è stato sottoposto nessun quesito in tal senso dal Comitato di protezione civile il giorno prima. So di non aver detto bugie. So che se mi avessero chiesto di scegliere avrei detto di chiudere come avevo fatto altre volte. Lo so non perchè fosse giusto farlo ma perché è difficile far capire a molte persone come ci si comporta in caso di pericolo. Tenere aperte le scuole e gli edifici pubblici in realtà dovrebbe essere uno strumento di salvaguardia per i più deboli o chi vive in situazione precaria o di solitudine. Ma tutti gli adulti dovrebbero avere le stesse conoscenze e un alto grado di responsabilità. Purtroppo non è così ed è meglio rinunciare al principio dell'autotutela perchè può funzionare in società forti, non in quelle deboli come noi siamo". "Non posso dubitare della buona fede di quanti hanno deciso il giorno 3 le misure da assumere. E non l'ho fatto".

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