Alluvione Genova, gli esperti: "Bisognava intervenire prima"

Una foto postata su Facebook venerdì 4 novembre dell'alluvione che ha colpito la città di Genova
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Per il Wwf le tragedie saranno sempre più frequenti: "I corsi d’acqua sono stati cementificati, canalizzati e tombati". Sotto accusa la mancata messa in sicurezza: "Il Bisagno è a rischio da sempre ma i fondi sono spariti". I geologi: "Serve pianificare"

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"Queste tragedie sono e saranno sempre più frequenti. A Genova i corsi d'acqua sono stati cementificati, canalizzati e 'tombati', cioè coperti, nascosti". È l’accusa lanciata dal Wwf Italia proprio mentre il capoluogo ligure fa i conti con l’emergenza alluvione che ha provocato vittime e dispersi.
Dal primo pomeriggio di venerdì 4 novembre un fiume di fango si è riversato per le vie della città travolgendo persone, auto, cassonetti dell’immondizia. La mente è tornata indietro al 1970, quando un'alluvione sconvolse la città e provocò oltre venti vittime. Ma non solo. C’è anche un altro ricordo, molto più recente.
"A Vernazza, Monterosso e in molti altri comuni della Lunigiana - ricorda il Wwf - non si è ancora finito di spalare il fango del nubifragio di una settimana fa che già oggi dobbiamo piangere nuove vittime. Non solo il territorio è stato distrutto e reso completamente vulnerabile, ma non si riesce nemmeno a mettere in sicurezza le persone, nonostante la recente tragedia e l'allarme lanciato per questa nuova alluvione da almeno tre giorni".

Il responsabile Acque dell’associazione ambientalista, Andrea Agapito, spiega che "tra i punti più critici c'è il Ferreggiano che è stato deviato artificialmente nel torrente Sturla dove, tra le altre cose, i piloni che sorreggono la Facoltà universitaria di Farmacia si trovano nel bel mezzo dell'alveo". E non è tutto.
"Recentemente - sottolinea Agapito - è stata rifatta la copertura del torrente Bisagno nella speranza di far passare l'onda di massima piena: peccato che l'intervento sia insufficiente anche a causa della cementificazione ed impermeabilizzazione dei quartieri più a monte".
Il professore Renzo Rosso, docente di idrologia al Politecnico di Milano, ha spiegato al Corriere che in realtà “il Bisagno è a rischio da sempre” e che i problemi derivano dal fatto che “lo scolmatore previsto non è stato fatto”.

Sui lavori di messa in sicurezza del Bisagno è intervenuto anche il presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili, Paolo Buzzetti: "L'intervento faceva parte del pacchetto di opere che noi avevamo presentato tre anni fa al Governo e per il quale le risorse sono state prima stanziate e poi ritirate per esigenze finanziarie".
Su questo punto anche il Wwf parla di “bluff della Finanziaria sui fondi anti-dissesto”: “Non c’è alcuna traccia dei 500 milioni per la prevenzione del dissesto idrogeologico promessi dal presidente del Consiglio e dal ministro dell’Economia e delle Finanze”.

Gian Vito Graziano, presidente nazionale dei geologi, lancia un monito: “Nell'arco di 20 giorni abbiamo avuto frane, alluvioni, morti, centinaia di sfollati e danni per milioni di euro. C'è bisogno urgente di pianificare con la natura e non contro la natura. Questo è l'accorato appello che arriva dai geologi italiani a tutta la classe dirigente. I bollettini meteo ormai in Italia sono diventati bollettini di guerra. Dobbiamo essere pronti a combattere contro il nemico che è il dissesto idrogeologico. Non bisogna perdere più tempo”.
Il Wwf, dal canto suo, spiega che “è vero che in Liguria  e Toscana il 25 ottobre è piovuto molto e molto sta piovendo ora su Genova e provincia, più della norma, ma è altrettanto vero che si tratta, purtroppo, di una tendenza in atto da almeno vent'anni, come testimonia un'indagine conoscitiva del Senato nel 2005 nella quale si sosteneva che negli ultimi 10-15 anni vi è stato un aumento degli episodi di precipitazione a carattere intenso, ma di breve durata, mentre in precedenza esisteva una prevalenza di episodi a bassa intensità ma prolungati nel tempo".

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