Caso Melania Rea, Parolisi: "Sono innocente"

Salvatore Parolisi all'arrivo al Tribunale de L'Aquila
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Udienza davanti al Tribunale del Riesame per il caporalmaggiore accusato di aver ucciso la moglie. Secondo i suoi legali le indagini sono state "lacunose" e "a senso unico"

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"Sono innocente". Questa volta Salvatore Parolisi lo ha detto ai giudici del Riesame dell'Aquila che domani decideranno sull'istanza di scarcerazione del caporalmaggiore dell'Esercito, arrestato il 20 luglio scorso perché ritenuto l'assassino della giovane moglie, Melania Rea. Ha mantenuto la promessa di parlare davanti ai giudici del Riesame, dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere ai due Gip - di Ascoli Piceno prima e di Teramo dopo - che lo hanno fatto arrestare. In mezzora, Parolisi - apparso smagrito e provato - ha spiegato con puntiglio di non avere mentito sulla scomparsa della moglie, il 18 aprile dal pianoro di Colle San Marco (Ascoli Piceno); che è quello il luogo dove ha visto per l'ultima volta Melania, allontanatasi per fare pipì. Che il 18 non è andato a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), dove la mattina del 20 aprile uno sconosciuto trovò il corpo di Melania, martoriato da 32 coltellate.

L'udienza - svolta in camera di consiglio, quindi non pubblica - è durata oltre cinque ore. Parolisi è arrivato su un furgone della polizia penitenziaria, fuori dal palazzo di giustizia vi era una folla di giornalisti, fotografi, cameramen e curiosi. Uno gli ha anche gridato un insulto. Il caporalmaggiore ha attraversato i pochi metri all'aperto scortato dagli agenti di polizia penitenziaria e senza tradire alcuna emozione. In aula, i suoi legali - Valter Biscotti e Nicodemo Gentile - hanno prima consegnato ai giudici una memoria difensiva di 158 pagine, poi hanno spiegato le ragioni per le quali Parolisi va scarcerato ed hanno evidenziato le "lacune" dell'inchiesta. Alla fine dell'udienza i due avvocati si sono limitati a dire di essere "molto soddisfatti per come sono andate le cose". Al Tribunale hanno chiesto di annullare l'ordinanza di custodia cautelare del Gip di Teramo e disporre la rimessione in libertà di Parolisi "perché è innocente"; in subordine, "un'altra misura meno afflittiva" (per esempio obbligo di dimora), oppure, "in via alternativa subordinata, gli arresti domiciliari" presso la casa dei genitori, a Frattamaggiore (Napoli).

Nella memoria si contestano punto per punto le accuse, sostenendo che le indagini sono state "incomplete e lacunose", "a senso unico, con un unico indagato 'ab initio': Salvatore Parolisi". L'impianto accusatorio sarebbe "debole, macchinoso" e "trae fondamento non dalle risultanze investigative, ma da personali ricostruzioni cui si perviene non attraverso l'ausilio della logica o del ragionamento inferenziale, ma plasmando i dati, piegandoli, selezionandoli, valorizzando soltanto quelli piu' idonei a dar conferma all'assunto iniziale, che muove sempre e comunque dalla colpevolezza - ante judicium - di Salvatore Parolisi".

Le loro argomentazioni sono state supportate anche dalle deposizioni di due periti della difesa, intervenuti all'udienza assieme ai pubblici ministeri della Procura della Repubblica di Teramo Davide Rosati e Greta Aloisi, che non hanno potuto rivolgere domande a Parolisi, ma hanno ribadito la loro posizione accusatoria. I periti hanno illustrato le risultanze sulle posizioni dei cellulari della coppia e sulle tracce di Dna trovate sul corpo di Melania. Aspetti che confermerebbero la versione di Parolisi e, quindi, la sua innocenza, perche' - a giudizio dei periti - il marito quel giorno poteva trovarsi a Colle San Marco e perche' sul cadavere vi e' un Dna diverso da quello di Salvatore.

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