Tbc, test anche sui bambini nati a febbraio

Policlinico Gemelli, Roma
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I controlli riguardavano solo i piccoli partoriti tra marzo e luglio. Sono 24 i neonati positivi, dopo che un'infermiera del nido del Policlinico Gemelli di Roma era risultata affetta da tubercolosi

La Regione Lazio ha deciso di estendere il test della tubercolosi anche ai nati in febbraio. La notizia è stata rilanciata dal Messaggero e poi confermata dalla governatrice Renata Polverni.
"Ho chiesto di estendere i controlli" sul contagio da tubercolosi "anche ai bambini nati al Gemelli nel mese di febbraio, semplicemente per precauzione visto che abbiamo qualche positivo a marzo". Polverini ha precisato che la sua richiesta di una estensione dei controlli non vuole "creare allarmismi", ma è stata fatta "per una maggiore sicurezza".
Procedono dunque i test dopo che alcuni neonati sono risultati positivi alla Tbc dopo essere venuti in contatto con il bacillo portato nel reparto di Neonatologia da un'infermiera malata di tubercolosi.
I controlli, sino ad oggi, erano previsti per i bambini nati nel Policlinico Gemelli nel periodo compreso tra marzo e luglio.

24 bambini positivi al test - Ci sono altri otto bambini, nati al policlinico Gemelli di Roma, risultati positivi al test della tubercolosi. Lo fa sapere la Regione Lazio spiegando
che nella giornata di venerdì 26 agosto "sono emersi 8 esami positivi, di cui 3 femmine e 5 maschi, le famiglie dei quali sono state avvisate. Cinque dei neonati positivi sono nati nel mese di marzo, uno nel mese di aprile, uno nel mese di giugno e uno nel mese di luglio". Salgono così a 24 i neonati finora risultati positivi al test della tubercolosi. L'unità di coordinamento che sta gestendo l'attività di controllo sui nati al Gemelli inseriti nel programma di sorveglianza ha sottolineato che "dei neonati risultati positivi fino a oggi e sottoposti agli ulteriori controlli previsti, nessuno è risultato malato".
Sui neonati risultati positivi al test sarà proposta la profilassi prevista dal protocollo definito dall'Unità stessa, definita anche dalle linee guida internazionali, che evita il rischio di sviluppare la malattia a seguito dell'avvenuto contatto con il micobatterio.

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