Bongiorno, dopo sette mesi continua il giallo sulla bara

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Nella notte tra il 23 e il 24 gennaio veniva trafugata dal cimitero di Arona la salma del presentatore. Tra sciacalli, voci senza fondamento, pettegolezzi e scherzi di pessimo gusto, le indagini per individuare i colpevoli non hanno fatto progressi

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Tra sciacalli, voci senza fondamento, pettegolezzi e scherzi di pessimo gusto sono trascorsi sette mesi dalla notte fra il 23 e il 24 gennaio, quando mani sconosciute trafugarono la salma di Mike Bongiorno dal cimitero di Dagnente, una frazione di Arona (Novara).

Il conto degli arresti è salito a tre, ma in tutti i casi si tratta di personaggi che non hanno nulla a che fare con i veri ladri e che speravano solo di tirare su un po' di quattrini millantando di sapere qualcosa.

Le manette sono scattate per l'ultima volta a giugno. Nella rete dei Carabinieri è finito un torinese di quarant'anni che al parroco della borgata, don Mauro Pozzi, aveva consegnato un bigliettino con la richiesta di svariate decine di migliaia di euro: un tentativo così scombinato da permettergli di uscire quasi subito di prigione (previa richiesta di patteggiamento).

Prima di lui erano stati arrestati due muratori milanesi, Pasquale Cianci e Luigi Spera, che ora aspettano il processo. Altre figure tenute d'occhio - tutte collegate in un modo o nell'altro agli arrestati - sembrano estranee alla vicenda.

Per i familiari di Mike "il dolore è sempre forte". Lo dice don Mauro, che con loro ha continuato a restare in contatto. "L'offesa è stata gravissima. E loro continuano a sperare". Ai primi di agosto si era sparsa la notizia che la bara fosse stata rimessa nel loculo. Nicolò, il secondogenito, era salito a Dagnente per verificare di persona, ma non c'era nulla; i carabinieri hanno esteso i controlli anche in altri punti del cimitero, e non hanno trovato niente.

Su internet, negli ultimi mesi, sono piovute decine di notizie da luoghi diversi, sul ritrovamento della salma. Di una cosa, don Mauro è certo: "La bara è stata trafugata per chiedere soldi. Altre spiegazioni non ce ne sono. Forse gli autori aspettano che le acque si calmino, forse sono spaventati e non sanno più cosa fare. Ma questa (anche se di richieste di riscatto, a quanto se ne sa, non ne sono arrivate, ndr) è un'estorsione".

Un'altra cosa è sicura: i ladri di Dagnente non si sono macchiati di nessuno degli errori commessi dai due sprovveduti amici della Valle di Susa che nel 2001 si impadronirono della salma di Cuccia. Le gesta di quella coppia sono state immortalate da un film uscito nel 2009, "L'ultimo crodino", che elenca, punto per punto tutto, quello che l'aspirante ricattatore deve evitare: mangiare panini dentro il loculo, lasciare impronte ovunque, confezionare una lettera anonima con i ritagli di un giornale locale e spedirla dall'ufficio postale del proprio paese, contattare un omonimo della vittima, telefonare dalle cabine sotto casa. Ma "L'ultimo crodino" è una commedia: i protagonisti, Enzo Iachetti e Ricky Tognazzi, descritti nella locandina come "i criminali meno pericolosi del secolo", riescono simpatici e alla fine se la cavano con poco, fra i sorrisi del pubblico. La realtà è un'altra: l'estorsione è punita dai cinque ai dieci anni di carcere.

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