Saras: tre condanne per la morte degli operai

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Due anni di reclusione per tre imputati e due assoluzioni per l'incidente del 2009, durante un lavoro di manutenzione nella raffineria di Sarroch. Esclusa la responsabilità della società: non dovrà pagare la sanzione di 800mila euro chiesta dall'accusa

Tre imputati condannati e due assolti, mentre è stata esclusa la responsabilità amministrativa della Saras. Questa la sentenza del Gup del Tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch (Cagliari) avvenuta il 26 maggio 2009 durante un intervento di manutenzione.

Il giudice ha così accolto solo parzialmente le richieste avanzate dai pubblici ministeri Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello, condannando a due anni Guido Grosso, 43 anni, di Cagliari, direttore dello stabilimento (indagato successivamente anche per il recente infortunio mortale costato la vita a un operaio di una ditta d'appalto siciliana, l'11 febbraio scorso), Francesco Ledda, 45 anni, rappresentante legale della CoMeSa di Sarroch, la ditta per la quale lavoravano le tre vittime, e Dario Scaffardi, 53 anni, di Milano, direttore generale della Saras.

Assolti invece Antonello Atzori, di 52 anni, responsabile dell'area in cui morirono gli operai, e Antioco Mario Gregu, 52 anni, direttore delle operazioni industriali. Erano tutti accusati di  omicidio colposo. Nessuna sanzione, inoltre, per la Saras, chiamata in causa attraverso il suo legale rappresentante Gian Marco Moratti: non dovrà pagare la sanzione di 800mila euro chiesta dai Pm applicando la recente norma sulla responsabilità amministrativa. La Saras in precedenza aveva pagato un risarcimento di cinque milioni di euro alle famiglie che non si sono costituite parte civile. Si sono costituiti, invece, i sindacati Fiom e Cgil.

Nello stabilimento, a circa 20 chilometri da Cagliari, persero la vita tre operai della ditta d'appalto CoMeSa srl: Bruno Muntoni, di 58, Daniele Melis e Pierluigi Solinas, entrambi di 30, rimasti intossicati dalle esalazioni mentre effettuavano lavori di manutenzione e bonifica di un serbatoio durante una delle fermate programmate dell'impianto. Per tutta la mattina, mentre il giudice era in camera di consiglio, fuori dal Tribunale gli operai della Fiom hanno dato vita ad un presidio con striscioni e bandiere.

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