L’Aquila, quelle case “temporanee” diventate la normalità

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Due anni fa il premier consegnava alla popolazione colpita dal sisma le chiavi delle abitazioni del progetto C.A.S.E. Oggi sono ancora 13mila le persone assistite dallo Stato. La città fa i conti con la ricostruzione che non c'è. LO SPECIALE

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Una casa in muratura, dotata di elettrodomestici e stoviglie e addirittura una bottiglia di spumante pronta da stappare per festeggiare l'addio alla tendopoli e l'inizio di una nuova vita. Era il 29 settembre del 2009.
Esattamente due anni fa, nel giorno del suo compleanno, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi consegnava agli aquilani colpiti dal terremoto dell'aprile 2009 (VAI ALLO SPECIALE) le chiavi delle abitazioni del progetto C.A.S.E. acronimo di Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili, soluzioni abitative temporanee destinate alla popolazione del capoluogo abruzzese. (GUARDA IL VIDEO)

Soluzioni abitative temporanee, per l'appunto.
Al 21 settembre 2011, invece, sono ancora 12.215 le persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione, 13.328 quelle alloggiate nel Progetto C.A.S.E., 7.118 nei MAP, 1847 in affitto e altre strutture comunali, 627 in strutture ricettive (105 fuori provincia). Inoltre, 168 aquilani sono ancora ospitati nelle caserme del capoluogo. (QUI IL REPORT COMPLETO). A quasi due anni e mezzo dal terremoto, la ricostruzione non è ancora partita, e l'Aquila "sta come sta come stea".
Questo il mantra che i cittadini continuano a ripetere. Perché la città spezzata dal sisma oggi "è la terra di nessuno, nello spazio e nel tempo. Tra il definitivo di prima e il provvisorio di adesso" scrivono i cittadini nello spazio su Facebook chiamato "L'Aquila la città che non c'è" nato per denunciare e mostrare il degrado, l’incuria e l’abbandono che stanno inghiottendo il capoluogo abruzzese (GUARDA LE FOTO).

Il comitato 3e32, che prende il nome dall'ora in cui la scossa ha sorpreso la città impreparata ad a difendersi e reagire alla furia del terremoto, chiede per contro di fermare le colate di cemento che in maniera indiscriminata stanno deturpando il volto del territorio (GUARDA IL VIDEO) e si è fatto promotore di un'iniziativa per la costituzione di una rete di cittadini per elaborare un’idea di città, salvarne la bellezza e renderla vivibile e sostenibile.
Intanto, però, come denuncia Celso Cioni, direttore della Confcommercio dell'Aquila, "c'è tanta gente che ha gettato la spugna e se ne è andata". E segnala un esodo sempre più drammatico e preoccupante dei commercianti dal capoluogo abruzzese. "Sono andate via circa 10mila persone in due anni e mezzo, da quando si è verificato il terremoto - continua Cioni - una percentuale alta visto che a L'Aquila risiedevano 80 mila persone". Un dato che emerge dalle iscrizioni scolastiche che dal 2009 al 2011 sono calate di 2.000 unità secondo le rilevazioni del Ministero, si è passati da 11.764 alunni del 2009 ai 9.821 del 2011.

Intanto, è iniziato il processo a carico dei componenti della Commissione Grandi rischi che nella primavera del 2009 avrebbe lanciato “segnali rassicuranti” sullo sciame sismico che stava interessando il capoluogo abruzzese, culminato poi con la scossa delle 3.32 costata la vita a 309 persone.

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