Shoot 4 Change, dietro le quinte degli scontri di Roma

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L’esperimento del fondatore dell’associazione non profit di fotoreporter: girare per le strade della Capitale in occasione della manifestazione del 15 ottobre filmando e fotografando contemporaneamente. "Per mostrare ciò che nasconde uno scatto". VIDEO

FOTO: L'album degli scontri a Roma - L'album degli Indignados

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(In fondo all'articolo tutti i video sugli scontri del 15 ottobre)


di Daniele Troilo

Una foto che non è solo una foto, un video che non è solo un video. Gli attimi drammatici degli scontri avvenuti a Roma lo scorso 15 ottobre vengono raccontati per la prima volta attraverso un mix tra fotografia e immagini filmate.
Succede grazie all’idea di Antonio Amendola, fondatore e presidente dell’associazione non profit Shoot4Change, un network internazionale nato circa due anni fa in Italia che raggruppa alcuni fotografi, di tutto il mondo, impegnati nel sociale.

“L’idea era quella di raccontare non solo quello che stava succedendo ma anche il contesto nel quale, io fotografo, stavo operando”, spiega Amendola a Sky.it.
“Ho deciso di utilizzare un accrocchio di mia ideazione (guarda il video): ho montato una fotocamera compatta per video in Hd sulla mia Reflex, alla quale ho aggiunto anche un microfono esterno per catturare al meglio l’audio in presa diretta”.
L’effetto è interessante: osservando il filmato realizzato dal fondatore di Shoot4Change ci si rende conto di quello sta succedendo intorno al fotografo nel momento in cui ha deciso di immortalare una scena. L’inquadratura del video cattura anche l’obiettivo della Reflex, dando l’impressione a chi lo osserva di trovarsi al posto del fotoreporter.
La foto di un’auto che brucia, di una vetrina infranta o di un poliziotto in azione, restituisce immediatamente anche quello che c’è intorno, comprese le urla, le sirene o lo scoppio di una bomba carta.

“Per me una foto non è un’immagine neutra e neutrale di un evento: il video, in questo caso, attraverso la soggettiva del fotografo, costituisce la lettura di una determinata foto, cioè quello che c’è dietro - spiega Amendola - Ogni scatto racconta due storie: quella del soggetto fotografato e quella del fotografo che lo ha immortalato. In questo modo, unendo foto e video, credo di essere riuscito a restituire a chi osserva entrambe le storie”.
In questo caso storie drammatiche, di scontri, di feriti, di guerriglia urbana. Doveva essere una manifestazione pacifica, ma l’azione dei black bloc ha oscurato le ragioni degli “indignati” prendendosi tutta la scena. “Non era la storia che avrei voluto raccontare - dice infatti il presidente di S4C - la nostra associazione è nata per raccontare le storie dimenticate, non quelle che sono su tutte le prime pagine. È per questo che dopo gli scontri di Roma del 15 ottobre abbiamo deciso di lanciare anche Low Resolution Generation, un progetto di denuncia per dare un volto, pixelato, e a bassa risoluzione, a chi sta piano piano scomparendo”.

Sul sito e sulla pagina Facebook dell’iniziativa sono già state caricate alcune foto e gli organizzatori se ne aspettano delle altre. Non è esclusa nemmeno la creazione di una applicazione per iPhone in grado di scattare foto pixelate e a bassa risoluzione. “In questo caso - chiosa Amendola - sarebbe la prima App nata per scattare foto brutte. Ma in questo momento di crisi economica e sociale l’unico contributo che Shoot4Change può dare è una testimonianza delle storie. Ovviamente a modo nostro, cioè con la lingua che conosciamo meglio: quella della fotografia”.

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