San Raffaele, ipotesi fallimento. E il Vaticano prende tempo

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Dopo il suicidio dell’ex vicepresidente dell’istituto milanese, Mario Cal, la svolta per il salvataggio potrebbe arrivare dal Tribunale. Sempre più probabile la nomina di un commissario. I sindacati preoccupati per il futuro dei dipendenti

Dopo il suicidio dell'ex vicepresidente del San Raffaele, Mario Cal, la svolta per il salvataggio dell'istituto potrebbe arrivare dal Tribunale di Milano.
Al quarto piano del Palazzo di giustizia, dove si trovano gli uffici della Procura, si sta valutando infatti la possibilità di avanzare un'istanza di fallimento o di insolvenza ai danni del gruppo ospedaliero in modo da creare un effetto-stimolo nei confronti dei nuovi vertici del gruppo, ormai nelle mani del Vaticano e del suo braccio finanziario, lo Ior.

Una contromossa che trova le sue basi proprio nell'apertura dell'inchiesta relativa alla morte di Cal (mercoledì 20 luglio è stata effettuata l’autopsia che ha confermato il suicidio con un solo colpo di postola al cranio) che dà ai pm, Luigi Orsi e Laura Pedio, il titolo giuridico per avanzare un'istanza come previsto dalla legge fallimentare.
Mario Cal, tra l'altro, si era presentato pochi giorni prima di togliersi la vita come testimone davanti ai magistrati nell'ambito dell'inchiesta sulla crisi del gruppo ospedaliero e in relazione al buco da quasi un miliardo di euro nei conti dell'istituto di Don Verzè, prima che il Vaticano aggregasse alcuni soggetti economici intorno a un piano di salvataggio.

Intanto un'indicazione di massima sulle intenzioni della Santa Sede è attesa venerdì in occasione del consiglio d'amministrazione sotto la guida di Giuseppe Profiti. Prima di quella data i consulenti lavoreranno al nuovo piano, mentre l'ex ministro e giurista, Giovanni Maria Flick, neo-consigliere in quota al Vaticano, potrebbe recarsi in Procura per chiedere più tempo per studiare il salvataggio. E gli scenari possibili per evitare l'assalto dei creditori, visto il miliardo di debiti, sono due: da una parte il concordato preventivo e dall'altra l'amministrazione straordinaria, probabilmente ai sensi della Prodi-bis considerato il numero di dipendenti dell'azienda.

Insomma, più si va avanti e più appare evidente che nel futuro San Raffaele ci sarà comunque un commissario, giudiziale o straordinario, a seconda della procedura che verrà adottata. E la persona dai più indicata è quella di Enrico Bondi che a stretto giro potrebbe uscire allo scoperto. Il tema sarà formalmente affrontato in Cda venerdì prossimo, ma un'indicazione di massima potrebbe emergere già il giorno prima. Al fianco del risanatore d'Arezzo anche il super avvocato Franco Gianni col quale in passato avevano lavorato nei primi anni della ristrutturazione della Parmalat post crack Calisto Tanzi.

Intanto, sul fronte occupazionale, la segreteria della Camera del Lavoro di Milano e la Cgil hanno espresso "viva preoccupazione" per "le vicende collegate al crack del San Raffaele" e i sindacati si aspettano che dall'incontro con l'azienda in programma il prossimo 25 luglio emergano "risposte che facciano chiarezza sul futuro dei dipendenti e diano garanzie sulla continuità dell'attività di cura e di ricerca dell'Istituto".

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