Caso Milanese, Capaldo lascia l'inchiesta Enav

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo
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Il procuratore aggiunto di Roma aveva cenato a dicembre con il ministro dell'Economia Tremonti e il suo collaboratore, quando quest'ultimo era già stato iscritto nel registro degli indagati a Napoli nell'ambito della presunta P4

Il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, ha lasciato l'inchiesta sugli appalti Enav. A comunicarlo, il procuratore capo Giovanni Ferrara.

La decisione del magistrato è collegata agli sviluppi della vicenda relativa alla partecipazione dello stesso Capaldo ad un pranzo avvenuto nel dicembre scorso nella casa dell'avvocato romano Luigi Fischetti e alla quale parteciparono oltre al magistrato, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il parlamentare del Pdl Marco Milanese, indagato nell'inchiesta della procura di Napoli sulla P4.

Come hanno raccontato diversi cronisti, l'"incontro conviviale" era avvenuto il 16 o il 17 dicembre scorso: Milanese, allora consigliere politico di Tremonti, era già stato iscritto nel registro degli indagati a Napoli, ma soprattutto il suo nome era già stato messo a verbale dopo la deposizione di alcuni test convocati proprio dai pubblici ministeri di Roma.

L'unico motivo che "mi spinge a chiedere la remissione del fascicolo è l'aggressione che l'intero ufficio della procura di Roma, ho notato, sta subendo". E' una parte della nota inviata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo al procuratore capo Giovanni Ferrara, con la quale spiega i motivi per cui ha deciso di abbandonare il coordinamento dell'inchiesta sugli appalti Enav. "Al fine di contribuire - si legge ancora nella nota inviata al procuratore Ferrara - ad allontanare dalla procura di Roma i riflettori fin troppo interessati e per il senso istituzionale che ha sempre ispirato la mia azione rimetto la delega dei procedimenti Enav". Capaldo nella lettera ha inoltre evidenziato di aver subito un'aggressione che si e' accompagna ad una ingiusta esposizione negativa della stampa".

Nella lettera Capaldo ha anche espresso "rammarico" perché si sarebbe così realizzato "quanto riferito in una telefonata intercettata, e ora agli atti della Procura di Perugia, nella quale si parlava di "una bastonata sui denti" che sarebbe arrivata al magistrato "dalla guardia di Finanza" per costringerlo a lasciare l'inchiesta. La telefonata era tra Borgogni e Martini, rispettivamente capo relazioni esterne di Finmeccanica e presidente Enav. "In quella telefonata -spiega il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo nella lettera a Ferrara - Martini informava Borgogni che a me sarebbe arrivata una bastonata sui denti dalla Guardia di Finanza per cui sarei stato costretto a rinunciare alla delega al processo". "Questa telefonata, il cui testo e' stato trasmesso alla Procura di Perugia, per me fino ad ora ha rappresentato l'unica ragione di volere mantenere la co-delega unitamente agli altri colleghi nel procedimento Enav", conclude Capaldo nella lettera.

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