Caso Tarantini, sentita dai pm la segretaria del premier

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Secondo l'accusa, Marinella Brambilla, storica collaboratrice di Berlusconi, avrebbe consegnato forti somme di denaro a Lavitola. La procura di Lecce intanto indaga sui presunti ritardi dei magistrati baresi nell'inchiesta sulla prostituzione

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La Procura di Lecce ha avviato indagini preliminari per verificare eventuali profili di rilievo penale legati all'operato di magistrati in servizio alla procura di Bari in relazione all'inchiesta che riguarda Gianpaolo Tarantini. L'imprenditore è stato arrestato giovedì 1 settembre per ordine del gip di Napoli per estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed è indagato nel capoluogo pugliese con l'accusa di aver procurato al premier prestazioni sessuali di giovani escort.
La procura salentina è competente ad indagare per fatti che riguardano magistrati in servizio nel distretto della Corte d'appello di Bari. L'inchiesta è affidata al pm Antonio De Donno, il quale si troverebbe a Roma proprio per lo svolgimento di attività legate all'indagine. Nei giorni scorsi la Procura di Lecce avrebbe ricevuto documenti ed intercettazioni telefoniche dai pm di Napoli Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio e Henry John Woodcock che indagano sull'estorsione al premier.

Presunti ritardi dei magistrati di Bari - Nelle intercettazioni telefoniche contenute nell'ordinanza di custodia cautelare della magistratura napoletana che ha portato all'arresto di Gianpaolo Tarantini e della moglie, sarebbero riportati alcuni passaggi in cui l'imprenditore barese parla con Valter Lavitola (anche lui destinatario dell'ordinanza, ma irreperibile all'estero) dei magistrati baresi impegnati nell'inchiesta sulle prostitute portate a casa di Silvio Berlusconi e del procuratore capo di Bari, Antonio Laudati.
In particolare, in una conversazione del 13 luglio scorso Tarantini parlerebbe con Lavitola di un esposto che il sostituto procuratore barese Giuseppe Scelsi avrebbe scritto al Csm contro il procuratore Laudati, accusandolo di avere rallentato le indagini sulla vicenda escort (la notizia era stata pubblicata quel giorno da Repubblica).

I pm convocano la segretaria di Berlusconi - Intanto, la segretaria del presidente del Consiglio, Marinella Brambilla, è stata ascoltata in procura a Napoli come persona informata dei fatti dai magistrati che stanno indagando sulla presunta estorsione ai danni del premier. Brambilla, storica segretaria di Berlusconi, è entrata in una Procura blindatissima - vietato l'accesso ai giornalisti - intorno alle 16.30 ed è stata ascoltata per circa due ore. Ad ascoltarla i tre pm responsabili dell'inchiesta - Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio e Henry John Woodcock - insieme al procuratore aggiunto Francesco Greco.
Secondo i pm, sarebbe stata materialmente Brambilla a pagare a Tarantini e alla moglie le somme che sarebbero state estorte al premier per evitare dichiarazioni che avrebbero potuto danneggiarlo. Berlusconi, per parte sua, ha smentito che ci sia stata estorsione.

Sabato 3 settembre interrogatorio per Tarantini - E' invece previsto per sabato 3 settembre l'interrogatorio di garanzia a Napoli per Tarantini e la moglie Angela Devenuto. Nell'ambito della stessa inchiesta è stata emessa un'ordinanza di arresto anche per Valter Lavitola, al momento all'estero, già coinvolto nell'inchiesta sulla cosiddetta P4.
Secondo gli inquirenti partenopei, Berlusconi avrebbe versato ingenti somme di denaro tramite Lavitola, che ne avrebbe trattenuto una parte ai coniugi Tarantini per evitare dichiarazioni che avrebbero potuto danneggiarlo, fornendo loro anche altri benefici economici come il pagamento dell'affitto di una casa a Roma, il pagamento di spese legali, impieghi e incarichi di lavoro.
Dalle indagini della Digos sarebbe anche emerso che Lavitola avrebbe concordato con Tarantini iniziative processuali più idonee per costringere Berlusconi a disporre il pagamento di ulteriori somme. Le iniziative processuali riguarderebbero anche procedimenti in cui Tarantini risulta indagato a Bari. Le cifre versate da Berlusconi, che nei giorni scorsi ha detto di non ritenersi vittima di estorsione, sarebbero di diverse centinaia di migliaia di euro, 500mila secondo fonti giudiziarie.

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