Tarantini: "Intercettazioni compromettenti per Berlusconi"

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Nell’interrogatorio di garanzia l’imprenditore avrebbe parlato delle telefonate in mano ai pm. Il suo legale a SkyTG24: "Chiaro che dal premier riceveva delle somme". Secondo L’Espresso Berlusconi disse a Lavitola di "non tornare in Italia": è polemica

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"Nelle intercettazioni di Bari ci sono cose che compromettono Berlusconi". Lo avrebbe detto Gianpaolo Tarantini, arrestato il 1° settembre per la presunta estorsione ai danni del presidente del Consiglio, ai magistrati nel corso dell'interrogatorio di garanzia che si è svolto a Napoli.
L'imprenditore, che avrebbe usato l'espressione "Ruby 2" per definire l'inchiesta sulle escort, ha spiegato di essere preoccupato soprattutto per le conseguenze che la pubblicazione delle intercettazioni potrebbero avere sul suo matrimonio. "Chi ci va più di mezzo – avrebbe fatto mettere a verbale - non è tanto il presidente, perché che il presidente abbia abitudini sessuali con tante donne lo sa tutto il mondo. In quelle intercettazioni – avrebbe chiosato l'imprenditore – io il giorno dopo mi separo con mia moglie, al cento per cento, fidatevi!”.

L'avvocato di Tarantini a SkyTG24
- Parla ai microfoni di SkyTG24 uno degli avvocati di Tarantini. Che dice: “Lui vuole dire la verità e noi speriamo che questo serva a chiarire la sua posizione e a tirarlo fuori da questa situazione”. “Comunque – ha aggiunto il legale – è ormai acclarato che dal presidente del Consiglio gli venivano corrisposte queste somme: 3, 4, 5 mila euro a settimana”.
Tarantini avrebbe spiegato ai pm di aver ricevuto soldi da Berlusconi per un progetto che riguardava la produzione di protesi ortopediche.
Il legale ha aggiunto che i pm hanno deciso di secretare invece gli atti dell'interrogatorio che si è svolto, oggi, giovedì 8 settembre.

Berlusconi a Lavitola: "Non tornare in Italia" - Intanto monta la polemica dopo l’anticipazione del settimanale L’Espresso di una telefonata in cui il premier Berlusconi sembra giustificare la latitanza di Lavitola. "Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?", chiede Valter Lavitola. "Resta dove sei", consiglia Silvio Berlusconi. Secondo L'Espresso questo è uno dei brani di una telefonata tra il faccendiere e il presidente del Consiglio datata 24 agosto. 
Lavitola era a Sofia per affari e aveva saputo delle anticipazioni di Panorama su un'inchiesta della procura di Napoli che lo accusava di estorsione nei confronti del presidente del premier. Chiama più volte Berlusconi, e dopo vari tentativi riesce a farselo passare. "Il premier - scrive il settimanale - si mostra calmo, la voce è serena: rassicura Lavitola, spiega che tutto sarà chiarito e gli dice di stare tranquillo".

Scoppia la polemica - Il Pd chiede al premier un’immediata smentita: "E' vero che Berlusconi ha consigliato Lavitola di restare all'estero anziché tornare in Italia e chiarire le vicende giudiziarie che lo riguardano? – chiede la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti – Sicuramente la questione verrà affrontata martedì nelle dichiarazioni che il capo del Governo è chiamato a rendere all'autorità giudiziaria, ma la portata di questa notizia è tale da esigere un'immediata e personale smentite su ogni eventuale  coinvolgimento del presidente Berlusconi nella latitanza di Lavitola. La situazione economica è drammatica, la reputazione del capo del governo influisce sull'umore dei mercati e i silenzi di Berlusconi non sono ammissibili, ne va della stabilità economica del paese".

Ghedini: "Notizia infondata" - "La notizia apparsa sul sito dell'Espresso che il Presidente Berlusconi avrebbe detto a Lavitola di non tornare è del tutto assurda ed infondata": è quanto dice l'on. Nicolò Ghedini, deputato del Pdl e legale del premier, il quale rileva che "con reiterate violazioni del segreto e comunque con violazione del divieto di pubblicazione, continuano ad uscire dalle indagini in corso a Napoli notizie ed atti, addirittura a volte in tempo reale rispetto agli accadimenti stessi".
"Durante una conversazione privata  e del tutto irrilevante per il procedimento in corso, di cui fra l'altro non si conosce neppure l'autenticità o la completezza - aggiunge Ghedini - il presidente Berlusconi si sarebbe limitato a ribadire al Lavitola la sua totale tranquillità ed estraneità ad ogni vicenda. Atteggiamento questo tenuto anche dal Lavitola. A fronte di tale certezze il presidente Berlusconi non avrebbe avuto motivo di  consigliare a Lavitola di tornare precipitosamente in Italia, ritenendo quindi che potesse rientrare nei tempi dallo stesso già previsti ed evidentemente correlati ad impegni di lavoro".
"Qualsiasi altra illazione - prosegue Ghedini – è palesemente diffamatoria e priva di pregio. Si ricorda inoltre che a quella data non vi era alcun provvedimento custodiale nei confronti di Lavitola - conclude il legale - che è stato emesso a distanza di quasi una settimana".

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