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di Carola Frediani

“Raga, è quasi impossibile rimanere anonimi in rete”. E se lo dice uno di Anonymous, anche solo con una battuta, bisogna credergli. Siamo sul canale Italy della chat Anonops, uno dei ritrovi online del movimento hacker che da mesi conquista i titoli dei giornali di tutto il mondo attaccando governi e aziende. E che nelle ultime settimane ha preso di mira anche i siti del parlamento italiano, dell'esecutivo e dell'Agcom, quest'ultima accusata di voler censurare il web.
A poche ore dalla notizia che in Italia c'è stato un giro di vite della Polizia delle comunicazioni: una serie di perquisizioni, una trentina di indagati e 15 denunciati, tra cui un italiano di 26 anni che vive in Canton Ticino e noto come “Phre”, cognome Frey.  Ai 15 indagati, a vario titolo, sono contestati i reati di accesso abusivo e danneggiamento al sistema informatico e interruzione di pubblico servizio.

La chat è ovviamente in subbuglio, anche perché è presente uno degli indagati: S., questa l'iniziale del suo nickname, racconta di aver subito una perquisizione alle sei del mattino. Tra gli utenti c'è sconcerto: "E io usavo una Vpn seria”, specifica l'indagato (o presunto tale), intendendo una Virtual private network, cioè una rete privata crittografata usata dagli utenti per agire sotto anonimato in rete. S. aggiunge anche che sono venuti in cinque, alla perquisizione, e che gli hanno portato via gli hard disk. È infatti indagato per gli attacchi DDoS (Distributed denial of service, di negazione del servizio) alla Camera avvenuti lo scorso febbraio. “Mi hanno anche chiesto di Anonymous ma non ho detto niente”, spiega ai compagni. “È una intimidazione in vista della delibera Agcom”, specula un altro utente. Bd spiega invece di aver sentito Sabu, il nick di uno dei leader riconosciuti del movimento AntiSec, campagna hacker a cavallo tra Anonymous e LulzSec: “Sabu ha detto che avremo il massimo di supporto”.

Lo conferma direttamente a Sky.it A., che dice di essere uno dei coordinatori italiani di Anonymous, attivo sin dal 2003, quando il gruppo non era ancora un fenomeno mediatico. “Anonymous risponderà adeguatamente a questi raid”, spiega in una chat privata A.: “Per ora stiamo ancora facendo un'analisi di eventuali vulnerabilità nelle nostre strutture informatiche per capire come sono arrivati a Frey. Invece gli altri indagati probabilmente non hanno preso tutte le precauzioni necessarie”. In ogni caso, prosegue, “siamo qui nonostante certi titoli dei giornali, che parlano di 'cellula italiana smantellata'. Anzi, la nostra capacità di compiere azioni dimostrative non è stata affatto scalfita. Ora stiamo pianificando le prossime mosse”.

Intanto, sul sito di Anonymous Italy compare un altro messaggio. Un certo "Mendax" scrive infatti che "la rete italiana di Anonymous non è stata smantellata" e anzi preannuncia "conseguenze" per le forze dell'ordine che hanno compiuto il blitz che ha portato alla denuncia di 15 giovani. "I media hanno diffuso la notizia che l'intera rete Anonymous italiana sia stata smantellata e che il capo di Anonymous Italia sia stato catturato. Anonymous nega e vorrebbe ricordare che non c'è nessun capo, nessuna struttura e che tutti operano allo stesso livello. Niente è stato smantellato".
Il comunicato aggiunge poi che le persone arrestate "non erano pericolosi hacker", ma "persone come tutti, arrestate mentre protestavano pacificamente per i nostri diritti", e annuncia che ci saranno "conseguenze per le azioni compiute dalle forze dell'ordine", con obiettivi ancora da annunciare.

La domanda allora è: quanti sono i simpatizzanti di Anonymous? “Il cuore di Anonymous Italia è composto da circa 100-200 persone", risponde A., "più i sostenitori occasionali, coi quali arriviamo fino a novemila”. Difficile ovviamente verificare queste cifre, anche se nel momento in cui scriviamo solo sulla chat Italy ci sono circa 70 utenti (di cui una parte, tra poliziotti e giornalisti, va di certo scremata). Il gruppo italiano, a quanto pare, stava anche organizzando alcune lezioni di hacking online, un programma da far invidia a corsi universitari: rudimenti di programmazione, penetration testing, tecniche di Sql injection (che serve a estrarre illecitamente dati da un database di un sito), anonimato in rete, strumenti per gli attacchi Ddos, nonché storia e filosofia di Anonymous. “Ma ora il progetto verrà probabilmente sospeso”, dice A.

Di sicuro ciò di cui hanno più bisogno in questo momento gli “anonimi” italiani è un buon consulente legale. Di diritto non sembrano saperne molto: “Se un giorno alle cinque vi vengono a bussare alla porta, fate sparire i dati e poi aprite!”, scherza Cap. “Lanciate gli hard disk dalla finestra”, rincara un altro; “io sono al primo piano, li metto nel microonde”, conclude un terzo. “Ma nessuno di noi studia legge?” chiede infine spazientito un utente dopo una serie di illazioni di tipo giuridico. “Informatica”, è la risposta.