Raffaele Sollecito: “Non ho mai fatto male a nessuno”. VIDEO

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Nell’ultima udienza prima della sentenza di appello per l’omicidio di Meredith, il ragazzo ha ribadito la sua innocenza. Poi, ha regalato un braccialetto alla Corte con scritto “Liberi Amanda e Raffaele”. “Spero che ci sia un futuro nuovo per noi”

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"Per questo 'Signor nessuno' viene chiesto il carcere a vita, se non la pena di morte. Io sono innocente, non ho ucciso, non abbiamo ucciso". Raffaele Sollecito ha chiesto alla Corte d'Assise d'Appello di considerare la sua innocenza, ha chiesto di sottrarlo a quella che ha definito "ogni giorno in carcere, alla fine di ogni giorno, è sempre la morte, è sempre così". La voce incerta, l'emozione fortissima che l'attanagliava, e di questo ha chiesto scusa alla Corte, il giovane universitario barese condannato in primo grado a 25 anni di reclusione (QUI IL VIDEO DELLA SENTENZA), nelle sue dichiarazioni al termine dell'ultima udienza prima della sentenza, ha avuto anche un pensiero tutto speciale: "Vorrei lasciarvi un piccolo omaggio - ha detto alla Corte - questo braccialetto che porto al polso su cui c'è scritto 'Liberi Amanda e Raffaele', non l'ho mai tolto dal polso, me l'hanno regalato, penso ora sia arrivato il momento di toglierlo. E' un po' ingiallito ma non è sporco. Questo braccialetto è un concentrato, è intriso di diverse emozioni". E ha spiegato: "Il desiderio di giustizia, gli sforzi, il cammino fatto in questo tunnel oscuro verso una luce, c'è desiderio di libertà e un po' l'affetto e la tenerezza che io e Amanda ci siamo mostrati da quando ci siamo conosciuti". Quel braccialetto ha rappresentato oggi nella testa di Raffaele Sollecito l'elemento che condensa tutta la sua linea difensiva, "penso che questo braccialetto appartenga in qualche modo alla storia e al passato, rappresenta il passato. Spero che ci sia per me e Amanda un nuovo futuro e nuove speranze, che penso meritiamo".

Raffaele: “Non ho mai accusato Amanda, non conosco Guede” - Sollecito ha aperto la sua dichiarazione sottolineando "è un momento un po' critico, sono un po' teso ovviamente. Quello che riuscirò a dire è niente in confronto a quello che vorrei dire. Vorrei comunicare quello che sto soffrendo in questi anni. E' talmente grande quello che è accaduto, non esiste una dichiarazione che possa racchiudere tutto insieme". Raffaele Sollecito ha aggiunto "non ho mai fatto del male a nessuno. L'accusa che mi è stata mossa è talmente fuori strada che ho sempre pensato che si sarebbe esaurita, che si sarebbe chiarito tutto nel giro di poco tempo. Così non è stato, ho dovuto sopportare giorno per giorno, vivendo un incubo dal quale non esiste mai un risveglio". L'imputato ha detto ancora "sono trascorsi anni in cui la pubblica accusa mi definisce il fidanzato di Amanda che uccider per niente. Ognuno dice la sua: c'è la Venere in pelliccia che lo plagia e gli da ordini; c'è chi lo fa uscire (riferendosi a se stesso, ndr) da un sacco nero; chi gli mette in mano un coltello. E' quello che è accaduto in questo processo". Poi un riferimento agli investigatori: "Ho sentito dire dagli inquirenti che avrei accusato Amanda. Non è vero, è completamente falso". Poi ha raccontato di "30 poliziotti intorno a noi, tanti verbali in una sola notte. Ma lì c'era desiderio e volontà di uscire dalla Questura il prima possibile e tornare a casa e trovare qualcuno che ci aiutasse, perché eravamo soli. Non è vero che io abbia accusato Guede, è assolutamente falso non l'ho mai conosciuto, non ne ho mai sentito parlare. L'ho incontrato solo in qualche udienza, è assurdo anche doverlo ripetere".

Più di 1400 giorni in carcere -
Superando un altro momento di forte emozione, Raffaele aggiunge: "Io e Amanda siamo detenuti da più di 1.400 giorni, trascorsi 20 ore al giorno in uno spazio che non supera i 2,5x3 metri. E' una situazione talmente drammatica che anche piccolissime cose rappresentano una importanza direi fondamentale. Come una carezza, un abbraccio, una prova di conforto che per un momento fanno lasciar da parte problemi gravissimi". L'imputato ha detto anche di "sacrifici enormi delle nostre famiglie" per affrontare il processo e tirar fuori la verità "che a me sembrava scontata sin dall'inizio. Cosa vi può dire Raffaele Sollecito, al quale nessuno ha mai chiesto qualcosa? La sera del 1 novembre ero in una situazione bellissima, quasi idilliaca per certi punti di vista, da lì a pochi giorni stavo per discutere la mia tesi di laurea. Amanda è una ragazza bella, solare, vivace e dolce. Con lei dovevo trascorrere il primo fine settimana da solo. Tra noi due solo tenerezze e coccole, il nostro desiderio era semplicemente questo, non c'è niente di più in quella serata".

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