Rifiuti, se Napoli piange, Roma non ride

A maggio per la chiusura di un sito di trasferenza e un contemporaneo sciopero bianco di alcuni operatori, cumuli di rifiuti hanno iniziato a traboccare dai cassonetti nelle vie di Roma
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Anche la capitale ha problemi con l'immondizia. E nonostante una procedura d'infrazione dell'Ue, è in arrivo un'altra proroga da parte della Regione per il mega-sito di Malagrotta, che dovrebbe essere sostituito da una minidiscarica. Ma quanto ci vorrà?

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Se Napoli piange, Roma non ride. Quando si tocca il tasto ‘rifiuti’, la capitale cerca di allontanare da sé lo spettro della sorte toccata al capoluogo campano. All’ombra del Colosseo non si vedono spazzatura in strada, roghi o rivolte nei quartieri. Ma che il tema sia scottante anche per i romani e chi li governa, non è una novità. A maggio, quando si erano appena concluse le solenni celebrazioni per la beatificazione di Papa Wojtyla, la chiusura temporanea di un sito di trasferenza e il contemporaneo sciopero bianco di una parte dei dipendenti dell’azienda ambiente (Ama), ha fatto intravedere il peggio: cumuli maleodoranti hanno stazionato in strada per una settimana. Come un presagio di quello che potrebbe essere. Se, come ha scritto in un’interrogazione qualche giorno fa l’ex sindaco Francesco Rutelli, non si riuscirà a “scongiurare una gravissima crisi del sistema che sta inevitabilmente portando Roma verso la condizione napoletana”.

Il tema cruciale è quello delle discariche e degli impianti chiamati a smaltire le cinquemila tonnellate di pattume che i quasi tre milioni di abitanti della capitale producono ogni giorno. L’Unione europea ha inviato il 16 giugno all’Italia una lettera di messa in mora e avviato una procedura d’infrazione per la mega-discarica di Malagrotta. Quale il problema? Che i rifiuti non vengono adeguatamente trattati prima di essere stoccati, come impongono le norme comunitarie. Lo sapevamo. E infatti Malagrotta, tristemente ribattezzata “l’ottavo colle”, avrebbe dovuto chiudere nel 2007. Invece no, si è andati avanti di proroga in proroga. Fino all’attuale, che scade il 30 giugno. E, a quanto pare, non sarà l’ultima. La presidente della Regione Lazio Renata Polverini, si prepara infatti a dare con un’ordinanza altri sei mesi di vita alla mega-discarica. Nell’attesa di risolvere finalmente il problema.

Secondo quanto emerge in queste ore dalle indiscrezioni di stampa e dovrebbe a breve essere confermato dall’ufficializzazione dell’ordinanza della governatrice, per avviare a soluzione l'annoso problema, verrà costruita una nuova discarica a Pizzo del Prete, in località le Macchiozze, nel comune di Fiumicino (Roma). “Non ci sarà nessuna Malagrotta 2”, rassicura Polverini. Che prende a modello il “sito integrato di Peccioli, in Toscana”, che recupera il biogas e lo trasforma in energia. L’idea è quella di allestire una “minidiscarica di servizio agli impianti di smaltimento, che non accoglierà più il rifiuto tal quale ma già trattato, in modo che non produca nemmeno più cattivo odore”.

Ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo almeno tre anni di lavoro per costruire l’impianto che sarà annesso alla discarica. E intanto? Per cominciare, la Polverini potrebbe ricevere dal governo i poteri di commissario straordinario per i rifiuti, che l’aiuterebbero ad accelerare i tempi delle procedure. E poi si potrebbe permettere a Malagrotta di chiudere (evitando salate multe dall’Europa e una vera e propria rivolta dei cittadini della zona) con il potenziamento della differenziata e con il lavoro a pieno regime degli impianti di Trattamento meccanico-biologico (per la divisione tra parte umida e secca). Ma soprattutto, con la realizzazione di una o più piccole discariche temporanee (per circa un paio d’anni) in uno degli altri sei siti considerati idonei dalla Regione. Primo tra tutti Pian dell’Olmo (a Roma, ma ai confini con Riano), e poi Corcolle (Roma), Monti dell’Ortaccio (Roma), Castel Romano-Quartaccio (Roma), Osteriaccia (Fiumicino), Quadro Alto (Riano).

Ma qui viene il difficile. Perché cittadini e amministratori delle località interessate sono già sul piede di guerra, nonostante la governatrice abbia promesso agevolazioni a chi assumerà l’onere di ospitare la discarica. Martedì centinaia di manifestanti hanno bloccato il traffico per chilometri sulla via Tiberina contro l’ipotesi che venga scelto Pian dell’Olmo. “Giù le mani!”, dicevano i cartelli. E ancora, con riferimento alla zona di Roma in cui abita la presidente: “No Rena’, la discarica apritela a San Saba”. Non proprio le migliori premesse.

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