Castelvolturno: scoperta discarica di rifiuti pericolosi

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Emilio Di Caterino, collaboratore di giustizia, ha portato le forze dell'ordine sul sito allestito 17 anni fa dai Casalesi: nella cava è stato rilevato materiale radioattivo. Secondo il pentito, lì venivano smaltiti scarti tossici provenienti dal Nord

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Una discarica abusiva di rifiuti pericolosi è stata scoperta a Castelvolturno grazie a un collaboratore di giustizia. E' stato il pentito Emilio Di Caterino, della cosca dei Casalesi, che 17 anni fa aveva allestito la discarica, a condurre sul posto gli agenti della squadra mobile, consentendo di individuare finalmente il sito di cui molti parlavano (collaboratori di giustizia inclusi) ma che era sempre rimasto misterioso. Quando o vigili del fuoco si sono avvicinati ai sacchi sulle speciali apparecchiature che rilevano la radioattività si è accesa la spia rossa. Questo elemento ha dato la certezza che sotto il parcheggio di Ippocampos, un notissimo complesso ricreativo di Castel Volturno (Caserta), c'è materiale radioattivo, seppellito e nascosto sotto uno strato di cemento dal clan dei casalesi nel 1994. 

Al pm Catello Maresca e al vicequestore Alessandro Tocco il pentito ha fatto un racconto agghiacciante, che corrisponde in tutto e per tutto alle scene del film "Gomorra". I Tir carichi di rifiuti pericolosi (in particolare scarti della lavorazione dell'alluminio e dell'ammoniaca) arrivavano a Castelvolturno dalle regioni del nord e di notte scaricavano nell'enorme invaso proprio a ridosso della pineta. Quando l'alveo fu colmo, venne chiuso con un tappo di cemento spesso una decina di centimetri, su cui infine venne sparso del terreno. E sotto terra, con conseguenze che nessuno può  al momento valutare per le falde acquifere, i veleni sono rimasti 17 anni.

Per molte ore i tecnici dell'Arpac, l'Agenzia regionale per l'ambiente, hanno compiuto prelievi a campione sulle sostanze riemerse dal terreno e ormai cos indurite che le ruspe hanno fatto fatica a spostarle. Occorreranno settimane prima che si sappia con certezza di che cosa si tratta; nel frattempo l'area è stata sequestrata. Gli stessi addetti ai lavori, tecnici Arpac e vigili del fuoco, nonostante fossero dotati di mascherine e tute speciali non hanno nascosto la preoccupazione per la vicinanza ai rifiuti portati dalla camorra. L'inchiesta della Dda dovrà ora chiarire quali industriali del nord pagavano il clan dei casalesi per smaltire i veleni in questo modo e soprattutto se nel Casertano ci sono altre discariche degli orrori. La bonifica dell'area dovrebbe spettare all'attuale proprietario dell'Ippocampos, che però è del tutto estraneo al traffico dei rifiuti: acquisò il terreno nel 2003 a un'asta fallimentare

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