Processo Mediatrade, prosciolto Silvio Berlusconi

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Per il Gup di Milano il presidente del Consiglio, accusato di frode fiscale e appropriazione indebita, non ha commesso il fatto. Rinviati a giudizio il figlio Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri. L’avvocato Ghedini: "Non è una vittoria". VIDEO

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Il gup di Milano, Maria Vicidomini, ha prosciolto per non aver commesso il fatto Silvio Berlusconi, imputato con altre 11 persone per il caso Mediatrade. E' stato invece rinviato a giudizio il figlio del presidente del Consiglio, Pier Silvio Berlusconi. A giudizio anche Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, e tutti gli altri imputati nel processo, che inizierà il 22 dicembre.
La decisione del Gup è stata accolta con sorpresa dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro che hanno già annunciato il ricorso in Cassazione.

Berlusconi: "Accuse che non stavano né in cielo né in terra" - "Adesso tutti mi chiedono se sono soddisfatto, non lo sono perché sono stato accusato di una cosa che non sta né in cielo né in terra - ha commentato il premier - è il venticinquesimo processo da cui sono assolto. E' grave scandalo che i pm mi accusino e i loro colleghi mi assolvano".

I legali: "Resta l'accanimento contro il premier" - "E' una decisione che è assolutamente in linea con gli atti processuali. Evidentemente il giudice ha ritenuto che comunque Silvio Berlusconi non aveva alcuna compartecipazione né formale né sostanziale con questa vicenda". Lo ha detto Niccolò Ghedini, uno dei difensori del premier, che ha inoltre aggiunto che per Pier Silvio Berlusconi il giudice avrebbe dovuto prendere analoga decisione.
"Più che una vittoria - ha aggiunto Ghedini in merito al proscioglimento del premier - è una decisione che prende atto delle istanze processuali che il giudice ha avuto voglia di ascoltare. Abbiamo sempre detto che il fatto non sussisteva e, al di là di questo, comunque Silvio Berlusconi non c'entrava nulla. Nonostante questo, prosegue Ghedini, "continua ad esserci un accanimento da parte dei magistrati di Milano".
Il concetto viene ribadito in modo colorito dall'avvocato Longo: "Una rondine non fa primavera. Non è perché c'è una decisione a noi favorevole che le cose sono cambiate".
Subito dopo il verdetto del giudice, Ghedini e Longo hanno chiamato il premier: "L'abbiamo chiamato poco fa per informarlo velocemente, non ha detto nulla perché era solo un'informazione". Ora, la difesa di Berlusconi spera che la decisione del Gup abbia una "forte influenza" nel processo sui diritti televisivi, da cui è' “nato” il procedimento Mediatrade.

Le accuse al premier - Per la vicenda Mediatrade i pm Fabio de Pasquale e Sergio Spadaro avevano chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi e degli altri 11 imputati, tra cui il figlio del premier, Piersilvio, vicepresidente di Mediaset, e il presidente Fedele Confalonieri. Il premier è imputato per frode fiscale e concorso in appropriazione indebita.
Secondo i pm Berlusconi sarebbe stato il socio occulto dell'imprenditore Frank Agrama, anche durante il suo mandato da presidente del Consiglio, allo scopo di sottrarre denaro a Fininvest e poi a Mediaset per nasconderlo all'estero ai danni di azionisti, fisco americano e italiano. Per Berlusconi si tratta invece di "accuse false e ridicole".
Il caso Mediatrade, ultimo "stralcio" del procedimento principale sulla compravendita dei diritti tv Mediaset, era stato sospeso nel giugno scorso in attesa del pronunciamento della Consulta sul legittimo impedimento. La Corte Costituzionale ha parzialmente bocciato la legge e il processo è così ripreso.

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