Comune Milano, Albertini: "Spariti i documenti sui derivati"

L'ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ascoltato in aula per il processo sui derivato mercoledì 2 novembre
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Al processo contro 4 banche e 13 persone, accusate di aver truffato Palazzo Marino, l’ex sindaco ascoltato come testimone rivela: "Alcuni contratti sono stati distrutti, la procura avrebbe dovuto indagare". La Moratti: mai avuto contatti con le banche

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Alcuni documenti del Comune di Milano relativi ai contratti sui derivati sono stati "sicuramente distrutti", e il fatto che la magistratura non abbia indagato in proposito costituisce "una lacuna epocale". Parola dell'ex sindaco Gabriele Albertini che mercoledì 2 novembre ha deposto in qualità di testimone al processo sui derivati, che vede imputate 4 banche estere e 13 persone. L'accusa sostiene che gli imputati abbiano truffato Palazzo Marino guadagnando illecitamente oltre 100 milioni di euro.
Parlando dei documenti dell'amministrazione comunale milanese che attestavano la convenienza economica dei contratti derivati, e che risultano spariti, Albertini ha spiegato quindi che "sono stati sicuramente distrutti".

Il giallo dei documenti spariti
- "E' impossibile che non ci fossero, perché sono stati sicuramente redatti dai dirigenti" in quanto lo prevede la legge, ha precisato l'ex sindaco, aggiungendo che "la procura dovrebbe indagare su questo, e il fatto che finora non lo abbia fatto è una lacuna epocale".
Albertini si è poi soffermato sui rapporti con le banche, che "sicuramente non hanno fatto un'operazione di beneficenza: avevano un guadagno". "Quale fosse esattamente il guadagno delle banche io non lo sapevo... so però che c'era un documento in cui le banche si impegnavano a fare il prestito col migliore tasso di mercato e, qualora fossero state inadempienti, a risarcire il Comune". "E' un must per un Comune calcolare la convenienza economica, è una cosa imposta dalla legge", ha detto ancora Albertini.
In giornata è prevista anche la deposizione dell'ex sindaco Letizia Moratti.

Letizia Moratti: "Noi truffati dalle banche" - "Riteniamo di essere stati truffati dalle banche", ha detto l’altro ex sindaco, Letizia Moratti, in aula. Alla domanda di un avvocato sul perché allora non abbia presentato una denuncia penale, l'ex primo cittadino ha risposto: “Perché c'era un'indagine in corso". Riguardo al fatto che le banche, relativamente ai fatti contestati, fossero al tempo stesso controparti contrattuali e advisor, parlando con i giornalisti Moratti ha ammesso che "avere un advisor indipendente sarebbe stato per il Comune una maggiore tutela".
Durante la deposizione, in più passaggi, Moratti ha sottolineato che a lei spettava il compito di fissare le linee guida politiche e non la gestione delle operazioni finanziarie, e ha detto di non avere mai incontrato le banche.
"Ho agito nel'interesse del Comune e dei cittadini", ha aggiunto al termine dell'udienza.

Qual è l’accusa e chi sono gli imputati - Per la vicenda, che ha al centro uno swap trentennale del 2005 tra il Comune di Milano e le banche su un bond bullet da1,68 miliardi di euro in scadenza nel 2035, sono a processo con l'imputazione di truffa aggravata ai danni di Palazzo Marino Jp Morgan, Deutsche Bank, la filiale londinese di Ubs e quella di Dublino di Depfa Bank, insieme a due ex funzionari del Comune e 11 funzionari degli istituti di credito.
L'accusa sostiene che gli imputati abbiano truffato Palazzo Marino guadagnando illecitamente oltre 100 milioni di euro.
La vicenda ha preso il via nel 2008 quando il gruppo consiliare del Pd a Palazzo Marino aveva depositato alla procura un esposto sulle operazioni in strumenti derivati effettuate dal Comune, in cui si chiedeva l'applicazione del reato di truffa a carico dei quattro istituti di credito.

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