‘Ndrangheta, evade dall’ospedale il boss Antonio Pelle

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Il capo del clan di San Luca, detto “vancheddu” ma conosciuto come “la mamma”, è ritenuto il responsabile della strage di Duisburg. Era stato scarcerato per motivi di salute. Inchiesta dda: durante il ricovero nel nosocomio di Locri non era piantonato

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Il boss della 'ndrangheta Antonio Pelle, di 49 anni, detto "vancheddu" ma conosciuto come "la mamma", ritenuto il capo dell'omonimo clan di San Luca protagonista della faida culminata nella strage di Duisburg, è evaso dall'ospedale di Locri dove era ricoverato da cinque giorni. L'evasione è avvenuta nel pomeriggio di mercoledì 14 settembre. Quando i medici si sono recati nella sua stanza si sono accorti che non c'era e che non era presente neanche in altri locali dell'ospedale. Pelle, condannato a 13 anni di reclusione per associazione mafiosa nell'ambito del procedimento contro le cosche Nirta-Strangio e Pelle-Vottari, aveva ottenuto gli arresti domiciliari per una grave forma di anoressia nell'aprile scorso su decisione della Corte d'appello di Reggio Calabria. Cinque giorni fa, l'uomo ha avuto un malore ed è stato portato al pronto soccorso dell'ospedale di Locri dove è stato ricoverato.

Inchiesta sull’evasione -
Sull'evasione di Pelle la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, d'intesa con la procura di Locri, ha avviato un'inchiesta. L'indagine mira ad accertare se il boss abbia beneficiato di aiuti interni od esterni all'ospedale per rendersi irreperibile. Pelle, nei suoi giorni di ricovero in ospedale, non era sottoposto ad un piantonamento fisso. Le forze dell'ordine si recavano a fare controlli in vari momenti della giornata. Ed è stato proprio durante uno di questi controlli che è stata scoperta l'evasione.
Sul caso è intervenuto il vicesegretario dell'Udc Mario Tassone, componente della commissione antimafia. "E' inammissibile che per una leggerezza del genere si possa pregiudicare e mortificare lo straordinario lavoro compiuto in questi anni da magistrati e
forze dell'Ordine contro una delle faide più pericolose e sanguinarie del panorama criminale internazionale, come quella di San Luca. Chiediamo al governo di dare spiegazioni sull'accaduto al Parlamento e al Paese".

Chi è Antonio Pelle - Antonio Pelle, il boss di San Luca era stato arrestato il 16 ottobre del 2008 della squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Operativo dopo un anno di latitanza. Il boss fu sorpreso all'interno di un bunker super-tecnologico realizzato in un capannone in costruzione nelle campagne di Ardore Marina. Il rifugio era un vero e proprio mini appartamento con tre stanze: una camera da letto, un bagno, una cucina. All'interno c'era anche un settore dove fu trovata una mini piantagione di canapa indiana. All'epoca Pelle era ricercato in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione Fehida condotta contro gli affiliati alle cosche di San Luca Pelle-Vottari e Nirta Strangio, protagoniste di una sanguinosa faida culminata nella strage di Duisburg del Ferragosto 2007 in cui furono uccise sei persone ritenute dagli inquirenti affiliate proprio ai Pelle-Vottari. Pelle è stato condannato in primo grado con rito abbreviato a 13 anni di reclusione dal gup di Reggio Calabria il 19 marzo 2009. Condannato per associazione mafiosa, Pelle è comunque ritenuto dagli investigatori "il capo di quello schieramento che ha portato all'omicidio di Maria Strangio nel Natale del 2007 e che ha suscitato la reazione delle cosche opposte culminata con la strage di Duisburg". Un'affermazione che prende spunto dagli atti dell'inchiesta sulla strage di Duisburg dalla quale emerge che una delle vittime di Ferragosto, Marco Marmo, si era recato in Germania per procurare un furgone blindato ed un fucile di precisione che gli erano stati chiesti dalla "mamma". Il mezzo e le armi dovevano servire per uccidere Giovanni Luca Nirta, capo dell'omonima famiglia e marito di Maria Strangio, uccisa nella strage di Natale a San Luca.

“Un ospedale senza controllo” - In un’inchiesta pubblicata domenica 11 settembre sul Quotidiano della Calabria, l’ospedale veniva descritto come un posto senza controllo, dal si può entrare ed uscire indisturbati. Il giornalista, nel suo resoconto, ha raccontato di avere girato indisturbato per le varie corsie e stanze di degenza e di essere riuscito anche ad entrare nelle stanze dei medici ed in alcuni uffici, potendo anche visionare documenti coperti dalla privacy, senza che nessuno, a causa della carenza di personale di cui la struttura soffre, lo abbia fermato o gli abbia chiesto spiegazioni. Nell'ospedale, tra l'altro, non c'è neanche il posto fisso di polizia, dismesso nell'ottica di una razionalizzazione dei costi imposta al Dipartimento della Pubblica sicurezza dai tagli alle risorse. L'ospedale e l'Azienda sanitaria di Locri, da cui il nosocomio dipende, tra l'altro, sono stati stato al centro di diverse inchieste della magistratura dal momento che secondo gli investigatori, nella struttura c'è stata, per anni, una vera e propria infiltrazione della 'ndrangheta.

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