Estorsione a Berlusconi, arrestato Gianpaolo Tarantini

1' di lettura

L'imprenditore avrebbe ottenuto 500mila euro per non rivelare che il presidente del Consiglio sapeva che le ragazze portate a casa sua erano escort. Indagato anche Valter Lavitola. Ma il premier: "Inchiesta nata dalle fantasie dei pm"

Guarda anche :
Chi è Gianpaolo Tarantini: la scheda
Berlusconi e le donne: da Noemi a Patrizia D'Addario
D'Addario: "Sono stata usata per incastrare Berlusconi"
Sabina Began: Tarantini l'ho presentato io a Berlusconi

La Digos della Questura di Napoli, in collaborazione con quella di Roma, ha arrestato Gianpaolo Tarantini, di 34 anni, e la moglie, Angela Devenuto, anche lei 34enne, per il reato di estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L'arresto è stato eseguito in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli, Primavera. Ma il premier commenta: "Inchiesta nata dalla fantasia dei pm". La notizia sul fatto che a Napoli fosse in corso un'inchiesta riguardo a una presunta estorsione di 500mila euro ai danni del premier era stata anticipata nei giorni scorsi dal settimanale Panorama .

L'estorsione ai danni del premier
- Il gip Amelia Primavera ha accolto quindi la richiesta di custodia cautelare avanzata dai pm Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli nell'ambito della inchiesta che vede indagato anche l'editore e direttore dell"Avanti', Valter Lavitola (che risulta irreperibile). Secondo le tesi degli inquirenti Tarantini avrebbe ricevuto un compenso per mentire circa la consapevolezza del premier che l'imprenditore avesse portato a palazzo Grazioli escort; Tarantini, a sua volta, sarebbe vittima di un raggiro di Lavitola, che dei 500mila euro avrebbe trattenuto 400mila euro per impiegarli in operazioni finanziarie in tutta Italia. Tarantini e la moglie sono stati arrestati a Roma.

Non solo soldi - I coniugi Tarantini, secondo quanto emerge dall'inchiesta, avrebbero ottenuto dal premier non solo somme di denaro ma anche impieghi e altri incarichi di lavoro, il canone di locazione di una casa e il pagamento di spese legali. Lavitola, secondo l'accusa, avrebbe concertato con l'imprenditore barese "le iniziative processuali più idonee per costringere Berlusconi al pagamento di ulteriori somme", il tutto nell'ambito dei procedimenti che vedono Tarantini indagato a Bari.

Le intercettazioni: "Tenerlo sotto pressione"
- Secondo quanto si legge nell'ordinanza del gip di Napoli, "appaiono incontrovertibili ed univoche le lunghe conversazioni telefoniche intercettate tra Lavitola e Tarantini dalle quali si evince chiaramente come in particolare il Lavitola si prefigga di tenere sulla corda il presidente Berlusconi". Lavitola parla di mettere "con le spalle al muro" il premier, o di metterlo "in ginocchio, di "andargli addosso", e di "tenerlo sulla corda", "sotto pressione". Secondo il giudice "il tenore e il significato" delle "espressioni letteralmente utilizzate da Lavitola nel corso delle conversazioni", risultano "inequivocabili e sintomatici della logica e della prospettiva ricattatoria che muove Lavitola e i coniugi Tarantini".

Dalle intercettazioni, emerge anche una speciale vicinanza tra il premier e Lavitola. I due infatti si sentono spesso al telefono, parlano delle vicende giudiziarie del presidente del Consiglio e nel corso di una telefonata Berlusconi si sfoga dicendo: "Io tra qualche mese me ne vado da questo paese di merda, sono nauseato".

Ascolta



Pm: "Indagini compromesse da fuga di notizie" - Le indagini sull'estorsione sarebbero state "fortemente compromesse dalla criminosa sottrazione di numerosi e rilevanti contenuti della richiesta di misura cautelare ad opera di ignoti a cui ha fatto seguito nei giorni scorsi la pubblicazione degli stessi su alcuni giornali nazionali". E' quanto si legge in una nota della Procura di Napoli firmata dall'aggiunto Francesco Greco.

Possibile trasferimento dell'inchiesta - L'inchiesta potrebbe essere trasferita da Napoli in un'altra sede, per questioni di competenza. Sono gli stessi pm della procura partenopea a sollevare il nodo, nella richiesta di misure cautelari rivolta al gip: risulta infatti difficile capire dove siano avvenute - certamente non a Napoli - le dazioni al centro delle indagini. E' quindi verosimile che nei prossimi giorni gli atti possano passare ad un'altra procura, forse proprio quella di Roma. Dagli elementi di accusa finora ricostruiti emerge anche che il direttore ed editore de L'Avanti, Valter Lavitola, destinatario di una ordinanza di custodia cautelare e irreperibile, contattava Gianpaolo Tarantini attraverso schede telefoniche estere.

Lavitola: "Non sono latitante" - In una nota Valter Lavitola fa sapere che "è passata sui media la notizia che sono latitante. Non è vero. Sono all'estero per lavoro da prima che "Panorama" consentisse di esercitare i diritti di informazione dell'indagato mediante la pubblicazione del suo scoop. Come è noto alla Procura, buona parte della mia attività lavorativa si svolge all'estero ormai da qualche anno. Attendo di definire con il mio avvocato le decisioni da prendere".  "E' mia intenzione collaborare pienamente con la giustizia per chiarire la questione. Infine - aggiunge - ribadisco con forza che non mi è mai neppure passato per la testa di raggirare il presidente Berlusconi, né di impossessarmi di presunte somme destinate ad una famiglia in difficolta'".

Leggi tutto