P4, processo immediato per Papa e Bisignani

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Accolta la richiesta dei pm, la prima udienza è stata già fissata per il prossimo 26 ottobre. Il deputato del Pdl e l’affarista sono accusati di rivelazioni di segreto d’ufficio, corruzione, concussione e falso

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Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Luigi Giordano ha deciso il rinvio a giudizio immediato per Alfonso Papa e Luigi Bisignani, i principali indagati nell'inchiesta sulla cosiddetta P4. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 26 ottobre. Bisignani e Papa sono accusati di rivelazioni di segreto d'ufficio, corruzione, concussione e falso.
Non saranno però processati per l'associazione a delinquere, reato pure riconosciuto dal tribunale del Riesame: in attesa del pronunciamento della Cassazione sui ricorsi presentati dai legali dei due indagati, l'ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere sia per Papa che per Bisignani è infatti sospesa.

Il deputato Pdl Papa si trova attualmente in carcere, Bisignani è ai domiciliari, mentre l'altro indagato Enrico La Monica risulta latitante.
Uno dei legali di Papa, Giuseppe D'Alise, ha spiegato che "è stata rigettata la nostra richiesta di spostare a Roma per competenza territoriale alcuni episodi di favoreggiamento" contestati al parlamentare Pdl, aggiungendo di voler andare a processo.

I reati contestati, fanno sapere le fonti, sono gli stessi indicati nell'ordinanza di arresto. Entro la settimana, i legali di Papa presenteranno il ricorso in Cassazione contro la decisione del tribunale del riesame che ha riconosciuto il reato di associazione a delinquere contestato dalla procura, ma non riconosciuto dal gip nell'ordinanza di custodia cautelare.

Il mese scorso, il tribunale del riesame partenopeo ha riconosciuto per Papa, Bisignani e La Monica la contestazione del reato di associazione a delinquere, oltre che - a vario titolo - quelli di concussione e ricettazione.
L'indagine P4 punta a far luce su una presunta associazione a delinquere che avrebbe interferito nelle attività di organi costituzionali, sospettata di avere acquisito informazioni riservate su procedimenti penali in corso per proteggere amici inquisiti ad eludere le indagini. Inoltre il gruppo avrebbe ottenuto notizie sensibili su esponenti di vertice delle istituzioni per infangarli e ricattarli.

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