Aulla, così i volontari hanno salvato l'archivio storico

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Travolti dalla piena del Magra, tutti gli antichi atti notarili della Lunigiana sono stati messi al sicuro. Merito di una giovane archivista romana, Francesca Frugoni, che ha lanciato l’allarme dopo l’alluvione e dei tanti volontari che l’hanno aiutata

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di Isabella Fantigrossi

Non è certo paragonabile al patrimonio culturale della Biblioteca nazionale di Firenze distrutto o danneggiato nell’alluvione di 45 anni fa, ma la perdita dell'archivio storico notarile dei Feudi della Lunigiana sarebbe stato un duro colpo per la storia della Toscana. E se i volumi con gli atti antichi risalenti al periodo dal 1400 al 1800 conservati ad Aulla, in provincia di Massa Carrara, si salveranno tutti (guarda le foto), si dovrà ringraziare la caparbietà di Francesca Frugoni, archivista precaria trentatreenne di Roma.

E' la sera di martedì 25 ottobre, quando l'acqua del Magra comincia a superare gli argini. Francesca è al primo piano della palazzina dell’archivio ecclesiastico di Aulla per cui lavora, poco lontano dall’abbazia di San Caprasio, distrutta dall’onda, e dal Comune. Per la paura della piena Francesca esce un po’ prima dal lavoro. Si assicura insieme ad altri collaboratori che lì l’acqua non stia arrivando. Ma il suo pensiero corre subito ai sotterranei del Municipio dove è conservato l’archivio notarile della cittadina. ''I volumi non erano proprio di mia competenza, ma li avevo studiati", racconta, "e conosco bene il loro valore''. All'interno dell'archivio di Aulla, voluto nel 1816 da Francesco IV, il duca di Modena e Reggio che governava la Lunigiana Estense, sono conservati tutti gli atti notarili firmati nei nove antichi Comuni della regione, Aulla, Fosdinovo, Licciana, Mulazzo, Podenzana, Rochetta, Tresana, Treschietto e Villafranca. Un ricchissimo patrimonio documentale che risale al XV secolo e arriva fino alla fine dell'Ottocento. Così Francesca, la collega Paola Cervia, anche lei precaria, e altri collaboratori lanciano subito l’allarme.

Nelle prime ore di mercoledì 26 ottobre Francesca si precipita in Comune e ''con qualche difficoltà burocratica'' riesce a far capire l'importanza di salvare quelle carte dal fango. Così, vista la sua insistenza, il Comune la autorizza a fare un primo intervento sui volumi antichi, circa 50 metri lineari, finiti sotto un metro e dieci centimetri di acqua e fango del Magra, con borotalco e segatura. Nel giro di poco tempo si aggiungono ad aiutarla i ragazzi delle scuole di Aulla, i loro insegnanti, "ma anche alcuni abitanti del paese e qualche passante, tutti coordinati telefonicamente dalla Soprintendenza archivistica per la Toscana", racconta Francesca. I volontari formano una lunga catena umana e riescono a portare fuori tutti i protocolli notarili dell’archivio: "Erano tutti pieni di fango. Perdere questi documenti sarebbe stato un disastro, è la prima cosa a cui abbiamo pensato all’inizio dell’alluvione", dice. Dall’onda si sono risparmiati solo i documenti del 1400, circa 60 metri lineari sistemati più in alto. Anche questi sono stati portati fuori e trasferiti all’asciutto a Pontremoli. Il materiale danneggiato, quello del '500 e '600 è stato messo in salvo e portato invece a Prato. Qui i documenti saranno congelati, per evitare ulteriori danni, in una cella frigorifera messa a disposizione dalla Bofrost, in attesa di essere poi restaurati dalla Biblioteca nazionale di Firenze.

Ma, salvati i documenti storici, ad Aulla si continua a lavorare: "Sono giorni e giorni che puliamo. Il 2 novembre è venuta la Soprintendente della Toscana Diana Toccafondi e un altro funzionario rimarrà ad Aulla fino alla fine del lavoro", spiega Francesca. "Poi speriamo che arrivino contributi, perchè per restaurare tutto il materiale serviranno fondi ingenti". Inoltre, è sommerso dal fango anche l’archivio comunale con gli atti e le delibere più recenti. "E pure la biblioteca del paese, dove i ragazzi andavano a studiare, è completamente distrutta. Quasi tutti i 40mila volumi sono da buttare. Un danno enorme, ma almeno i libri nuovi si possono ricomprare". L’archivio dei Feudi della Lunigiana, invece, senza l'aiuto degli "angeli" di Aulla sarebbe stato davvero irrecuperabile.

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