Caso Scazzi, Cassazione: indizi deboli su Cosima e Sabrina

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I supremi giudici hanno dato ragione alla difesa delle due donne, coinvolte nell’omicidio della ragazza: annullate le ordinanze di custodia cautelare. Entrambe però resteranno ancora in carcere

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Per la seconda volta la Cassazione dà ragione alla difesa di Sabrina Misseri. Questa volta insieme alla posizione della ragazza accusata di aver ucciso la cuginetta Sarah Scazzi, ad Avetrana il 26 agosto del 2010, i supremi giudici hanno valutato anche gli indizi a carico della madre di Sabrina, Cosima Serrano: e hanno deciso che anche quelli erano deboli. O comunque non sufficienti a superare il vaglio di legittimità.

Adesso il Tribunale della libertà di Taranto dovrà riesaminare le ordinanze di custodia cautelare in carcere - le due donne continuano ad essere recluse e non lasciano la cella che condividono - emesse con riferimento sia all'accusa di omicidio che a quella di sequestro di persona.

I ricorsi dei difensori contro entrambi i capi di imputazione sono stati "riunificati" dalla Cassazione e, dunque, finché non verranno depositate le motivazioni della decisione di questa sera non si conoscerà quale dei provvedimenti di custodia abbia maggiormente dimostrato la sua debolezza. Nella sua requisitoria, invece, il sostituto procuratore generale della Cassazione Vito Monetti aveva chiesto la conferma sia dell'ordinanza per omicidio emessa dal Tribunale della Libertà di Taranto lo scorso 20 giugno, sia di quella del 12 luglio che aveva esteso la custodia in carcere anche per l'accusa di sequestro di persona.

Il pg, in camera di consiglio, aveva parlato per meno di 10 minuti e non aveva mancato di mostrare, comunque, "perplessità" su questa vicenda giudiziaria, pur confermando la validità dell'operato dei giudici di merito. "Cosa volete che vi dica: è la seconda volta che siamo tornati in Cassazione chiedendo la scarcerazione di Sabrina, ed é la seconda volta che i supremi giudici annullano, se pur con rinvio, un provvedimento emesso dall'autorità giudiziaria di Taranto...", ha commentato l'avvocato Franco Coppi, difensore di Sabrina, che prima della decisione aveva ribadito come l'alibi della sua assistita fosse "di ferro". "L'alibi di Sabrina - ha detto - è consacrato da una serie di telefonate che lei aveva in corso per organizzare una gita al mare: i tabulati certificano queste chiamate nei momenti in cui, secondo l'accusa, veniva uccisa la povera Sarah Scazzi".

La discussione, in Cassazione, si era protratta per circa 5 ore, dalle 10 del mattino alle 3 del pomeriggio. Non erano mancati inconvenienti: c'era stata una lunga battuta d'arresto alla ricerca del ricorso della difesa di Cosima Serrano contro la custodia cautelare per il sequestro. Alla fine il ricorso è stato rintracciato nella cancelleria della I Sezione penale che ne ha così potuto prendere cognizione. In questo modo si è evitato il rinvio dell'udienza. Alla difesa faceva gioco avere una decisione della magistratura di legittimità in vista dell'apertura del processo il prossimo 10 ottobre.

E' la terza volta che la Cassazione annulla con rinvio provvedimenti di custodia cautelare a carico delle persone coinvolte nel delitto di Avetrana: due volte per Sabrina, una volta per Cosima e nemmeno una settimana fa, il 21 settembre, per Carmine Misseri e Cosimo Cosma, zio e cugino di Sabrina accusati di soppressione di cadavere. Le motivazioni del verdetto di questa sera saranno depositate tra circa 30 giorni e saranno estese dal consigliere Margherita Cassano.

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