Milanese, i reati contestati

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Il parlamentare (autosospeso dal Pdl) ex braccio destro del Ministro Giulio Tremonti è accusato di rivelazione di segreto di ufficio, corruzione e associazione per delinquere. I magistrati di Napoli hanno chiesto il suo l'arresto. LA SCHEDA

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Soldi (almeno 450mila euro in contanti secondo l'accusa), orologi di valore, gioielli, auto di lusso - tra cui una Ferrari Scaglietti e una Bentley -, viaggi e soggiorni all'estero, in cambio di notizie riservate sulle indagini della Guardia di Finanza e di un intervento per le nomine nelle società controllate dal ministero dell'Economia.

E' questa l'accusa che la procura di Napoli rivolge al parlamentare Marco Milanese (autosospeso dal Pdl) - 52 anni, ex finanziere e soprattutto ex braccio destro del ministro Tremonti - nei confronti del quale la Camera deve decidere se autorizzare o meno l'arresto. I reati ipotizzati nei suoi confronti sono associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio.

La richiesta d'arresto della procura di Napoli è conseguenza dello sviluppo dell'indagine in cui fu coinvolto nei mesi scorsi l'imprenditore Paolo Viscone - suo amico di vecchia data ed ora suo principale accusatore - in relazione alle attività delle sue società, tra cui l'Arteinvest.

Milanese, è scritto nell'ordinanza di custodia cautelare, "in concorso con ufficiali della Gdf, avrebbe rivelato a Viscone notizie riservate sulle indagini svolte dalla stessa Gdf sul suo conto e sulle sue società. Tutto ciò, violando i doveri di ufficio inerenti, prima, la sua funzione di aiutante di campo del ministro e, poi, di consigliere politico dello stesso Tremonti". Secondo il gip Amalia Primavera, inoltre, "può tranquillamente affermarsi" che il deputato, proprio nella sua qualità di consigliere di Tremonti, "abbia promesso prima, ed assicurato poi, l'attribuzione di nomine ed incarichi" in diverse società controllate dal ministero, ricevendo "come corrispettivo somme di denaro e altre utilità".

In particolare, per i pm è accertato "al di fuori di ogni dubbio" che Milanese abbia assicurato la nomina di Guido Marchese a componente del collegio sindacale nelle società a partecipazione pubblica Ansaldo Breda, Oto Melara, Ansaldo Energia, Sogin, Sace, ricevendo "dallo stesso la somma di centomila euro". Con lo stesso "modus operandi, risulta abbia imposto la nomina di Carlo Barbieri a consigliere di amministrazione di Federservizi, società controllata dalle Ferrovie dello Stato".

Dal canto suo il deputato del Pdl ha sempre respinto ogni accusa sostenendo, in una memoria consegnata alla Giunta della Camera di non essere il "deus ex machina" delle nomine, di non aver mai ricevuto regali o altre utilità e di esser stato chiamato in causa da Viscione per la mancata vendita della sua società di assicurazioni (un affare da 50 milioni) e per aver ostacolato la candidatura di suo genero a sindaco di Cervinara.

La procura di Napoli contesta anche a Milanese di aver pagato l'abitazione in via Campo Marzio a Roma, utilizzata dal ministro Tremonti ma questo filone d'indagine è stato trasferito per competenza alla procura della capitale. Per l'affitto dell'appartamento di proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni (8.500 euro al mese), Milanese ha affermato - e Tremonti ha confermato - che il ministro dell'Economia pagava un contributo di mille euro a settimana, in contanti.

Il deputato del Pdl, infine, è coinvolto anche in un'altra inchiesta importante, quella sulla P4, in veste di persona informata sui fatti. E' stato lui a confermare ai pm che fu l'allora capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, nel corso di una cena nella foresteria dell'AdnKronos, a dire all'editore dell'agenzia di stampa Pippo Marra di avvertire Luigi Bisignani che sul suo conto erano in corso indagini a Napoli. Il generale ha sempre smentito questa tesi.

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