Battisti sapeva: ecco perché le sue condanne sono valide

Cesare Battisti, è stato condannato in contumacia all'ergastolo con sentenze passate in giudicato per quattro omicidi compiuti in concorso con altri terroristi durante gli anni Settanta
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Contumace, ma consapevole. In un libro pubblicato da Garzanti, Giuliano Turone ricostruisce la storia dell’ex terrorista dei Pac, condannato per 4 omicidi e latitante in Brasile. Smentendo così le tesi di chi ancora oggi lo difende. Leggine un estratto

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di Giuliano Turone

«Innanzitutto confesso che mi è molto difficile parlare senza la paura di offendere la sensibilità degli Italiani. Non sono in nessun modo contro l’Italia, Paese che amo molto.»
Così esordisce Fred Vargas, scrittrice francese apprezzata e amata anche nel nostro Paese, in un’intervista rilasciata a Beppe Sebaste e pubblicata su «l’Unità» del 16 gennaio 2009. Fred Vargas, tra i sostenitori di Cesare Battisti, è probabilmente la più famosa e determinata. Nel 2004 ha pubblicato un libro per sostenere l’innocenza del suo protetto. È infatti convinta che Battisti sia innocente e dice che la condanna che gli è stata inflitta non era basata su «prove effettive», ma su «testimonianze contraddittorie», oltre a essere viziata da un «eccessivo peso dato ai pentiti». Subito dopo sottolinea che il processo «si svolse in contumacia, in assenza dell’imputato, che non ha quindi potuto difendersi».

È a questo punto che la scrittrice rivela l’argomento delle supposte «false procure» (la lettera di Battisti ne parlerà solo settimane dopo), che potrebbe, teoricamente, ridare fiato alla polemica sul processo in contumacia. Secondo il racconto di Fred Vargas, «per renderlo regolare [il processo] furono prodotti tre mandati», vale a dire «tre lettere di incarico agli avvocati» – due del 1982 e una del 1990 – per rappresentare Battisti. «Qui», prosegue la scrittrice, «interviene il mio mestiere di storica e di ricercatrice. Ho potuto dimostrare che si tratta di falsi, contraffazioni anche goffe della sua scrittura e della sua firma, ottenute tramite il calco per trasparenza di una lettera precedente dal Messico.
Si riconosce in tutte l’identico modello». La signora Vargas non dà altre delucidazioni – né l’intervistatore gliene chiede – e conclude così: «Risparmio i dettagli tecnici. Il fatto è che senza quelle lettere il processo non si sarebbe potuto svolgere».

Cesare Battisti si diffonde sul fantomatico intrigo delle «false procure» nella sua lunga lettera ai giudici del Tribunale Supremo Federale del 25 febbraio 2009, dopo avere solennemente dichiarato di non essere mai stato un sanguinario e di essere disposto ad affermare la sua innocenza davanti ai parenti delle vittime:

[…] La prova migliore del fatto che dico la verità è che sono state prodotte delle false procure, come ha comprovato la perizia grafologica, affinché gli avvocati Gabriele Fuga e Giuseppe Pelazza «mi rappresentassero» nel processo in mia assenza. Perché? Di sicuro non per difendermi, di sicuro non per il mio bene, dato che sono stato condannato all’ergastolo. Ma certamente per rendere l’accusa contro di me più accettabile e per creare uno scenario favorevole per una pena più rigorosa […].
Questa scoperta la devo a Fred Vargas […]. È stata Fred Vargas che mi ha dato l’informazione quando venne a visitarmi in carcere in Brasile nel 2007. Un vecchio compagno diede agli avvocati i fogli bianchi che avevo firmato nel 1981 prima della
mia fuga. Due di questi fogli sono stati riempiti dopo, nel 1982, apparentemente con la mia firma. Fred Vargas mi ha spiegato che lo stesso testo […] venne copiato due volte e che i due testi sono […] «datati» maggio e luglio 1982. Una perizia francese
ha provato nel gennaio 2005 che le tre firme delle tre procure sono state apposte nello stesso momento e che […] il testo della procura del 1990 […] fu dattilografato sopra una mia firma di 9 anni prima.
[…] Quando i miei avvocati francesi hanno saputo questo lo hanno immediatamente comunicato, nel gennaio 2005, al Consiglio di Stato francese. Hanno fatto questo perché la Francia non può estradare un condannato in contumacia che non è stato informato del suo processo […]. Purtroppo il Consiglio di Stato, sottomettendosi alla volontà del Presidente Jacques Chirac, si è rifiutato di esaminare la falsità delle procure […]. Subito i miei avvocati francesi hanno presentato la prova dei tre documenti falsi alla Corte Europea, ma anche là fu inutile perché, certamente per interferenza del governo francese […], la Corte Europea chiuse gli occhi, ignorò la prova della perizia e sostenne che le procure erano vere. Il mio avvocato francese Eric Turcon mi ha informato a Brasilia che questa «Corte Europea» era costituita solamente da magistrati francesi molto legati a Jacques Chirac […]. Per questi motivi allego qui i documenti portati dalla ricercatrice Fred Vargas […] e inoltrati al Ministro Tarso Genro, dal momento che mostrano l’evidenza della falsificazione delle procure […].


