Lodo Mondadori, una partita aperta da più di 20 anni

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E' stata definita sin dal primo giorno la 'Guerra di Segrate' la lotta tra la Fininvest di Silvio Berlusconi e la Cir di Carlo De Benedetti per contendersi il gruppo editoriale italiano. LE TAPPE DELLA VICENDA

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(in fondo al pezzo i video e le reazioni alla sentenza Lodo Mondadori)

Sabato 9 luglio 2011 i giudici della seconda sezione civile del tribunale di Milano hanno confermato in appello con uno 'sconto' la sentenza che obbliga Fininvest a risarcire Cir per
il Lodo Mondadori
. Fininvest dovrà versare 560 milioni di euro al gruppo di Carlo De Benedetti. La sentenza è immediatamente esecutiva.

Il Lodo Mondadori - Al centro della cosiddetta "Guerra di Segrate" c'è lo scontro, avvenuto tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per assicurarsi il controllo di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, soprattutto dopo che nel 1989 la Mondadori aveva acquistato l'Editoriale L'Espresso e il controllo di Repubblica, di una catena di quotidiani locali e di importanti settimanali come Panorama, L'Espresso, Epoca. Il lodo arbitrale sul contratto Cir-Formenton è del 20 giugno 1990.

Ecco le tappe principali della vicenda giudiziaria per il Lodo Mondadori i cui risvolti civili il 3 ottobre del 2009 hanno portato il giudice Raimondo Mesiano del Tribunale di Milano a condannare la Fininvest a versare, per danno patrimoniale, un risarcimento di 750 milioni di euro a Cir. Il 9 luglio 2011, la seconda sezione civile della Corte d'Appello ha condannato Fininvest a pagare 540 milioni più spese ed interessi per un totale di circa 560 milioni. 
Queste le tappe della vicenda.

- 10 maggio 1988: Carlo De Benedetti, grazie all'alleanza con una parte degli eredi del fondatore della Mondadori, la moglie e il figlio di Mario Formenton, entra da trionfatore a
Segrate, andando a ricoprire coi suoi uomini e i suoi alleati tutti i posti in consiglio. E' il 'prologo' della 'battaglia' per il controllo della principale casa editrice italiana. La ambizioni di Berlusconi, entrato qualche anno prima come socio, vengono ridimensionate.

- 21 dicembre 1988: i Formenton e la Cir siglano un accordo che porta l'ingegnere ad avere la maggioranza di Amef, la società controllante il grande gruppo editoriale. Accordo che
però, dopo le pressioni di Fininvest, i Formenton vogliono disdire.

- 25 gennaio 1990: il cambio di schieramento dei Formenton consente a Silvio Berlusconi di insediarsi come nuovo presidente. De Benedetti protesta invocando l'accordo sottoscritto coi Formenton pochi mesi prima che prevedeva il passaggio delle quote degli eredi alla Cir entro il 30 maggio 1991. Gli schieramenti non trovano un accordo e decidono di ricorrere a un lodo arbitrale per stabilire se il contratto Formenton - De Benedetti debba avere corso o se i Formenton possano vendere il loro pacchetto a Fininvest.

- 20 giugno 1990: i tre arbitri, Pietro Rescigno (designato Cir), Natalino Irti (Mondadori) e Carlo Maria Pratis (procuratore della Corte di Cassazione) sanciscono che l'accordo tra De Benedetti e i Formenton è ancora valido a tutti gli effetti, le azioni Mondadori devono tornare alla Cir e De Benedetti ha il controllo del 50,3% del capitale ordinario e del 79% delle azioni privilegiate della Mondadori. Berlusconi è costretto a lasciare la presidenza ma prepara il ricorso.

- 24 gennaio 1991: i giudici della Corte d'Appello di Roma, Arnaldo Valente (presidente), Giovanni Paolini e Vittorio Metta (giudice relatore) stabiliscono che il lodo arbitrale è nullo
perché una parte dei patti dell'accordo del 1988 tra i Formenton e la CIR è in contrasto con la disciplina delle società per azioni. Mondadori torna in mano a Berlusconi, ma i direttori e i dipendenti di alcune testate si ribellano e, dopo una complessa mediazione condotta da Carlo Caracciolo, Repubblica e L'Espresso tornano alla Cir, mentre Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla Fininvest che riceve 365 miliardi di lire come conguaglio per la cessione delle testate all'azienda di De Benedetti.

- 1995: la teste Stefania Ariosto racconta ai pm milanesi che Valente e Metta erano amici intimi di Cesare Previti, avvocato Fininvest, e dice di avere sentito quest'ultimo parlare di tangenti a giudici romani. I magistrati rintracciano movimenti sospetti di denaro che andavano da Fininvest ai conti esteri degli avvocati del Biscione e da questi al giudice
Metta. Secondo l'accusa, Metta viene 'comprato' con un versamento da 425 milioni di lire.

- 19 giugno 2000: Berlusconi, Previti, Attilio Pacifico, Metta e Giovanni Acampora vengono prosciolti dall'accusa di corruzione per avere comprato la sentenza dal gup Rosario Lupo.
La Procura impugna il proscioglimento.

- 25 giugno 2001: la Corte d'Appello emette la sentenza sul ricorso per il Lodo Mondadori. Per Previti, Pacifico, Acampora e Metta si rovescia il proscioglimento e sono rinviati a
giudizio. A carico di Berlusconi viene ipotizzato il reato di corruzione semplice, ma i fatti risalgono al 1991 e il reato è già prescritto. A novembre, la Cassazione respinge il ricorso
dei legali del Cavaliere che chiedevano l'assoluzione nel merito. Nel maggio dell'anno successivo il processo per il Lodo viene riunito con quello Imi-Sir.

- 29 aprile 2003: Metta (13 anni), Previti e Acampora (entrambi a 11 anni) sono condannati, mentre nei confronti di Berlusconi viene dichiarato il non luogo a procedere per
intervenuta prescrizione grazie anche alla concessione delle generiche.

- 23 maggio 2005: sentenza ribaltata in appello: tutti assolti per la parte relativa al Lodo e condannati solo per Imi - Sir.

- 4 maggio 2006: annullata la sentenza d'appello del 2005. Si ordina il rifacimento del processo solo per il Lodo.

- 23 febbraio 2007: la Corte d'Appello condanna Previti, Pacifico e Acampora a un anno e mezzo e Metta a due anni e 8 mesi per corruzione giudiziaria: La Cassazione conferma le
condanne il 13 luglio, alzando di un mese la pena a Metta.

- 3 ottobre 2009: il giudice civile Raimondo Mesiano stabilisce che la Fininvest di Berlusconi deve pagare 749,9 milioni di euro alla Cir per danno patrimoniale da "perdita di chance" perché "grazie alla sentenza ingiusta resa dalla Corte d'Appello di Roma, la Fininvest poté trattare con la Cir da posizioni di forza".

- 9 luglio 2011 - La seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna di primo grado alla Fininvest riducendo però il risarcimento dovuto alla Cir a circa 560 milioni di euro compresi spese ed interessi.

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