Parma senza pace: indagati 11 assessori per abuso d'ufficio

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Dopo la bufera giudiziaria che ha portato all’arresto dell’assessore alla Scuola, Giovanni Paolo Bernini, e alle dimissioni del sindaco, Pietro Vignali, una nuova inchiesta travolge il Comune: nel mirino i lavori di riqualificazione dell’Ospedale Vecchio

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Il cielo non riesce proprio a tornare sereno su Parma. Le dimissioni del sindaco Pietro Vignali sembravano essere l'ultimo capitolo di una brutta vicenda politico-giudiziaria iniziata a giugno con gli undici arresti per le indagini 'Green Money' (tangenti per verde pubblico) e proseguita con i quattro di lunedì scorso per l'inchiesta 'Easy Money' (tangenti per le mense dei bambini) con in manette anche l'assessore Giovanni Paolo Bernini. Ma è arrivato il nuovo temporale con undici assessori indagati insieme a un ingegnere del Comune e ai due massimi rappresentanti dell'azienda di costruzioni Pizzarotti.

Nel mirino il progetto di riqualificazione dell'Ospedale Vecchio, l'edificio del 1300 che il Comune, attraverso un project financing, voleva trasformare nella nuova “cittadella della carta” con aree commerciali, un albergo e spazi museali. La Procura ha chiesto il sequestro preventivo della struttura ipotizzando l'abuso d'ufficio in concorso e la violazione dell'articolo 170 codice Urbani sui beni culturali. Indagati tutti i membri della Giunta che firmarono la delibera del 27 maggio 2010 con cui venne stata stipulata la convenzione con l'impresa Pizzarotti allo scopo, secondo l'ipotesi accusatoria, di favorire l'azienda parmigiana. Nel registro degli indagati sono finiti il vicesindaco Aldo Buzzi, altri 10 tra assessori e ex assessori, l'ingegnere Gianpaolo Monteverdi, responsabile del procedimento che ha sancito la convenzione, i rappresentanti della Pizzarotti Aldo Buttini e Paolo Pizzarotti. Non sono  indagati il sindaco e l'assessore alle politiche scolastiche Giovanni Paolo Bernini (quello in carcere per le tangenti per i servizi scolastici) perché assenti, come l'assessore allo sport, il giorno in cui la Giunta approvò la delibera.

A dare la notizia dell'inchiesta, totalmente scollegata dalle due precedenti, è stato lo stesso procuratore capo Gennaro Laguardia. L'accusa è quella di aver favorito la Pizzarotti, azienda edile di livello nazionale, nelle clausole del contratto per i lavori in project financing. Lavori mai partiti anche per l'opposizione della associazione Monumenta. La violazione del codice urbano riguarderebbe invece le modalità dell'intervento previsto: non un restauro ma uno stravolgimento di un edificio di valore storico.

Alle accuse ha risposto il vicesindaco Buzzi. "Non avendo ricevuto alcuna comunicazione, mi baso sulle dichiarazioni del procuratore - ha scritto in una nota diffusa in serata - Essendo stato tutto fermo per anni (trascorsi in cause che il Comune ha vinto in tutte le sedi e i gradi di giudizio), abbiamo ritenuto legittima la richiesta della ditta affinché le condizioni economiche venissero adeguate alle condizioni di mercato. Si tratta quindi di una formalizzazione di un diritto già acquisito cinque anni prima da un soggetto privato, nei confronti del quale potrebbe anche profilarsi la necessità di un risarcimento in caso di un cambiamento delle condizioni di aggiudicazione". "Sui vincoli di conservazione - ha concluso - le autorizzazioni alla Soprintendenza vanno richieste prima della approvazione della progettazione definitiva, che al momento non è nemmeno stata avviata". La Pizzarotti ha fatto sapere "di aver agito nel pieno rispetto della normativa di settore" e ha espresso "piena fiducia nell'attività portata avanti dalla Magistratura.
Questo è comunque l'ultimo tsunami giudiziario che ha colpito un'amministrazione ormai indirizzata verso il commissariamento. Il segretario generale Michele Pinzuti si è incontrato con il prefetto Luigi Viana per tracciare le tappe per la nomina del commissario prefettizio.

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