Strage di ciclisti, otto anni: un’altra condanna che divide

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Il 5 dicembre del 2010 ha investito un gruppo di amici in bici: otto morti. Ora per Chafik El Ketani è arrivata la sentenza. Delusi i parenti delle vittime. E non è la prima volta che la pena inflitta ai pirati della strada fa discutere. LE STORIE

di Valeria Valeriano

Otto anni. Uno per ogni ciclista morto in quella gelida domenica mattina di fine autunno. È questa la condanna in primo grado, arrivata venerdì 28 ottobre, per Chafik El Ketani, 21 anni, originario del Marocco. Il 5 dicembre del 2010, sulla statale 18 vicino a Lamezia Terme, la sua Mercedes ha centrato un gruppo di amici in bicicletta. Sette sono morti sul colpo. Un altro è deceduto nell’ospedale di Cosenza due mesi dopo l’incidente. Il pm, Domenico Galletta, aveva chiesto la condanna al massimo della pena per omicidio colposo plurimo pluriaggravato, tra l’altro, dalla guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti: 15 anni che per effetto del rito abbreviato si riducono di un terzo diventando 10. Ma il gup di Lamezia Terme, Carlo Fontanazza, ha concesso le attenuanti generiche.
“Dobbiamo leggere le motivazioni per capire – hanno detto gli avvocati di parte civile, Francesco Pagliuso e Francesco Caglioti –. Ciò che stride è l'equivalenza delle attenuanti generiche rispetto ad aggravanti specifiche. Anche gli amici dell'imputato hanno riferito che era solito mettersi alla guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti”.
El Ketani non era presente in aula. Il suo legale ha detto di avergli chiesto di presentarsi. Ma il giovane ha risposto che non se la sentiva di guardare in faccia i parenti delle vittime, gli amici di Pasquale De Luca, 35 anni, Rosario Perri, 55, Francesco Stranges, 51, Vinicio Puppin, 47, Giovanni Cannizzaro e Fortunato Bernardi, entrambi 58, Domenico Palazzo, 46, Domenico Strangis, 48.

Le reazioni. "La pena ci sorprende – ha commentato Gennaro Perri, che quel giorno si è salvato per miracolo ma ha perso il fratello, Rosario –. Anche perché El Ketani, intanto, sta comodamente a casa sua e va anche su Facebook". Fabio Davoli, avvocato, anche lui uscito illeso dall’incidente, ha attribuito la responsabilità di una sentenza "che non condivido ma che rispetto, al legislatore che ha lasciato una lacuna per questo grave tipo di reato. Il giudice ha deciso sicuramente in base alla sua coscienza. Per quanto mi riguarda ritengo che vi fossero gli elementi per il massimo della pena". I familiari di un'altra vittima, Vinicio Puppin, si limitano a dirsi “delusi”. Come tanti altri parenti di persone uccise da chi guida sotto l’effetto di alcol, droga o infrangendo la legge.

I numeri. Nel 2010, oltre agli otto ciclisti calabresi, altre 90 persone sono rimaste vittime di pirateria della strada. Lo dice l’Asaps, l’associazione sostenitori e amici della polizia stradale. I feriti sono stati 746, gli episodi gravi 585. Nel 2011 i numeri sono ancora più pesanti. Fino al 21 ottobre le piraterie gravi registrate sono 688 e hanno causato già 806 feriti e 107 morti. Tra cui Allison Owens, la ragazza americana investita il 2 ottobre scorso in provincia di Arezzo mentre faceva jogging. A travolgerla Pietro Stefanoni, rappresentante di 56 anni che si è costituito cinque giorni dopo l’incidente e che, dopo dieci giorni di carcere, è agli arresti domiciliari in attesa del processo.
“Non ci è dato di conoscere quanti di questi conducenti siano in galera o abbiano pagato il conto con la giustizia con pene scontate”, dice l’Asaps. Che aggiunge: “Questa pagina potrebbe essere scritta in modo diverso con l’introduzione dell’ipotesi di omicidio stradale”. Il riferimento è a una proposta di legge presentata al presidente della Commissione trasporti della Camera dal Comune di Firenze e da alcune associazioni che si occupano di sicurezza stradale. Le firme raccolte sono oltre 45mila. Anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il Guardasigilli Nitto Palma, la scorsa estate, hanno annunciato l'intenzione di introdurre questo nuovo reato per le morti causate da chi guida sotto l'effetto di alcol o droghe. Arresto in flagranza o quasi flagranza, pena dagli 8 ai 18 anni invece degli attuali da 3 a 10 e “ergastolo della patente” sono, in sintesi, i punti centrali della proposta. “Perché troppo spesso – dicono i promotori dell’iniziativa – chi uccide, mettendosi alla guida senza esserne in condizioni, non riceve una condanna adeguata al danno che ha provocato con il suo comportamento irresponsabile. Basta guardare al passato”.

