Anonymous, la polizia scova gli hacker italiani

Lo schermata dell'annuncio dell'attacco contro il sito del governo del 6 febbraio scorso
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Operazione degli investigatori del Centro nazionale anticrimine informatico: identificati i pirati del web che hanno mandato in tilt diversi siti istituzionali. 15 persone denunciate. Tra loro, 5 minorenni. Perquisizioni in Italia e in Svizzera

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Con le loro azioni hanno mandato in tilt siti istituzionali e di partito, tra cui quelli del governo, dell'Agcom e del Popolo della libertà.
Adesso, però, sono stati identificati.
La polizia ha annunciato infatti di aver scovato il promotore ed alcuni esponenti di rilievo della cellula italiana di "Anonymous", il gruppo hacker che dallo scorso gennaio ha organizzato e condotto numerosissimi attacchi informatici ai danni di siti web istituzionali e di aziende di rilevante interesse nazionale.

Ragazzi tra i 15 e i 28 anni - Gli investigatori del Centro nazionale anticrimine informatico - il cosiddetto CNAIPIC - della Polizia delle Comunicazioni, coordinati dalla procura di Roma, hanno denunciato 15 persone, di cui 5 minorenni, ritenute appartenenti alla cellula italiana deli hacker.
Si tratta di giovani di età compresa tra i 15 e i 28 anni.
Le indagini hanno accertato che il gruppo italiano forniva anche appoggio per incursioni informatiche ad hacker stranieri.
Tra i siti presi di mira dal gruppo di hacker in particolare quelli della Camera, del Senato, del Governo, dell'Agcom e di importanti aziende nazionali come l'Eni, l'Enel, la Finmeccanica, Mediaset e Rai.

Al vertice un ragazzo di 26 anni - Al vertice del gruppo, un ragazzo italiano di 26 anni residente nel Canton Ticino, in Svizzera, nella cui abitazione, grazie alla collaborazione della polizia locale sono stati sequestrati computer e altro materiale.
Per comunicare tra loro e organizzare le varie azioni di attacco informatico, venivano utilizzati noti siti di chat oltre alle pagine di 'Anonymous' dei social network come Facebook e Twitter.
Il metodo utilizzato era quello di servirsi di grossi server, in alcuni casi affittati anche all'estero, con potenti capacità di banda. Grazie ai server venivano richiesti alle pagine internet 'sotto attacco', servizi e comandi che mandavano in tilt il sistema.


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