Tassista ucciso a Milano, il pm chiede 30 anni

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E’ questa la richiesta del pubblico ministero per uno dei tre imputati accusati dell’aggressione a Luca Massari, morto l’11 novembre 2010. L’udienza degli altri due incriminati, che non hanno scelto il rito abbreviato, è fissata per il 14 luglio

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Il pm di Milano, Tiziana Siciliano, ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Morris Ciavarella, uno dei tre aggressori che lo scorso 10 ottobre picchiarono con brutale violenza il tassista milanese Luca Massari che morì l'11 novembre dopo un mese di coma.
Il pm, nel corso del processo con rito abbreviato davanti al gup Stefania Donadeo, ha chiesto che Ciavarella venga condannato per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futuli motivi.

Il processo per gli altri due imputati - Gli altri due imputati per l'omicidio non hanno scelto il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena, ma quello ordinario. Per Stefania Citterio, fidanzata di Ciavarella, e per il fratello Pietro Citterio, dunque, l'udienza preliminare è fissata per il 14 luglio prossimo.
Per quella data il giudice Donadeo dovrebbe decidere sia se rinviare a giudizio i due fratelli Citterio, come chiesto dal pm, sia emettere sentenza nel processo a carico di Ciavarella.

"L'aggressione avvenuta in tre fasi" - Massari, tassista di 45 anni, venne aggredito in via Luca Ghini, alla periferia sud di Milano, perché aveva inavvertitamente investito un cane senza guinzaglio.
Era sceso per scusarsi, ma era stato aggredito con una violenza brutale dai tre, anche in clima di omertà e di silenzio che in parte ha anche condizionato le indagini subito dopo il fatto.
Venerdì 8 luglio, il pm Siciliano, nel suo intervento, ha fatto più volte riferimento alla crudeltà e alla violenza dei tre "assassini". Il magistrato ha ricostruito l'aggressione che è avvenuta in tre fasi: la prima ad insultare e a picchiare il tassista è stata Stefania Citterio, poi sono arrivati, secondo l'accusa, il fratello Pietro e Ciavarella che hanno iniziato a pestare l'uomo mentre la donna gridava "ti ammazzo, ti ammazzo".
L'ultima fase è quella che poi ha portato alla morte del tassista: è stato infatti Ciavarella a sferrare "gli ultimi due micidiali colpi, una ginocchiata in pieno volto e una spinta. Secondo la ricostruzione del pm, Massari è caduto come un corpo morto a terra sbattendo la testa contro il marciapiede ed entrando in coma. Il pm ha anche citato un verso di Dante contenuto nell'Inferno: "E caddi come corpo morto cade".

La tesi della dfesa - Michael Morris Ciavarella non voleva uccidere il tassista Luca Massari: è questa invece la tesi sostenuta nel corso dell'arringa dal suo legale, Andrea Locatelli, che ha preso la parola dopo che il pm Tiziana Sicilano ha chiesto di condannare Ciavarella.
Locatelli ha chiesto al gup Stefania Donadeo di derubricare il reato in omicidio preterintenzionale e ha fornito una versione diversa da quella della Procura. Stando a questa ricostruzione, Massari non fu punito per avere investito il cane di un amico. Dopo che l'animale venne investito, Ciavarella lo prese e lo portò nella sua abitazione da dove sentì le urla della fidanzata Stefania Citterio che stava discutendo con Massari.
Intervenne, quindi, secondo la prospettiva della difesa, per aiutare la compagna in difficoltà sferrando calci e pugni che però non avevano l'intenzione di uccidere Massari.

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