Mez, i pm: innegabili gli indizi contro Amanda e Raffaele

1' di lettura

Il procuratore generale Costagliola boccia la superperizia: “Negare la presenza del dna della vittima e di Sollecito sul coltello e sul gancetto è una falsificazione scientifica della realtà”. E ai giudici: “Sentitevi un po’ genitori di Meredith". VIDEO

Guarda anche:
L'omicidio di Meredith Kercher: LE FOTO
Meridith, i periti: sul coltello non c'è sangue

"Negare la presenza del dna di Meredith Kercher e Raffaele Sollecito sul coltello e sul gancetto, è una falsificazione scientifica della realtà". Lo ha affermato il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola nella sua requisitoria nel processo di secondo grado ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito parlando della perizia svolta dai professori Carla Vecchiotti e Stefano Conti , gli esperti incaricati dalla Corte di assise di appello di Perugia di eseguire nuovi accertamenti. Una perizia in cui qualche mese fa, i consulenti avevano stabilito che non erano attendibili gli accertamenti compiuti dalla polizia scientifica sulla lama del coltello e quelli sul gancetto del reggiseno della ragazza, prove chiave nel processo contro Knox e Sollecito. "Poco prima di Costagliola, anche il nuovo procuratore generale di Perugia, Giovanni Galati, ha definito le conclusioni delle ultime perizie "infondate e con evidenti lacune". I due imputati, che scontano 25 e 26 anni di reclusione , erano presenti in aula. Entrambi si proclamano innocenti. Meredith Kercher venne ferita alla gola con un coltello e uccisa a Perugia la sera del primo novembre del 2007.

Costagliola ai giudici: “Vorrei che vi sentiate un po’ genitori di Mez” - Concludendo la sua requisitoria Costagliola si è poi rivolto alla Corte di Assise di appello di Perugia: "Vorrei che nel decidere, voi giudici vi sentiate anche un po' genitori di Meredith Kercher, una giovane discreta e seria a cui questi bravi ragazzi di buona famiglia hanno impedito di vivere". Per il procuratore generale "c'è stata una quasi ossessiva campagna dei mezzi di comunicazione, della stampa e della televisione che ha fatto sentire gli spettatori tutti un po’ come genitori di Amanda e Raffaele, due ragazzi di buona famiglia tenuti in carcere per l'accanimento della Procura".

Mignini: “Ricordo ancora gli occhi sbarrati di Mez” - Poi, ha preso la parola in Aula il pubblico ministero Giuliano Mignini, il magistrato che fin dall’inizio si è occupato dell’omicidio di Meredith Kercher. “Ricordo ancora gli occhi sbarrati di questa ragazza. Mi sono rimasti impressi e me ne ricorderò per tutta la vita" ha detto iniziando la sua requisitoria. E rivolgendosi alla Corte: “L'andamento del processo fiction e il parallelo processo mediatico lo stiamo vedendo da tempo, ma a voi deve interessare soltanto la realtà del processo. Il processo deve celebrarsi qui, in questa aula, e non fuori. In camera di consiglio dovrete dimenticare il clamore mediatico". Mignini ha parlato poi di "assoluto e vergognoso oblio che si è lasciato cadere sulla vittima di questa vicenda criminale".

Le parole di Guede come macigni - I pm hanno poi sottolineato nella loro requisitoria che nel processo d’appello le parole di Rudy Guede "pesano come macigni". L'ivoriano è stato condannato definitivamente a 16 anni di reclusione per il concorso nel delitto. Ha sempre ammesso la sua presenza nella casa del delitto mentre la studentessa inglese veniva uccisa negando però di avere partecipato direttamente all'aggressione. Guede ha invece sostenuto che Sollecito e la Knox si trovavano nella casa di via della Pergola mentre la Kercher veniva uccisa. "L'accusa di Rudy rende secondario perfino l'esito della perizia" ha detto il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola. "In questo processo - le parole del pm Giuliano Mignini - non ci sono solo il gancetto di reggiseno e il coltello. C' è la testimonianza di Guede che era sul luogo del delitto e ha accusato gli imputati".

Bongiorno: “La requisitoria? Una giravolta” - Fuori dall’Aula, parlando con i giornalisti, l’avvocato Giulia Bongiorno , uno dei difensori di Raffaele Sollecito, ha così commentato la requisitoria dei pubblici ministeri: una "giravolta, una sterzata". E ha aggiunto: "Dopo il fallimento della perizia i pm non puntano più sul Dna. Si riciclano vecchie prove, argomenti fragili e inconsistenti. Una debolezza dell'accusa". Riferendosi alle accuse rivolte dai pubblici ministeri ai media definiti favorevoli agli imputati, il legale ha invitato ad andarsi a riguardare i titoli dei giornali del 6 e 7 novembre del 2007 quando "i colpevoli erano indicati con certezza". "Ora - ha concluso l'avvocato Bongiorno - i media stanno doverosamente prendendo atto di quello che sta succedendo".

La sentenza il 3 ottobre - Definito il calendario delle prossime udienze del processo d'appello a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher. La requisitoria dei pm cominciata il 23 settembre proseguirà anche sabato 24. Lunedì la parola passerà alle parti civili. Martedì è previsto l'avvio delle arringhe della difesa della Knox. Mercoledì il processo si fermeràin quanto l'aula sarà occupata per un altro procedimento. Poi sarà la difesa Sollecito a prendere la parola. Tra venerdì e sabato le repliche e lunedì tre ottobre per la camera di consiglio e la sentenza.

Le parole del pm Mignini:

Leggi tutto