Musicista pestato a Roma, gli aggressori restano in carcere

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Il gip ha convalidato il fermo per i due giovani che avrebbero picchiato a sangue Alberto Bonanni, ora in coma. Uno dei due si è pentito davanti al giudice: “Non volevo che succedesse tutto questo, sto pregando perché non muoia”

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Restano in carcere gli aggressori di Alberto Bonanni, il giovane musicista romano finito in coma dopo essere stato pestato a sangue una settimana fa nella Capitale. Sabato 2 luglio il Gip, durante un interrogatorio di garanzia, ha convalidato il fermo di Christian Perozzi e Carmine D'Alise. Un terzo ragazzo che era stato invece fermato il 1 luglio, Gaetano Brian Bottigliero, sarà interrogato lunedì prossimo. Per i due giovani arrestati mercoledì scorso, accusati di tentato omicidio aggravato, è stata anche emessa l'ordinanza di custodia cautelare in carcere motivata dal pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. E per il sindaco di Roma Gianni Alemanno, l'episodio è riconducibile a "un problema di violenza da ultrà, da stadio. A Roma ci sono delle bande attive - ha aggiunto – più o meno colorate dal punto di vista politico. Quindi dobbiamo essere molto attenti e molto vigili".

Di fronte al giudice, D'Alise si è pentito dicendo di "non volere che succedesse tutto questo, sto pregando perché Alberto non muoia. La politica e il calcio non c'entrano nulla in questa storia". Il giovane ha anche fornito la sua versione dei fatti: "Gli ho dato un calcio in faccia quando era già a terra e non l'ho mai preso a pugni. Poi sono scappato a nascondermi dietro un'auto e quando l'ho visto alzarsi per dare le generalità agli agenti sono andato via". Ma secondo alcune testimonianze la vittima è stata colpita da un calcio mentre era ancora in ginocchio. Sul corpo della vittima sono state rilevate impronte di scarpe sul viso e sul resto del corpo. "Massimiliano stava litigando con un giovane dai capelli rasta che brandiva una bottiglia di birra", contro il quale D'Alise, che alla fine della rissa aveva una contusione al naso, si sarebbe scagliato subito. Sempre secondo la sua versione, il gruppo di cui faceva parte il ragazzo dai capelli rasta e lo stesso Bonanni era composto da una decina di persone, tra cui anche delle donne. Secondo le testimonianze delle persone presenti, circa una trentina, uno degli aggressori indossava una maglietta bianca - si tratta di D'Alise -, un altro una maglietta arancione e il terzo ne aveva una verde. Quest'ultimo avrebbe dato dei pugni alla testa da dietro a Bonanni.

A confermare le parole di D'Alise è anche l'altro presunto aggressore, Perozzi, il quale ha spiegato che i tre, i quali erano nella piazzetta a Monti, sono "intervenuti per difendere Massimiliano, un amico pittore che abita a Monti e che stava litigando con quei ragazzi a via Leonina. Prima è partito Carmine (D'Alise, ndr) e poi sono intervenuto anche io con un altro amico per difenderlo". Nessun riferimento è stato fatto invece, rispetto al terzo presunto aggressore coinvolto e fermato il 1 luglio, Gaetano Brian Bottiglieri, ultrà giallorosso con una fede 'di estrema destra'. Pur confermando la sua presenza, D'Alise ha spiegato che "non l'ha visto sferrare alcun colpo con il casco". Fino al giorno prima dell'arresto, Perozzi e D'Alise lavoravano in due diversi bar. Il primo in un locale in zona San Pietro in Vincoli, il secondo nel bar della prestigiosa università Luiss, e viveva assieme alla nonna in un appartamento in zona Termini. E mentre il rione Monti si appresta a vivere un altro sabato di movida, la polizia continua a lavorare per chiudere il cerchio attorno a tutto il 'branco' che ha ridotto, esattamente una settimana fa, in fin di vita il musicista romano.

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