Fiat, sentenza ribaltata: licenziati i tre operai di Melfi

In una foto del luglio dello scorso anno la protesta dei tre operai della Fiat di Melfi (Potenza) contro il loro licenziamento
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Il giudice del lavoro ha dato ragione al Lingotto, che aveva presentato ricorso contro il reintegro dei tre lavoratori lasciati a casa dall’azienda per aver bloccato la produzione durante uno sciopero. Landini (Fiom): indignati per una decisione pilatesca

La Fiat dell'era Marchionne: FOTO

Licenziati. La decisione del giudice del lavoro, Amerigo Palma, è una doccia fredda in una torrida giornata di luglio per i tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat : Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli da domani, venerdì 15 luglio, sono senza stipendio. L'azienda torinese li aveva licenziati per "aver bloccato la produzione durante uno sciopero interno" nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2010, ma un mese dopo il giudice giudicò antisindacale il comportamento del Lingotto reintegrando i tre (due dei quali sono delegati della Fiom). La sentenza, quindi, riazzera tutta la vicenda, riportandola indietro nel tempo. Fino all'8 luglio di un anno fa, quando la Fiat sospese i tre, comunicando loro il licenziamento dieci giorni dopo. Secondo l'azienda, Lamorte, Barozzino e Pignatelli bloccarono un carrello robotizzato che portava materiale a operai che invece lavoravano regolarmente. La decisione della Fiat scatenò proteste, anche "mediaticamente" forti, con gli operai che occuparono per giorni il tetto della Porta Venosina, a Melfi, con una temperatura torrida.

Il 10 agosto 2010 il giudice reintegrò i lavoratori. Ma la Fiat il 21 agosto comunicò, attraverso un telegramma, "che non si sarebbe avvalsa delle loro prestazioni". Invitandoli a non presentarsi in fabbrica il 23 agosto, giorno della ripresa dopo la pausa estiva, quando varcarono i cancelli della Sata, ma non fu consentito loro di andare sulla linea di produzione e fu assegnata una saletta per l'attività sindacale (dove hanno trascorso, in questi ultimi mesi, i turni di lavoro). In un clima di tensione la vicenda è proseguita fino a oggi, quando il giudice Palma ha ribaltato nuovamente la situazione, accogliendo il ricorso della Fiat. E quindi disponendo nei fatti il licenziamento di Lamorte, Barozzino e Pignatelli. Una decisione accolta con fischi e urla di "vergogna" da parte dei lavoratori che aspettavano la decisione del Tribunale: alcuni sono scoppiati in lacrime, e il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, ha espresso "l'indignazione del sindacato" per "una sentenza pilatesca".

Dopo aver annunciato l'intenzione di presentare ricorso, e la volontà di "non lasciare soli i tre operai", Landini ha spiegato che "una serie di prove da noi presentate non sono state accolte, e il giudice, nel dichiarare che non c'è stato un comportamento antisindacale della Fiat, ha dichiarato nello stesso tempo che non c'è un comportamento illegittimo dei lavoratori". Bisognerà attendere quindi le motivazioni della sentenza, che il giudice depositerà probabilmente il 15 luglio. Intanto per la Fiat, "dopo un anno e ben 26 testimoni - ha spiegato uno dei legali dell'azienda, Francesco Amendolito - è stata appurata la verità materiale e giuridica sui fatti, e soprattutto perché la 'Sata' non ha mai posto in essere comportamenti persecutori e antisindacali nei confronti della Fiom-Cgil". Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha auspicato che "al di là del percorso giudiziario, i sindacati vogliano tutti, insieme alla Fiat, concorrere a un clima positivo, evitando forme di conflittualità minoritarie". Oggi, però, resta solo "l'amarezza" dei tre operai, che credevano fortemente in una decisione in loro favore, ma che non ritengono chiusa la partita: "Noi non ci arrendiamo", hanno detto rivolgendosi a Marchionne.

Landini a SkyTG24

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