Strage di Bologna, il governo assente alla commemorazione

Il presidente del consiglio Francesco Cossiga (sinistra) sul punto in cui si e' formato il cratere provocato dall'esplosione alla stazione centrale di Bologna in una foto d'archivio del 3 agosto 1980
1' di lettura

"E' una ritorsione". Questo il commento di Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei famigliari delle vittime. A rappresentare l'esecutivo sarà il prefetto Tranfaglia. Il 2 agosto 1980 una bomba esplosa in stazione uccise 85 persone

Per il secondo anno consecutivo il governo non parteciperà alla commemorazione della Strage della stazione di Bologna del due agosto. Il 2 agosto 1980 una bomba uccise 85 persone: da allora, ogni anno, un membro dell'esecutivo ha partecipato alla commemorazione; spesso, soprattutto quando è toccato ad esponenti di centrodestra, accolto dai fischi. La tradizione si è interrotta l'anno scorso, proprio in occasione del trentennale. E anche quest'anno nessun esponente del governo salirà sul palco: a rappresentare il governo sarà il prefetto Angelo Tranfaglia.

Una scelta politicamente di basso profilo che ha fatto infuriare l'associazione dei familiari delle vittime, che da tre decenni combatte per la verità e per la memoria. E che non esita a definire "una ritorsione" da parte di Berlusconi e Gianni Letta l'assenza di un membro dell'esecutivo sul palco bolognese. "Noi - ha detto il presidente Paolo Bolognesi - parliamo di P2, segreto di stato, mandanti delle stragi: Berlusconi, Letta e il governo non apprezzano e fanno atti di ritorsione di questo tipo". C'è poi la questione della legge 206, che riconosce benefici speciali alle vittime del terrorismo. "Ma l'applicazione di quella legge - aggiunge Bolognesi - è ferma e non fa nessun passo avanti. Noi continuiamo a chiederne l'applicazione e a parlarne, ed è anche per questo che dal governo ci arrivano questi atti di ritorsione".
Le contestazioni alla commemorazione della strage cominciarono nel 2000: a subirle fu l'allora presidente del consiglio Giuliano Amato, fischiato insieme al sindaco Giorgio Guazzaloca. L'ultimo a farne le spese è stato l'allora ministro Sandro Bondi nel 2009 (GUARDA IL VIDEO). Per lui una contestazione molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringerlo a interrompersi a metà del suo discorso.

L'assenza del governo ha scatenato la polemica politica in città. Il segretario del Pd Raffaele Donini ha parlato di "un atto di irresponsabilità, uno schiaffo a tutta la città di Bologna. L'assenza di ministri a Bologna rende evidente il disimpegno di questo esecutivo nei confronti dei familiari delle vittime, che da anni chiedono di abolire il segreto di Stato e attendono l'applicazione della legge sui riconoscimenti previdenziali".
Dura anche l'Italia dei Valori, che con la coordinatrice regionale Silvana Mura ha chiesto l'intercessione del neoministro alle politiche comunitarie, la bolognese Anna Maria Bernini, "che ci auguriamo voglia far sentire la sua voce per dissociarsi da una decisione del governo che offende la memoria della sua città".
La scelta del governo è stata invece difesa dal coordinatore cittadino del Pdl, Fabio Garagnani. "La scelta di basso profilo politico - ha detto - mi pare opportuna, per reagire alle strumentalizzazioni politiche poste in essere dalla sinistra in questi anni che hanno assunto sempre un violento tono anti- governativo, che nulla aveva a che fare con la doverosa solidarietà alle vittime ed ai loro parenti".
La strage, secondo Garagnani, "è stata utilizzata dalla sinistra per finalità politiche ben precise".

Leggi tutto