Preti pedofili, le vittime a Roma per rompere il silenzio

Una foto d'archivio del sit-in delle vittime di abusi da parte di preti pedofili (31 ottobre 2010, Roma)
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Si chiude il 20 settembre in Italia la mobilitazione europea lanciata dall’associazione statunitense Snap, la stessa che ha denunciato il Papa all’Aja con l’accusa di aver coperto gli abusi. L’obiettivo: aiutare chi ha subito violenze a parlare

di Chiara Ribichini

Amsterdam, Bruxelles, Berlino, Parigi, Vienna, Londra, Dublino, Varsavia, Madrid e Roma. Dieci tappe, otto giorni e un solo obiettivo: incoraggiare chi è stato vittima di molestie sessuali da parte di preti pedofili a rompere il silenzio e parlare. La mobilitazione, che si concluderà martedì 20 settembre nella città dove ha sede lo stato Vaticano, porta la firma della Survivors Network of those Abused by Priest (Snap). Si tratta della stessa associazione che, insieme con gli avvocati dell’organizzazione per i diritti umani Center for Consistutional Rights, ha presentato il ricorso al Tribunale Penale internazionale dell’Aja contro papa Benedetto XVI e altri tre esponenti delle gerarchie vaticane: Tarcisio Bertone, attuale segretario di Stato vaticano; il suo predecessore, Angelo Sodano, oggi decano dei cardinali; il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, William Levada.

L’accusa rivolta ai vertici della Chiesa è di aver coperto i reati commessi da prelati contro i minori nel mondo. Un’accusa già avanzata da diversi giornali americani, come il New York Times o il Washington Post, alla quale i legali della Santa Sede hanno sempre risposto sottolineando che ogni vescovo ha responsabilità giuridica nella sua diocesi, la Chiesa non è una multinazionale. Una denuncia senza precedenti che continua a scatenare un polverone di polemiche e prese di posizione a favore del Papa.
Il giurista Giuseppe Della Torre, rettore dell’Università Lumsa, ha definito il ricorso all’Aja come una “inutile enormità”, evidenziando che si tratta di un'iniziativa senza alcuna base giuridica “sia perché la Santa Sede non ha firmato il trattato istitutivo della corte penale internazionale, sia perché la giurisdizione di quest'autorità non si sostituisce a quella degli Stati, bensì funziona solo qualora gli Stati stessi non esercitino le loro funzioni. E non è questo il caso". Lo stesso giudice alla Corte Penale internazionale dell’Aja Cuno Tarfusser, in un’intervista a Radio24, ha detto che “la strada perché questa denuncia vada avanti mi sembra un po' stretta''. Molti hanno voluto sottolineare che proprio sulla pedofilia Benedetto XVI ha fatto molto di più dei suoi predecessori. Tra i provvedimenti, che Famiglia Cristiana elenca uno ad uno, la lettera ai cattolici d’Irlanda o l’incontro con le vittime a Malta.

Le associazioni delle vittime, però, vanno avanti. E puntano a sollecitare con la denuncia all’Aja indagini e azioni legali e, con la mobilitazione, a stimolare una discussione sul problema. “Vogliamo far sì che ogni singola persona che ha subito abusi, sappia di non essere sola - afferma Barbara Blaine, presidente e fondatrice di Snap - vogliamo anche che i cattolici coinvolti abbiano un posto sicuro in cui poter parlare del proprio caso e capire quanto possono aiutare a creare una chiesa e una società più sicure". A Roma, all’appuntamento conclusivo della campagna itinerante per l’Europa, ci sarà anche il coordinatore della Rete L’Abuso, l’organizzazione italiana collegata alla Snap, Francesco Zanardi. “Vogliamo che vengano applicate nei fatti le linee guida del Vaticano contro i preti pedofili che per ora si trovano solo sulla carta” dice a Sky.it. “Vogliamo che i sacerdoti che hanno commesso abusi vengano tolti dalle parrocchie e che stiano lontani dai minori”.

Savonese, 41 anni, da tempo in prima linea nella lotta contro la pedofilia, Francesco Zanardi ha preparato un rapporto da portare a Roma che raccoglie 130 casi di sacerdoti condannati per pedofilia in Italia. Poi, il 22 settembre, partirà nuovamente dalla Liguria alla volta della capitale per una nuova iniziativa. “Da Savona arriverò a San Pietro, dove ho chiesto udienza al Papa (già lo scorso giugno Zanardi aveva incontrato il presidente della Cei il cardinale Angelo Bagnasco, ndr). Camminerò a piedi per fare in modo di avvicinare e incontrare le vittime. Per aiutarle ad uscire allo scoperto nella loro realtà, a non nascondersi”. Una realtà che lui stesso ha vissuto in prima persona. “Avevo 10 anni, sono stato violentato per sei anni da uno dei sacerdoti della mia parrocchia. All’inizio non ti rendi conto. Quando ho preso consapevolezza della violenza psicologica e fisica che stavo subendo sono stato assalito da un senso di vergogna che mi ha tolto le parole. Non riuscivo a raccontare il mio dramma a nessuno. Fino al 2007, quando ho trovato la forza di denunciare tutto quello che mi era accaduto. Che cosa mi ha spinto? Lo sguardo basso dei bambini che incontravo per le strade del mio paese. Nuove vittime del mio carnefice”.

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