Tecnologie di spionaggio in Siria, Area SpA fa dietrofront

Attivisti della Coalizione Nazionale di Sostegno alla Rivolta Siriana di fronte alla sede di Area SpA di Vizzola Ticino (Va) – Credits: Facebook
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La compagnia di Vizzola Ticino accusata di collaborare con il regime di Damasco sarebbe pronta a ritirarsi. Ma intanto continuano le pressioni sull’Unione Europea per imporre sanzioni (anche tecnologiche) più severe a Damasco

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di Nicola Bruno

Un sofisticato sistema informatico per intercettare, analizzare e catalogare ogni email scambiata dai cittadini. Come molti regimi autoritari, anche quello siriano di Bashar al-Assad aveva pensato da tempo di dotarsi di più efficaci strumenti di repressione in rete. E, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, avrebbe trovato un partner ideale nella società italiana Area SpA che, per un cifra stimata di 13 milioni di euro, si sarebbe offerta di fornire all’agenzia di telecomunicazione statale (la Syrian Telecommunication Establishment) tutta la tecnologia e la consulenza informatica necessaria per mettere in piedi il sistema (che però non è stato mai ultimato). Dopo che il caso è venuto allo scoperto, scatenando proteste in Italia e non solo, la compagnia di Vizzola Ticino (VA), starebbe però pensando di fare dietrofront.

L’INDAGINE
- La notizia è emersa da una lunga inchiesta condotta da Bloomberg, secondo cui le autorità siriane sarebbero riuscite ad aggirare l’embargo statunitense (che vieta la commercializzazione di qualsiasi prodotto a stelle e strisce, che non siano medicinali e cibo), ricorrendo ad un società europea (l’italiana Area SpA) per la realizzazione di un sistema avanzato di monitoraggio della attività online. Si tratterebbe, in particolare, di un pacchetto di tecnologie proprietarie e non che includono anche prodotti realizzati all’estero, come lo storage di NetApp (nota società californiana) per archiviare grandi quantità di email, i software della società francese Qosmos e i dispositivi della tedesca Ultimaco Safeware.

LA REPLICA DI AREA SpA
- Nata nel 1996 nell’hinterland milanese, Area SpA è una società specializzata nelle tecnologie di intercettazione telefonica. Sul sito web la compagnia si presenta come “il primo operatore italiano ad introdurre il sistema multicanale di registrazione audio digitale”, settore in cui ora sarebbe il “leader nazionale”. Attraverso un comunicato stampa la società ha spiegato che i rapporti con la Siria erano precedenti alle ultime rivolte (“L’aggiudicazione dell’appalto risale all’anno 2009, cioè a molto prima che si manifestasse qualunque tipo di disordine interno al Paese siriano”) e comunque a norma di legge (“Il contratto seguito all’aggiudicazione è stato formalmente depositato presso le nostre autorità competenti, e la Società nell’esecuzione dello stesso ha rispettato le norme vigenti in materia di esportazione”). Area SpA precisa inoltre che "allo stato attuale il sistema fornito non è completo, non è (e non è mai stato) operativo, e pertanto non può avere in nessun modo contribuito a nessun tipo di azione repressiva”, aggiungendo poi che “la società è contraria a qualsiasi forma di repressione, e disapprova qualunque uso della tecnologia per attività in aperta violazione dei diritti umani”.

CRIMINI CONTRO I DIRITTI UMANI? - Con l’intensificarsi delle proteste a Damasco e in altre città (che, secondo l’Onu, hanno causato la morte di oltre 3000 persone), la notizia della partnership tra la Siria e Area SpA ha però mobilitato molti attivisti per i diritti umani.
“Ogni compagnia che vende tecnologie di sorveglianza al regime di Assad è complice di crimini contro i diritti umani”, ha spiegato un esponente della Foundation for Defense of Democracies.
Parole ancora più dure sono arrivate dalla nota associazione Human Rights Watch, secondo cui “qualcuno deve staccare la spina” (alla partnership tecnologica con la Siria), minacciando di portare il caso davanti al governo italiano e all’Unione Europea
Nella giornata di martedì 8 novembre, poi, alcune decine di esponenti del Partito Pirata Italiano e della Coalizione Nazionale di Sostegno alla Rivolta Siriana si sono riuniti davanti alla sede di Vizzola Ticino (VA) di Area SpA per un sit-in di protesta. I manifestanti sono stati poi ricevuti dall’amministratore delegato che li ha rassicurati di non essere più operativo a Damasco.

DIETROFRONT?
- Secondo quanto confermato da Bloomberg, Area SpA avrebbe ora intenzione di bloccare la collaborazione con il governo siriano: “Ma prima di prendere una decisione definitiva, dobbiamo valutare quale impatto ci sarà per noi in base alle obbligazioni contrattuali che abbiamo”, ha spiegato l'amministratore delegato Andrea Formenti. Ad ogni modo l'azienda potrebbe presto trovarsi ad avere problemi non solo con il regime di Assad, ma anche con l’Unione Europea. Da qualche settimana Bruxelles sta infatti studiando un pacchetto di sanzioni più dure nei confronti della Siria. Tra queste ci potrebbe essere anche un esplicito bando per la vendita di tecnologie informatiche a Damasco. Tra l’altro, lo scorso 28 settembre il Parlamento Europeo ha già approvato una risoluzione che impone alle compagnie europee autorizzazioni più severe per l’esportazione in Cina, India, Russia e Turchia di “tecnologie di telecomunicazioni che possono essere utilizzate in relazione ad una violazione dei diritti umani, dei principi democratici o della libertà di espressione". Sull’Ue prova a fare pressione anche un gruppo di attivisti che ha lanciato una petizione per bloccare ogni collaborazione con il regime di Assad.

ALTRI CASI
- Area SpA non è la prima azienda occidentale a finire nel mirino con l’accusa di collaborare con i regimi autoritari. La statunitense Blue Coat (che realizza sistemi di filtro per il web) è stata accusata di vendere alla Siria diversi dispositivi per il controllo delle attività online. Durante le proteste in Egitto della scorsa primavera, alcuni attivisti hanno scoperto che il governo Mubarak usava le tecnologie della britannica Gamma International per intercettare le chiamate su Skype. Creativity Software, un’altra compagnia del Regno Unito, avrebbe invece stretto una collaborazione con l’Iran.
Il Bahrain avrebbe invece fatto ricorso ai software di Siemens e Trovicor (società tedesca) per trascrivere i messaggi di testo scambiati tra i manifestanti.

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