P4, Lepore: "Fuga di notizie dalla Guardia di finanza"

Giandomenico Lepore, procuratore di Napoli responsabile dell'inchiesta sulla P4
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Così il procuratore di Napoli accusa i vertici del corpo, dove si anniderebbero le talpe dell’inchiesta su Bisignani. Secondo indiscrezioni la soffiata del generale Adinolfi sarebbe avvenuta a una cena a casa di Pippo Marra, presidente Adnkronos

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"Le notizie sull’inchiesta della P4 dall’interno del corpo della Guardia di finanza sono state portate all’esterno". A pronunciare queste parole, dure come macigni, è Giandomenico Lepore, procuratore di Napoli responsabile dell’inchiesta sulla P4. La sera del 27 giugno a "Otto e mezzo" su La7, Lepore, come riportato poi dai giornali di martedì 28 giugno, ha dato l’impressione che le indagini che riguardano la Guardia di finanza potrebbero allargarsi.
Come scrive martedì 28 giugno Carlo Bonini su "Repubblica", c’è il timore infatti "che il network di finanzieri infedeli non abbia avuto come cliente il solo Bisignani e dunque coinvolga altri ufficiali". Lepore ha attaccato i vertici della Guardia di finanza dove si anniderebbero le talpe che avrebbero soffiato le notizie, ancora segrete, sulle indagini della stessa Procura di Napoli sulla P4. E alle reazioni del governo sulla necessità di approvare a breve una nuova legge sulle intercettazioni, Lepore ha risposto: "I politici si sentono intoccabili perché quando li tocchi c’è una reazione unanime, quasi che la politica dovesse essere una zona protetta".

L’inchiesta – Il principale accusato tra i finanzieri per ora è Michele Adinolfi, capo di stato maggiore della Guardia di finanza, indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio. Secondo i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio – e come sostenuto da Marco Milanese, consulente dimissionario del ministro Tremonti, Adinolfi avrebbe soffiato a Luigi Bisignani la notizia dell’apertura di un’inchiesta sul suo conto. E lo avrebbe fatto tramite Pippo Marra, presidente dell’agenzia di stampa Adnkronos.

La cena a casa di Marra - Secondo quando riporta Fiorenza Sarzanini sul "Corriere della Sera" del 28 giugno, questi sarebbero i fatti. Luigi Bisignani e il parlamentare Pdl Alfonso Papa, indagati per appartenenza alla P4, avrebbero saputo di avere i telefoni intercettati. La fuga di notizie sarebbe partita da Vito Bardi, generale della Guardia di finanza, che avrebbe poi informato Adinolfi che, a sua volta, avrebbe soffiato la notizia a Marra, invitandolo a informare Bisignani. Milanese ha il ruolo di testimone d’accusa perché avrebbe partecipato tra settembre e ottobre 2010 insieme alla compagna Manuela Bravi, portavoce di Tremonti, ad Adinolfi e alla moglie alla cena a casa di Marra in cui ci sarebbe stata la fuga di notizie. Ma Adinolfi nega, sostenendo che la cena a cui si riferisce Milanese sarebbe avvenuta a dicembre 2009, quando l’indagine non era ancora partita. E nega inoltre di conoscere lo stesso Bisignani.

La posizione di Adinolfi - Secondo quanto riferisce "Repubblica", a cui è arrivata una lettera del comandante generale della Guardia di finanza Nino Di Paolo in risposta al fondo di Eugenio Scalfari di domenica 26 giugno che aveva definito il vertice della Gdf parte "di cosche e reti di malaffare", il generale Adinolfi non si dimetterà e nessuno all’interno del corpo della Stato gli chiederà per ora un passo indietro. Secondo Di Paolo, Adinolfi è innocente fino al definitivo accertamento dei fatti, la situazione è ancora "fluida" e – dice Di Paolo - bisogna ancora capire che cosa ha detto e che cos’altro dirà Marco Milanese, il principale accusatore di Adinolfi. Di qui l'invito a "non mettere in discussione, attraverso facili giudizi collettivi, l'onestà e la correttezza istituzionali di un Corpo e dei suoi appartenenti, che ogni giorno, con grande sacrificio, compiono il loro dovere in circostanze di tempo e di luogo anche difficili".

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