Nina e le altre: in cerca di un figlio, si confidano in Rete

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"E voi figli, niente?" è il titolo ironico di un blog che riporta le storie di donne in attesa di un bambino che non arriva. Tra fecondazione assistita, consigli non richiesti e domande indiscrete. Raccontate con una buona dose di senso dell'umorismo

di Giulia Floris

"E voi figli, niente?". Quante giovani e meno giovani coppie consolidate, senza prole,  si sono sentite fare questa domanda, da parenti, amici, amiche in dolce attesa, colleghi di lavoro, zie impiccione, conoscenti invadenti. Una domanda fatta a cuor leggero, ma che spesso non considera il dolore di chi quel figlio lo vorrebbe, ma non arriva. Un aspetto delicato e privato di cui, nella vita di tutti i giorni, si fatica a parlare.

Una blogger e aspirante mamma 34enne, Nina, ha deciso di rompere questo tabù, almeno in Rete. E dalla fatidica quanto inopportuna domanda ha preso ispirazione per dare il nome al suo blog, in cui racconta, insieme a tante altre "cacciatrici" (questo il gergo del web per indicare le donne che desiderano un figlio che non arriva) i problemi legati alla fertilità. E lo fa con le armi dell’ironia e del sorriso.

"Ho iniziato a pensare a un figlio da qualche anno – racconta a Sky.it - da quando ho una relazione stabile con una persona. All’inizio ho semplicemente fatto l’amore spesso e volentieri, come fanno tutti, poi siccome il risultato non arrivava ho cominciato la tiritera degli esami, così ho scoperto di avere le tube chiuse in cima. Da quel momento la mia vita è cambiata e ho capito che la strada da percorrere per me sarà quella della procreazione medicalmente assistita, che però ancora non ho intrapreso".

Dalla scoperta, al bisogno di confrontarsi, il passo è stato breve: "In principio – racconta Nina - ho cominciato a intervenire in un forum di Pianeta mamma dedicato all’infertilità e lì ho visto che il sentimento di tutte era 'Allora non sono sola', 'Allora non le penso solo io queste cose', da lì è nata l’idea del blog".

Oltre all'universo variegatissimo di blog e forum dedicati alla mamme, esiste in Rete dunque anche uno spazio dove  le "cacciatrici" si raccontano a cuore aperto. E dove le loro storie trovano un punto di approdo: la spiaggia di Nina. Ogni storia è infatti una “conchiglia” che arriva a Nina via mail e che Nina lascia sulla "spiaggia" a disposizione di tutte.
Tra i racconti delle donne "diversamente fertili", come scherzosamente le chiama la blogger, emergono i tanti consigli non richiesti, che si aggiungono al dolore di chi un figlio non lo riesce ad avere e per cui l’autrice ha creato una rubrica apposta. Tipicamente ci si destreggia tra i "Non ci pensare, è tutta questione di testa"  e i "Devi volerlo veramente". Un linguaggio che in qualche modo, anche involontariamente, sembra colpevolizzare la donna. "Come se non riuscire ad avere un figlio dipendesse da noi - commenta Nina - tutte le donne con problemi di fertilità il senso di colpa vuoi o non vuoi, se lo portano dentro. E’ inevitabile chiedersi ‘perché io no’, fare confronti con le donne ‘normali’ che semplicemente decidono di volere un figlio e lo hanno. E invece questa è una delle poche cose della vita in cui la forza di volontà non conta".

Nel blog c’è spazio anche per il “Diario di una Fivet(tara)”, che racconta giorno per giorno l’esperienza, non andata a buon fine, di una donna che intraprende la strada della Fecondazione in vitro (Fivet).
"Anche di questo si parla spesso con leggerezza - dice Nina - 'Ti farai dare una mano', 'Fai l’inseminazione', ti dice la gente. Senza immaginare che si tratta di un percorso molto impegnativo, dal punto di vista fisico, ma soprattutto emotivo. Un tentativo può non bastare, e il figlio può anche non arrivare mai. Senza contare che è un percorso da fare in coppia, per affrontare qualcosa che medicalizza un atto che invece dovrebbe essere il più naturale del mondo".

La Pma in Italia è regolata dalla controversa legge 40, oggetto di numerosi ricorsi e sulla quale si attendono le nuove guida. Secondo la relazione annuale publlicata a giugno 2011, nel 2009 le coppie che vi hanno fatto ricorso sono state 63.840  (+ 7,8% rispetto al 2008) e  10.819 i bambini nati vivi. Una percentuale di successo dunque appena del 17%, che giustifica apprensioni e paure.
Anche per questo, potersi confrontare con altre donne ha una fortissima capacità terapeutica. Come terapeutico, secondo Nina, è riuscire sdrammatizzare. E per farlo ricorre anche a delle vignette (guarda la foto in alto), realizzate insieme a un’altra blogger, o a delle precise "teorie", come la teoria del miele per cui: "Noi cacciatrici attiriamo i pancioni, così come il miele attira le api" e "La capacità di attrarre donne in evidente stato di gravidanza è direttamente proporzionale al desiderio di avere un figlio (che non arriva)". 

Un metodo salutare dunque di affrontare l’argomento. E se se ne può parlare in Rete, chissà che non diventi più semplice farlo anche nella vita, dove i blocchi e le difficoltà sono ben altri, come emerge anche dalla chiacchierata con una giornalista sconosciuta.
E alla domanda, “E voi figli niente”, secondo Nina, si può anche pensare di rispondere a bruciapelo: “Non riesco ad avere figli, tenterò la Fivet”, perchè "a volte vedere certe facce  di stucco può dare molta soddisfazione".

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