Caso Claps: il pm chiede 30 anni per Danilo Restivo

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Al via il processo con rito abbreviato per l'omicidio della studentessa potentina uccisa 18 anni fa. "Vogliamo i nomi di chi ha coperto Danilo. In molti sapevano che in quel sottotetto c’era il corpo di mia figlia", accusa la madre della ragazza. VIDEO

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I pm di Salerno hanno chiesto una condanna a 30 anni per Danilo Restivo, imputato per la morte di Elisa Claps. E' il massimo della pena possibile per questo procedimento, che si svolge con rito abbreviato. La richiesta è stata avanzata al termine della prima udienza del processo in corso al Tribunale di Salerno.

“Questo processo non fa giustizia a mia figlia Elisa". Sono le primissime parole di Filomena Claps, la mamma di Elisa, studentessa potentina uccisa 18 anni fa, nel giorno in cui al inizia il processo a carico di Danilo Restivo, unico imputato. "Da questo rito abbreviato non può uscire quello che desideravo, la vera verità, chi ha aiutato Danilo – continua -. Che Danilo è il colpevole l'ho saputo dal primo momento, dentro di me lo sapevo e l'ho sempre detto. Io voglio sapere chi ha coperto Danilo Restivo". Poi, a chi le chiede in merito alla costituzione di parte civile da parte della diocesi di Potenza (richiesta respinta dal gup Elisabetta Boccassini, Filomena si ferma, gelida: "Avrei preferito trovare mia figlia comunque, in un campo, dovunque, ma non nella chiesa in molti sapevano che in quella chiesa c'era Elisa. Io ho sempre detto che Elisa è entrata e non è uscita. Danilo Restivo èstato aiutato da tutti e queste persone devono fare un esame di coscienza perché se la Barnett in Inghilterra è morta la colpa è di chi non ha fatto il proprio dovere".

Sulla stessa linea il fratello di Elisa Gildo Claps: "Laddove non ci siano profili di responsabilità penali per intervenute prescrizioni, ci sia quantomeno la condanna sociale per chi ha nascosto parte della verità". Per la famiglia Claps, quindi, "ci sono ancora tante ombre da scacciare". Gildo ha sottolineato che "la famiglia si era fermamente opposta alla richiesta della diocesi di costituirsi parte civile perché riteniamo non tutta la chiesa ma sicuramente alcuni esponenti del clero potentino responsabili di condotta omissiva fino al ritrovamento del cadavere del 17 marzo 2010. Secondo noi non sono esenti da responsabilità di vigilanza, che non c'è stata, il parroco dell'epoca, don Mim Sabia e i due vescovi, mons. Ennio Appignanesi e mons. Agostino Superbo. Questo - ha concluso - è un risultato importante che dimostra come in questa storia ci siano stati inquinamenti e stratificazioni".

Parla il fratello di Elisa Gildo Claps


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