Dal quotidiano brasiliano «O Globo» del 26 febbraio 2009 si viene a sapere che questa lettera – con i relativi allegati – è stata recapitata ai giudici del Tribunale Supremo dal senatore Eduardo Suplicy, uno dei più strenui e autorevoli sostenitori brasiliani di Cesare Battisti, al quale Fred Vargas aveva consegnato i documenti da allegare. L’articolo non commenta la faccenda delle asserite contraffazioni, salvo un vago accenno a una possibile «falsificazione di procure». Si apprende anche che il testo della lettera di Battisti è stato letto dal senatore Suplicy alla camera alta brasiliana.
Anche la stampa italiana sembra sorvolare su questa faccenda delle pretese falsificazioni. «La Repubblica», nell’articolo di cronaca che dà notizia della lettera, si limita a un accenno indiretto: «Nel ricordare la decisione del 2006 con la quale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dichiarò non ricevibile il ricorso di Battisti contro il decreto francese di estradizione del 2004, l’ex terrorista conclude: “Il mio avvocato, Eric Turcon, mi disse in Brasilia che la ‘Corte europea’ era costituita esclusivamente da magistrati francesi molto vicini a Jacques Chirac”».

La vicenda viene invece chiarita da un articolo del quotidiano francese «Libération» risalente al marzo del 2005, quando si era in attesa della sentenza del Consiglio di Stato. Nell’articolo si legge che nel dicembre 2004 Fred Vargas e i due difensori francesi di Battisti (gli avvocati Elisabeth Maisondieu-Camus ed Eric Turcon) avevano pazientemente passato al setaccio i numerosi faldoni del processo italiano e avevano scoperto «una bizzarria»: le firme in calce alle dichiarazioni di nomina dell’avvocato di fiducia «sembravano strane, come se fossero state scritte lo stesso giorno, nello stesso momento, con un unico tratto di penna». Un esperto grafologo aveva confermato che «le missive con le quali Battisti sembra avere nominato come suo difensore l’avvocato Giuseppe Pelazza sono più che sospette» e i due legali francesi avevano concluso che «Battisti, prima di darsi alla fuga, aveva
lasciato dei fogli in bianco firmati di sua mano». Dopo di che «qualcuno, credendo di fare una cosa giusta, aveva designato l’avvocato Giuseppe Pelazza con degli atti falsi».

Non c’è da meravigliarsi, quindi, se la tesi delle «false procure» è stata drasticamente disattesa sia dal Consiglio di Stato francese sia dalla Corte di Strasburgo. Del resto, anche Battisti, nella lettera al Tribunale Supremo del Brasile, dice che lui stesso, prima della sua fuga del 1981, avrebbe fatto avere ai suoi legali italiani (tramite un vecchio compagno) dei fogli che aveva preventivamente firmato in bianco. Ma allora non si capisce perché qualcuno avrebbe dovuto creare dei falsi per realizzare una falsa nomina a difensore di fiducia proprio di quell’avvocato (Pelazza) che era sempre stato suo difensore di fiducia e al quale proprio Battisti aveva fatto avere, non a caso, i fogli firmati in bianco.
Infine, non è assolutamente credibile che l’avvocato Turcon, o qualsiasi altro avvocato francese, abbia potuto dire a Battisti che il collegio giudicante della Corte di Strasburgo che aveva giudicato il suo caso «era costituito solamente da magistrati francesi molto legati a Jacques Chirac». Infatti, a parte ogni altra considerazione, la Corte è notoriamente formata da tanti giudici quanti sono gli Stati del Consiglio d’Europa, ragion per cui ogni Stato è rappresentato all’interno della Corte da un solo giudice.
Per gentile concessione dell'editore (c) 2011, Garzanti Libri s.p.a., Milano.

Tratto da Giuliano Turone, Il caso Battisti, pp. 180, euro 16,60


Giuliano Turone ha svolto per molti anni l'attività di giudice istruttore impegnandosi in inchieste di criminalità mafiosa, economica ed eversiva. Tra l'altro, negli anni Settanta, ha istruito il primo processo sulle attività criminali di Cosa Nostra in Lombardia, che ha portato all'arresto del capomafia Luciano Liggio. Successivamente ha condotto insieme con Gherardo Colombo l'inchiesta giudiziaria milanese sulle vicende di Michele Sindona e sull'omicidio Ambrosoli, nel corso della quale vennero scoperti gli elenchi della Loggia massonica P2. È stato pubblico ministero al Tribunale internazionale dell'Aja per l'ex Iugoslavia e giudice della Corte suprema di cassazione. Insegna tecniche dell'investigazione all'Università Cattolica di Milano. Ha pubblicato alcuni manuali giuridici, tra cui Il delitto di associazione mafiosa (Giuffrè 2008). Con Gianni Simoni ha pubblicato anche Il caffè di Sindona. Un finanziere d'avventura tra politica, Vaticano e mafia (Garzanti 2009).

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