No alla "legge bavaglio", la protesta torna in piazza

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Blogger, esponenti del mondo della cultura e della politica, Cgil e Fnsi hanno partecipato alla manifestazione organizzata a Roma contro il discusso ddl e la norma anti-blog. Mercoledì 5 ottobre inizierà l'iter in Parlamento

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Decine di cartelli con la scritta "No ai bavagli" hanno fatto da sfondo alla manifestazione organizzata al Pantheon a Roma dal Comitato per la libertà e il diritto all'informazione la cultura e lo spettacolo, per dire no alla legge sulle intercettazioni che mercoledì 5 ottobre inizierà il suo iter in Parlamento. A seguito di un accordo unanime dei gruppi, ha annunciato al termine della seduta alla Camera di giovedì 29 settembre il presidente di turno, Rosy Bindi, il prossimo 5 ottobre si terrà la votazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità, a partire dalle ore 12,30.

No al bavaglio, la protesta scende in piazza - "Siamo stanchi di sentirci dire che la legge è uguale per tutti. La legge bavaglio è un problema politico non delle persone perbene. Di giustizia la gente normale ancora muore". C'è anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano , il giovane deceduto in carcere sei giorni dopo il suo arresto per detenzione di sostanze stupefacenti, a dire no alla cosiddetta "legge bavaglio".
Insieme a lei esponenti della cultura, della politica, dello spettacolo e del web. Una mobilitazione a tutto tondo quella organizzata nella capitale contro l'accelerazione del Pdl sulla norma che regola l'acquisizione e la pubblicazione dei brogliacci. ( GUARDA LE FOTO )
All'iniziativa, organizzata dal Comitato per la libertà e il diritto all'informazione, hanno aderito, tra gli altri, diversi blogger, la Cgil , Articolo 21 , Libertà e Giustizia, Popolo Viola e Libertiamo.it.
In piazza anche i rappresentanti della neonata Unione delle giornaliste libere e autonome, denominata Giulia, tra cui le giornaliste Rai Maria Luisa Busi e Tiziana Ferrario. Presenti anche l'Usigrai, per portare avanti la battaglia "Riprendiamoci la Rai", e la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) con il suo presidente Roberto Natale. "Il nostro - ha detto chiudendo dal palco la manifestazione - non è il no di una casta ma di tanta parte della società italiana".
Hanno aderito anche decine di parlamentari del Pd, dell'Udc, dell'Idv, di Fli, oltre a esponenti di Sel.

Il ddl torna in Aula - Dopo circa un anno di silenzio, infatti, è ripreso l'iter del ddl in Aula alla Camera.
Il testo, che si rifa a quello presentato da Clemente Mastella nella scorsa legislatura, quando era Ministro della Giustizia, prevedrebbe il divieto di pubblicazione - anche parziale, per riassunto o nel contenuto - delle conversazioni non più coperte da segreto fino alla fine delle indagini o al termine dell'udienza preliminare. ( GUARDA LA SCHEDA )
Ma è contro la prevista norma anti-blog che si è scatenata la protesta di alcuni internauti . Il cosiddetto "ammazza-blog" estenderebbe la regolamentazione della carta stampata ai siti informatici, in particolare relativamente all'obbligo di rettifica. Una protesta portata avanti dall' associazione Agorà Digitale.

La norma ammazza blog - La disposizione che mette il “bavaglio” al Web è all’articolo 1, comma 29 del ddl che porta il nome dell’ex ministro della Giustizia, Angelino Alfano. E prevede multe fino a 12 mila euro per i blogger che non pubblicano una rettifica “entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

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