Alluvione, volontari per caso: se l’aiuto arriva dal vicino

Alcuni volontari al lavoro in Liguria
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Cibo, acqua e picconi. I cittadini dei comuni liguri meno colpiti dal nubifragio portano tutto ciò che serve agli sfollati. Un movimento che si è auto organzzato con i cellulari e su Facebook. "Facciamo quello che vorremmo fosse fatto per noi" spiegano

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(In fondo all'articolo tutti i video sull'alluvione in Liguria e Toscana)

di David Saltuari

"Stiamo facendo quello che avremmo voluto gli altri facessero per noi, se ci fossimo trovati in quella situazione". A dirlo è Simone Bianchi, gestore di un B&B a Levanto in provincia de La Spezia (autore nei giorni scorsi di alcuni video su Youtube), che ha passato la giornata a portare aiuti e beni di prima necessità a Monterosso, uno dei comuni più colpiti dall'alluvione del 25 ottobre. Come lui, solo da Levanto, ci sono almeno altri cinquanta volontari. A fianco di Vigili del Fuoco e Protezione Civile, infatti, una delle prime risorse che si sta muovendo per aiutare i comuni delle Cinque Terre sono i cittadini dei paesi limitrofi.

"Il giorno dopo l'alluvione sono venute tante persone a comprare beni di prima necessità da portare nei comuni più colpiti" racconta Enzo Podestà, 37 anni, uno dei coordinatori dei volontari. "C'era tanta voglia di aiutare ma la gente tendeva a muoversi a casaccio, con il risultato che i vigili del fuoco dovevano gestire oltre all'emergenza anche gli aiuti improvvisati." E così lui, con altri due, ha deciso di mettere un po' di ordine ed è andato dal sindaco a chiedere la disponibilità di una sala. Da qui, facendo un primo giro di telefonate e aprendo un gruppo su Facebook, hanno iniziato a coordinare gli aiuti, stoccando i beni donati e organizzando la distribuzione. Chi aveva cibo o attrezzature le ha portate, gli altri hanno lasciato soldi o hanno messo a disposizione il proprio tempo e la voglia di aiutare. "All'inizio quelli della Protezione civile hanno continuato a guardarci con un po' di sospetto - continua Podestà – ma poi hanno visto che eravamo organizzati e ora ci chiamano e ci indicano cosa va portato e dove". Ora, la sala del comune gestita da loro è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 21, per ricevere ogni genere di aiuto.

Nei primi giorni sono stati raccolti soprattutto viveri ma ora, a parte la Val di Vara, la richiesta principale sono pale, picconi, vanghe e altri attrezzi. C’è il fango da portare via. "Stiamo anche organizzando squadre di volontari da mandare in giro" spiega Podestà. Intanto prosegue la distribuzione dei beni. Partita con i pochi mezzi a disposizione, anche qui ci si è allargati sempre di più. E ora, oltre alle automobili, ci si muove anche con i battelli, usati di solito per i turisti, per portare aiuti a Monterosso e Vernazza. Una rete sempre più capillare ed estesa.  "All'inizio pensavamo di coprire solo Monterosso - spiega Podestà - ora raggiungiamo anche Borghetto Vara". Cibo, attrezzature, lavoro. Ogni cosa viene ridistribuita in base alla disponibilità e alle necessità, in nome di una solidarietà che sa di antico. Un impegno nato dal basso e in modo assolutamente spontaneo, che ha trovato al proprio interno la forza per organizzarsi e dotarsi di una struttura. E che non ha intenzione di smettere. “Andiamo avanti finché non saremo riusciti a stabilire una minima condizione di normalità” promettono.

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