Caso Ruby, i giudici: "Il processo resta a Milano"

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Per i magistrati del capoluogo lombardo spetta a loro giudicare Berlusconi e non al Tribunale dei ministri. Respinta anche l'eccezione che chiedeva il trasferimento del procedimento a Monza. Ghedini: "Gravissime violazioni di legge"

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I giudici del tribunale di Milano, presieduti da Giulia Turri, hanno respinto tutte le 16 eccezioni presentate dalla difesa del premier Berlusconi, imputato di prostituzione minorile e concussione nell'ambito del caso Ruby, tra cui quella che chiedeva il trasferimento del processo al Tribunale dei Ministri per competenza funzionale, e hanno dichiarato aperto il dibattimento a carico del presidente del Consiglio, dopo la lettura di un'ordinanza durata circa un'ora e un quarto.
Per i giudici il reato contestato, la concussione, non ricade sotto la competenza del Tribunale dei Ministri. Nello stabilire ciò, il collegio ha rigettato la tesi prospettata dai legali del premier secondo la quale non si possono scindere le funzioni di presidente del Consiglio dalla qualità di premier.
Secondo i giudici, dunque, la competenza a indagare spettava alla procura di Milano, così come quella a giudicare il presidente del Consiglio. I giudici hanno fatto riferimento a una sentenza della Corte di Cassazione del 1994 per motivare la loro decisione.

Il processo resta a Milano - I giudici hanno anche respinto le eccezioni con cui la difesa proponeva il trasferimento del procedimento se non al Tribunale dei Ministri al Tribunale di Monza. Il processo dunque rimane a Milano. Secondo i giudici, inoltre, "non è consentito il proscioglimento nel merito", come aveva chiesto la difesa.
"Il Tribunale dei Ministri non è una speciale guarentigia per tutti i ministri e non è una giurisdizione speciale", è un passaggio dell'ordinanza letta in aula, in cui si fa anche riferimento all'articolo 3 della Costituzione sull'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla
legge. Il collegio composto da tre giudici donna ha inoltre detto no alla richiesta di nullità del decreto di citazione in giudizio. Il processo è stato così aggiornato al 3 ottobre.
I magistrati, fra l'altro, dovranno decidere se sospendere il processo o se farlo continuare in attesa della decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera nei confronti dei giudici milanesi. Decisione attesa per fine anno.

Ghedini: "Una ordinanza fuori da ogni logica"
- Ha parlato di "gravissime violazioni di legge" e di una "ordinanza fuori da ogni logica", l'avvocato del presidente del Consiglio, Niccolò Ghedini, commentando all'uscita del tribunale di Milano la decisione con cui i giudici del processo Ruby hanno respinto tutte le eccezioni avanzate dalla difesa, compresa quella di incompetenza funzionale.
Secondo Ghedini, in questa vicenda sono "avvenute gravissime violazioni di legge" di cui i giudici non hanno tenuto conto nella loro ordinanza. "In qualsiasi altra parte d'Italia - ha spiegato Ghedini - oggi ci sarebbe stato il proscioglimento del presidente del Consiglio e non si sarebbe arrivati nemmeno a giudizio". Il legale ha ribadito che la competenza su questo procedimento "è pacificamente del Tribunale dei Ministri". Il legale infine ha sottolineato che Berlusconi ora "affronterà il processo".

"Non credo chiederemo la sospensione del processo" - Ghedini ha poi risposto ai cronisti che gli chiedevano se nella prossima udienza del processo Ruby a carico del premier la difesa chiederà la sospensione del processo in attesa che si pronunci la Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione: “Non credo, se potessi questo processo lo farei 'per saltum' in Cassazione". Per il legale questo processo, infatti, andrebbe fatto direttamente in Cassazione perché ci sono gravi violazioni di legge e perché "siamo abituati al tribunale di Milano". 

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