G8 Genova 2001, parla un poliziotto: "Mancò chiarezza"

Genova 21 luglio 2001, scontri tra manifestanti a polizia
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"Ci chiedevamo perché fosse stato mandato in ordine pubblico personale impreparato", dice Roberto Traverso, segretario provinciale del Silp-Cgil. E quando arrivò la notizia della morte di Carlo Giuliani, "si diffuse tra noi un forte senso di sgomento"

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Lo sgomento, la preoccupazione, la sensazione che "sarebbero successe cose che potevano travolgerci". Ma soprattutto, "la totale mancanza di chiarezza: perché in quei giorni Genova venne commissariata dal Viminale e da questo punto di vista lo è ancora. La chiarezza mancò in quei giorni e su quei fatti manca ancora". Roberto Traverso, poliziotto, segretario generale provinciale del Silp-Cgil, affida all'Ansa i suoi ricordi del G8 di Genova del 2001. Parla, e il piano umano e quello professionale si fondono. Oggi come allora, la voce è intrisa di tensione, preoccupazione, dolore.

Lo sgomento - Dieci anni fa, in quei giorni che cambiarono la storia, Traverso si trovava al Palasport dove era stata costituita una postazione sindacale della polizia. Quando arrivarono le prime notizie di disordini "abbiamo provato un profondo sgomento - ricorda - e abbiamo cominciato ad avvertire la totale mancanza di chiarezza sui fatti". Genova, continua Traverso, "venne commissariata 10 giorni prima del G8. E lo è ancora. Ci fu un commissariamento dell'attività con una linea d'azione che partiva dal centro". I disordini, poi la morte di Carlo Giuliani. Quando arrivò la notizia "si diffuse tra noi un forte senso di sgomento. Ci chiedevamo come fosse possibile che la situazione fosse precipitata così - si interroga ancora oggi - che fosse successa una cosa come quella. Sentivamo che qualcosa stava per travolgerci".

"La pistola è l'ultima cosa che devi usare" - Non trova le parole, Traverso, perché ancora oggi lo spessore di quel dolore è intatto. "Posso dire qualcosa di tecnico: e cioè che la pistola è l'ultima cosa che devi usare, anche se in quel momento non si trattava più di solo ordine pubblico. Ma ci chiedevamo perché sia stato mandato in ordine pubblico personale impreparato. Ci chiedevamo perché fosse successo". Il mondo intero guardava i poliziotti di Genova, "e ci sarebbe voluto qualcuno che ci spiegasse cosa stava succedendo - ammette il poliziotto-sindacalista - ma non c'era".
La città era irriconoscibile: un inferno fatto di macchine in fiamme, di dolore, di lacrime e di sangue. "Il personale impiegato era tantissimo: 15 mila, tra polizia, carabinieri e guardia di finanza, ma sembravamo pochissimi. Tre giorni prima dell'inizio - spiega Traverso - la zona gialla fu abolita e così il personale all'interno della zona rossa era di 7 mila unità. Tantissimi. Altri 8 mila erano fuori, pochissimi. E i funzionari non conoscevano il territorio".

Il ruolo della polizia oggi -
Dopo la morte di Giuliani c'è stata quella che fu definita, proprio da un poliziotto, "la macelleria messicana" della Diaz, poi Bolzaneto. "Ho cercato di trovare una spiegazione tecnica, cercavo di capire perché eravamo arrivati a questo. Forse, dopo ore e ore di servizio il personale aveva in corpo troppa adrenalina, come pentole a pressione sul punto di esplodere. Il personale del reparto mobile, a oggi, a causa dei continui tagli di personale fa fino a 200 ore di straordinario al mese".
Il G8 di Genova ha segnato una svolta in negativo dei rapporti tra città e polizia. "Ma la polizia continua a garantire sicurezza - sottolinea - ed è amata dalla gente. E la polizia sa che la protesta di piazza, quella democratica, va sempre tutelata perché è l'unica che può portare il cambiamento. Ma ci sono alcuni, pochissimi, soggetti che entrano nelle piazze per destabilizzare. Vanno isolati e in questo chiediamo aiuto alla magistratura, nei confronti della quale mai si è esaurita la fiducia".

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