LE ALTRE STORIE. Sono parecchie le storie di pirateria della strada che hanno suscitato indignazione. Non solo per le dinamiche degli incidenti, ma anche per le misure restrittive o le condanne giudicate troppo lievi dai parenti delle vittime e da buona parte dell’opinione pubblica.

I fidanzatini di Roma. Un caso che ha fatto molto discutere è quello di Stefano Lucidi. Il 22 maggio del 2008, a Roma, ha travolto e ucciso Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, due fidanzati di 22 e 23 anni che viaggiavano in motorino. È passato con il rosso, li ha investiti all'incrocio fra la Nomentana e viale Regina Margherita e non si è fermato a soccorrerli. Guidava la sua Mercedes senza patente e sotto l’effetto di stupefacenti. È stata la prima persona in Italia a essere condannata per omicidio volontario con dolo eventuale. Dieci anni. Ma l’appello nel 2009 e la Cassazione nel 2010 hanno cambiato l’imputazione in omicidio colposo e dimezzato la pena. Ora è in carcere.

L’adolescente di Firenze. Non è in cella, invece, Piero Passerò. “L’assassino di nostro figlio non è mai stato arrestato né mai è stato sottoposto ad alcuna restrizione. Il 30 giugno scorso, in primo grado, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi. Tra vari mesi ci sarà l’appello: la pena potrà essere confermata oppure abbassata, ma non potrà essere più alta. Dunque è sicuro che non sconterà nemmeno un giorno di carcere, visto che è incensurato. Probabilmente farà per qualche mese alcune ore di volontariato. E nel 2013, rifacendo l’esame, potrà tornare a guidare”. A parlare sono i genitori di Lorenzo Guarnieri. Il 2 giugno del 2010, a Firenze, il motorino del figlio si è scontrato con quello di Piero Passerò. L’uomo, 46 anni, ubriaco e sotto l’effetto di cannabis, ha invaso la corsia di marcia opposta per fare un sorpasso. Nello scontro frontale Lorenzo è morto sul colpo. Aveva 17 anni.

Il processo per direttissima. Anche Dridi Achref è morto sul colpo. Tunisino, 27 anni, viaggiava in scooter in provincia di Parma nella notte tra il 5 e il 6 ottobre 2011. È stato investito e trascinato per 19 metri da una macchina che non si è fermata ad aiutarlo. Alla guida c’era Andrea Cugini. È grazie alla targa ritrovata sul luogo dell’incidente che i carabinieri sono risaliti a lui in poche ore. Accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e guida sotto l’effetto di alcol e droga, è stato processato per direttissima. L’8 ottobre ha patteggiato 2 anni e la pena è stata sospesa. Così, dopo poche ore di carcere, è tornato in libertà.

I ragazzi francesi. Per qualche giorno è rimasto in libertà anche Ilir Beti, 35 anni, imprenditore edile albanese. Il 13 agosto scorso ha guidato contromano, ubriaco, per almeno 25 chilometri sull’autostrada A26 Alessandria-Genova. La corsa del suo Suv si è fermata contro un’Opel Astra con a bordo cinque ragazzi francesi. Sono morti in quattro: Julienne Raymond e Vincent Luis Patrick Lorin, classe 1984, Julien Audrey, nata nel 1987, ed Elsa Rita Emilie Desliens, ventidue anni. Beti fu indagato a piede libero per omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza. Fino al 17 agosto, quando è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario plurimo “a titolo di dolo eventuale”. A testimoniare contro di lui ci sono 13 automobilisti che, dopo essere riusciti a schivarlo, hanno lampeggiato, suonato il clacson, allertato il 113. Tutto inutile.

Gli amici di Ascoli Piceno. Anche Marco Ahmetovic è in carcere. La sera tra il 22 e il 23 aprile 2007, ad Appignano del Tronto, il suo furgone è piombato su un gruppo di amici che, in motorino, andavano a prendere un gelato fuori paese. Ne ha uccisi quattro: Eleonora Allevi, Davide Corradetti, Danilo Traini e Alex Luciani. Avevano tra i 16 e i 19 anni. Ahmetovic era ubriaco, senza patente, con il permesso di soggiorno scaduto. È stato condannato a 6 anni e 6 mesi per omicidio colposo plurimo, resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza. Ma non è per questo che è finito in prigione. Per l’incidente il giovane rom aveva ottenuto i domiciliari in un residence sul mare. A mandarlo in cella è stata una tentata rapina del 2006.

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