Berlusconi e la maxi condanna

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Mentre il premier tace, tocca alla figlia Marina difendere la Fininvest: "E' un'operazione a tenaglia per farci fuori" dice al Corriere della Sera. "Corruttore attivo" titola il Fatto Quotidiano. Repubblica e La Stampa parlano della "fine di un regno"

Marina Berlusconi: "Non daremo un euro"
Fininvest-Cir: una partita aperta da più di 20 anni
Tutte le reazioni alla sentenza
Galliani: "Un duro colpo per il Milan"

(in fondo al pezzo i video e le reazioni alla sentenza Lodo Mondadori)

La condanna in appello della Fininvest a risarcire 560 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti per la vicenda del lodo Mondadori (una sentenza che Umberto Bossi definisce "pesante" pur augurandosi che non sia politica) non è un fulmine a ciel sereno (era "attesa", "annunciata", "scontata", dicono dal Pdl).
Lo dice anche Vittorio Feltri, nel suo editoriale in edicola domenica 10 luglio. "Lo schiaffone era previsto e non si poteva schivare" si legge su il Giornale, che definisce il giudizio dei giudici una "sentenza bomba".

Cir: ci fu corruzione - "Resa giustizia, ci fu corruzione" scrive invece il quotidiano la Repubblica che riporta nell'occhiello al titolo di prima pagina le dichiarazioni della Cir; "Corruttore attivo" titola a nove colonne il fatto Quotidiano; "Meglio sborsare 560 milioni che 750" è l'analisi di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, che fa riferimento alla riduzione del risarcimento decisa dai giudici di Milano. E aggiunge: "Quasi quasi conveniva non risparmiare (come padrone di Fininvest) i 190 scontatigli dalla Corte d'Appello piuttosto che farsi stampare l''etichetta (come premier) di corruttore di giudice".
I quotidiani in edicola, infatti, sottolineano come il maxirisarcimento indicato dalla seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano sia dovuto a Cir per i danni diretti e immediati subiti da una corruzione giudiziaria che, più di 20 anni fa (GUARDA LA SCHEDA), ha permesso di 'pilotare' la spartizione della Mondadori in favore di Silvio Berlusconi.

L'ira di Marina - Su tutte le prime pagine trova anche spazio l'ira di Marina Berlusconi.  "L'ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre". La presidente Fininvest, intervistata da Francesco Verderami sul Corsera, ribadisce la sua posizione: "Abbiamo sempre rispettato le regole e rispetteremo le sentenze. Ma denunciamo un verdetto indegno". E Aggiunge: siamo "un gruppo che dà lavoro a quasi 20 mila persone e che ogni giorno versa nelle casse dello Stato più di 2 milioni di euro. Altro che sconto. Non dovremmo pagare neanche un centesimo".Concetto questo, ribadito anche sabato, a caldo, dopo la notizia della condanna:  "Non daremo neanche un euro" aveva dichiarato.
"La realtà - precisa sulle colonne del quotidiano di via Solferino - è che Carlo De Benedetti avrebbe sempre voluto essere come Silvio Berlusconi, sia nelle imprese che in politica. Ma non c'è mai riuscito. (...) E ora, magari, mentre i suoi giornali sparano a zero pretestuosamente su Mediaset, a lui non dispiacerebbe comprarsi La7 con i nostri soldi".

La holding presieduta da Marina Berlusconi intanto potrebbe chiedere di sospendere in tutto o in parte l'esecuzione della sentenza, anche se ci dovrebbero essere validi motivi, come il rischio di un "grave e irreparabile danno".

La fine dell'impero - Oltre alla cronaca dei fatti, i quotidiani in edicola domenica 10 luglio fanno anche un'analisi politica dell'attuale situazione. Marcello Sorgi dalle colonne della Stampa ed Eugenio Scalfari da repubblica condividono infatti la stessa posizione. Il governo Berlusconi, o meglio la sua leadership, sta per crollare'
Il presidente del Consiglio "ha fatto un altro passo verso la fine della sua parabola, che giorno dopo giorno sembra avvicinarsi inesorabilmente. Forse dovrebbe cominciare a riflettere seriamente sull'opportunità di aspettarne a qualsiasi costo la conclusione". scrive a pagina 37 Sorgi.
"Un regno che affonda in mare di scandali" è l'analisi del fondatore di Repubblica, che ricorda gli ultimi casi che coinvolgono esponenti del Pdl: Alfonso Papa, Marco Milanese e il ministro Saverio Romano. Punta poi il dito contro il Pd e, citando lo slogan delle donne scese in piazza a Siena sabato 9 luglio, dice: "Se non ora quando".

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