Nuovo colpo alla ‘ndrangheta al Nord: arresti a Brescia

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Tra le dieci persone fermate anche i boss vicini alle famiglie Morabito e Papalia di Reggio Calabria. Uno degli indagati voleva vendicarsi di alcuni magistrati. L'organizzazione era dedita al traffico internazionale di droga dal Sud America all'Italia

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Ancora un colpo alla ‘ndrangheta al Nord. La squadra mobile di Brescia ha scoperto un traffico internazionale di droga dal sud America all'Italia attraverso la Spagna. Dieci persone, indiziate di appartenere a clan della 'ndrangheta, alcuni vicini alle famiglie Morabito e Papalia di Reggio Calabria, sono state arrestate. Tra questi anche Pino Mazzaferro, personaggio di spicco della 'ndrina di Lumezzane, nel Bresciano.

Gli inquirenti, coordinati dalla Dda della procura di Brescia hanno ripercorso e ricostruito un traffico di un centinaio di chili di cocaina. A dicembre sono stati effettuati sequestri per 10 chili. La droga era destinata ad approvvigionare il mercato del bresciano, del Veneto e del Nord Italia. Nell'ambito delle indagini sono emersi propositi di vendetta da parte di uno degli indagati nei confronti di alcuni magistrati del distretto di Brescia, ritenuti responsabili della confisca di beni di sua proprietà.

Si tratta dell’ennesima operazione contro l’Ndrangheta al Nord. Nel mese di giugno erano state arrestate 19 persone in Piemonte, che avrebbero esportato i riti e i modelli delle cosche nelle regioni settentrionali. Tra questi anche un consigliere del comune di Alessandria. Sempre nel mese di giugno un’analoga operazione aveva coinvolto più di 140 indagati tra Milano, Torino, Modena e Reggio Calabria. In Liguria, nel marzo scorso, a causa delle infiltrazioni della ‘ndrangheta era stata sciola la Giunta Comunale di Bordighera, L’indagine era nata in seguito alle presunte minacce nei confronti di due assessori da parte di due malavitosi. La presenza al Nord sempre più avvolgente non fa perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in Calabria" aveva commentato il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso. Un concetto già espresso anche dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatore, in una lettera al Corriere della Sera. “In Calabria ci sono il cuore e la testa dell'organizzazione criminale, quanto nel Nord Italia le sue ramificazioni e la sua espansione economica".

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