Melania: anche il gip di Teramo ordina l'arresto di Parolisi

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L'inchiesta sulla morte della donna è passata sotto la procura abruzzese, che ha chiesto la custodia cautelare per il marito della vittima. Concessa dal giudice Cirillo, secondo cui l'uomo la uccise perché "a conoscenza di un segreto". VIDEO

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E' stato Salvatore Parolisi ad uccidere la moglie, Melania Rea, il 18 aprile scorso: ne sono convinti la Procura della Repubblica e il Gip di Teramo. Quest'ultimo, Giovanni Cirillo, ritiene, in particolare, che l'alibi del marito sia falso e che il movente dell'omicidio non sarebbe passionale, ma legato al fatto che la moglie era a conoscenza di un segreto inconfessabile accaduto nella caserma "Clementi" di Ascoli Piceno, dove il marito addestrava le reclute.

Il gip, nell’accogliere la richiesta della Procura di Teramo, sotto cui è passata l’indagine dato che il delitto è avvenuto a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo) e non a Colle San Marco (Ascoli Piceno). Il gip ha anche disposto nuovi accertamenti sui tabulati telefonici di Salvatore e Melania e ritiene che il caporalmaggiore sia stato aiutato nella "deturpazione"  del cadavere e nei tentativi di depistare le indagini.

Oltre all'accusa di omicidio aggravato dal grado di parentela e dalla crudeltà e concorso in vilipendio di cadavere, il pool di magistrati teramani- contesta a Parolisi anche l'aggravante di aver "profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa". Ovvero Melania è stata uccisa mentre era accovacciata a terra, in posizione in cui era difficile potersi difendere.

Il Gip ha accolto in toto la richiesta della Procura motivando il nuovo arresto con un'ordinanza di circa 200 pagine, il doppio di quella redatta dal Gip di Ascoli Carlo Calvaresi. I punti cardine della nuova ordinanza sarebbero il falso alibi e la "deturpazione" del cadavere. Parolisi - che dal carcere di Teramo continua a proclamarsi innocente - avrebbe "sbagliato" dal primo momento volendo far credere di cercare la moglie scomparsa. Ha messo su un alibi non credibile: a Colle San Marco non c'era stato con Melania e l'ha cercata troppo tardi, se è vero che il suo telefonino era spento mentre la moglie "scompariva".

Intanto si accentuano le baruffe tra i legali di Parolisi - Valter Biscotti e Nicodemo Gentile - e della famiglia Rea. I primi si aspettavano l'arresto e annunciano che giovedi', all'interrogatorio di garanzia, il loro assistito non parlera': lo fara' davanti ai giudici del Riesame. Il secondo, Marco Gionni, evidenzia che "due Procure e due Gip diversi sono concordi nell'indicare in Parolisi l'assassino della povera Melania". Poi replica ai colleghi i quali avevano sostenuto che sul corpo di Melania vi erano capelli femminili non appartenenti alla vittima: "Purtroppo - dice Gionni - ancora una volta, le affermazioni della difesa di Parolisi non sono vere. Nessun capello è stato trovato sul cadavere della povera Melania, tantomeno di donna”.

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